sabato 10 agosto 2013
UNA PAUSA ESTIVA ANCHE PER ME
Popolo del web, mie cari "innumerevoli" seguaci, followers, amici, parenti, conoscenti, sconosciuti e chi più ne ha e più ne metta, dopo un anno di duro lavoro, di fatica impegno e molto stress, comunico a tutti voi che finalmente parto per le vacanze. Il mare è quello che frequento da diversi anni ormai, per dirla tutta, è lo stesso da cui partì l'apertura del blog, dove scrissi le prime righe sul "LA TANA". Un luogo per me controverso, per la diversità dei ricordi che mi legano a quella località. Da una parte stupendi come, la nascita del mio secondo pargolo, e.... aspe' che cerco di ricordarne altri...un attimo che ci sono....abbiate pazienza che sto pensando.....ci sono, ci sono..... va bhè da quello che si evince ad averne la meglio sono quelli spiacevoli. Però devo spezzare una lancia in suo favore povera cittadina. Non è così orribile, anzi, però sono andato a cercare fortuna in un momento non particolarmente facile per me e per mia moglie tempo fa, quindi c'è sempre un po' di attrito nei sui confronti. Tutto sommato quando ci andiamo per passare le vacanze lo troviamo gradevole come tutte le città di mare con il sole, la spiaggia le lunghe giornate all'insegna della spensieratezza; ecco ma viverci è un altro conto credetemi, per chi poi è abituato alla grande città non è semplice. A parte questa precisazione auguro a tutti buone vacanze ci si vede al ritorno, continuate a non scrivermi adios.
mercoledì 7 agosto 2013
ROLLINGSTONE RULEZ
Per quanto mi riguarda la rivista Rollingstone è la più autorevole e accurata tra i magazine che scrivono di musica. Ho cominciato a leggerla penso 6 anni fa più o meno e da quel momento non mi perdo nemmeno un numero. Tutti i mesi corro a comprarla come una medicina, tant'è che ne ho una pila decisamente voluminosa, cosa che mi da non pochi problemi nel trovare un posto accurato per conservarle come reliquie. Le copertine sono le prime opere d'arte, ad ogni numero mettono un bel faccione in primo piano (questo è un po' il loro marchio di fabbrica per la scelta del formato di stampa) in altri invece, viene pubblicato il ritratto del personaggio della cover story del mese, vista con gli occhi di un azzeccatissimo artista. Poi dentro ci sono articoli biblici sulle rock star con un enorme passato alle spalle, cosa che non guasta mai per apprendere un po' di storia della musica, ma anche trattano di band o solisti emergenti, il più delle volte tra i nomi delle novità non ne conosco nemmeno uno, e questo è ancora meglio. Molti la trovano una rivista troppo patinata che parla dei soliti vecchi dinosauri per accalappiarsi i nostalgici del rock, pieno zeppo di pubblicità di vestiti super glamuor che con il rock non centrano nulla, cara nel prezzo, e la tanto autorevolezza nella musica da me conclamata non scorgono neanche da lontano. Chiaramente dissenso. L'unica cosa che un po' mi fa storcere leggermente il naso, non ha a che fare con quanto detto, sta nel vedere scritto le gesta e gli avvenimenti di una qualsiasi band o nome che sia, e metterla giù in una maniera così semplicistica da ritenerla quasi scontata. Mi spiego meglio, leggendo le diverse avventure degli artisti, noto che vengono riportate in maniera abbastanza superficiale (a volte) non argomentano bene la nascita di un pezzo epico o la formazione di un gruppo. I vari giornalisti tralasciano i momenti di fatica, la sofferenza lo spirito magari distrutto prima di raggiungere il meritato successo. Non so forse è la mia impressione, però leggendo quelle pagine, mi nasce dentro un senso di vuoto, come se dovessi prendere per assodato e ovvio ciò che viene pubblicato, sembra quasi come se tutto fosse dovuto poiché già scritto nel destino, tutto così facile, non si soffermano mai sulla vita vera di un artista, cosa ha dovuto patire per arrivare fin dove poi è arrivato. Ci sono molte volte un elenco sterile di nozioni non approfondite, tralasciando quello che è lo spirito rock. Sarà che forse mettendo tutto quanto alla fine diverrebbe un'enciclopedia più che una rivista, o forse perché anche chi scrive può darsi che non conosca tutto, non lo so, però quando leggo cose del genere mi viene rabbia perché penso, a fronte di quanto scritto come l'elenco della spesa, anch'io avrei potuto compiere le stesse cose, con i medesimi tempi, ma non sono arrivato allo stesso punto. Questo a parer mio è perché viene omessa la fatica di un artista. Ci vorrebbero più parole romantiche, che non la cronaca fine a se stessa. Cara redazione di Rollingstone, forse un giorno ti manderò quello che penso, non è detta l'ultima, a parte questo, il mese prossimo sarò in edicola come sempre.
mercoledì 31 luglio 2013
SIETE SOLO STUPIDE ZANZARE
Al tramonto la luce del sole colora il cielo di arancione con delle leggere sfumature di rosa, incorniciate nell'azzurro limpido d'estate. Lo scenario si fa poetico, meraviglioso a volte da togliere il fiato. Il caldo in questa fase attenua un po' la sua morsa, regalandoci ogni tanto anche delle deboli brezze che fanno riprendere fiato dopo tutta la giornata passata a boccheggiare, sudare ed imprecare. Sarebbe il miglior momento della giornata se non fosse per la presenza delle zanzare! Al passaggio tra il giorno e la sera questi esseri maledetti si fanno famelici come branchi di leoni, sono assetate come vampiri e fastidiosi come nessun altro insetto sul pianeta. Francamente non ne vedo l'utilità nell'ecosistema, gli uccelli e i pipistrelli mangerebbero tranquillamente il resto della vasta gamma di insetti presenti in natura perciò potrebbero fare anche a meno di esistere. La cosa che mi chiedo da sempre è: per quale diavolo di motivo devono nutrirsi di sangue? Non potevano mangiare le schifezze come le mosche? O il nettare come api, farfalle e moscerini? Capiamoci bene, sarei anche disposto a donarglielo se proprio non ci sono alternative per questi pungiglioni con le ali, allora, dato che ogni estate noi esseri umani ci priviamo di ettolitri di sangue contribuendo al fabbisogno di miliardi di esserini, perché loro devono ripagarci lasciandoci un prurito infernale? Siete solo delle stupide zanzare!
mercoledì 24 luglio 2013
LA PREPOTENZA NASCE DA PICCOLI
Da quando sono diventato padre mi preoccupo ogni giorno per i miei figli. Le ansie sorgono su diversi ambiti, quello della salute in primis, quello dei pericoli che nelle città si rischia di correre (basta leggere qualsiasi giornale per rendersene conto) e cerco per quanto sia possibile di difenderli, dalle angherie e dalle ingiustizie che fin da piccoli sono costretti a subire, sembra strano, ma proprio da altri bimbi. Perché i bambini sanno essere davvero cattivi con i loro coetanei. Come per esempio infliggendo a quelli che sembrano più deboli, o solamente più tranquilli, la violenza fisica e non di meno quella psicologica. Non so spiegare quale sia la motivazione, forse essendo diretti discendenti degli animali, si ha nei geni quella irruenza nell'espressione dei sentimenti che un bambino non sa gestire, oppure, cosa che sono più propenso a credere, che riproducano fedelmente ciò che in casa sono soliti a vedere. E' ovvio che se i genitori sono abituati a punire a suon di sculacciate, schiaffi, insulti e via dicendo il figlio, questo si relaziona all'interno della società che li accoglie, allo stesso modo delle figure che per lui sono quelle di riferimento. Mi ricordo di una scena che vidi in un giardinetto e la cosa mi turbò parecchio. C'era un ragazzino di 8/9 anni con altri più piccoli che giocavano insieme. Ad un certo punto il grande, per una motivazione stupidissima si arrabbia e comincia ad alzare le mani sul povero capitato, che le incassa tutte. Il padre del manesco cosa fa? Ordina chiaramente di smettere, poi lo picchia a sua volta, dicendo che non si alzano le mani su quelli più piccoli. Davvero l'incoerenza. Avrei voluto dirgli. "Imbecille, se tu dici a tuo figlio di non alzare le mani mentre lo gonfi come una zampogna, cosa capisce? Che tu puoi farlo e lui no? Oppure che si posso picchiare solo quelli della stessa età? O magari che sei solo un idiota e lui da grande sarà esattamente come te? Ma mi sono visto bene di dirlo, altrimenti avrebbe menato anche me. Purtroppo non si può cambiare il modo di fare dei genitori, dato che a loro volta hanno subito le stesse cose prima, bisognerebbe tornare indietro nel tempo e insegnare ad ogni essere vivente le buone maniere, ma non è fattibile. Dobbiamo tenerci la gente così come ci appare.
martedì 23 luglio 2013
LE NOTE DOLENTI
Penso all'inizio della carriera di una band, dato che ascolto più quelli che solisti, ed è quasi sempre così: in principio sono innovativi, cattivi, poderosi, violenti nella loro voglia di emergere, anticonformisti, geniali, impongono il loro volere, gettando le basi per imporsi sulla scena. Di solito il primo album delle band è quello magari più acerbo, ma più vicino alla loro identità. Il secondo segue la scia della loro venuta sul panorama musicale e proseguono i loro ideali, con una leggera l'influenza della casa discografica, che fiutando l'affare li produce. Il terzo album è considerato quello della maturità, sovvenzionato per intero dall'etichetta, con grandi produzioni a livello tecnico alle spalle, qualche collaborazione con altri artisti, tour mondiali e affermazione della band. Ricevono premi musicali, vendono milioni di dischi e vengono collocati tra le rock star più influenti del momento. Con l'arrivo del quarto si tenta la sperimentazione da parte della band, per i più severi quella che viene considerata la "commercializzazione" o una vera e propria svendita dell'anima musicale del gruppo. Spesso ci sono i primi dissapori tra i membri, percui abbandoni, litigi furiosi, ma anche crisi di coscienza mistiche, dentro il quale ritrovano una spiritualità perduta oppure un cambio di vedute sonore e di genere completamente diverse dal gruppo d'origine. Chi poi ha la fortuna di proseguire con il quinto, perché appunto molte band si sciolgono con quello precedente, si rinnovano completamente facendo entrare nuovi componenti che portano il loro apporto innovativo stravolgendo il genere qualche volta ammorbidendolo. A quel punto vengono fuori le raccolte dei brani più famosi, che è il tentativo commerciale perduto con gli album con i quali si sono persi i fans degli esordi. Seguono le re-union con i relativi tour, poi un disco che ricorda quelli dell'origine, che solitamente è un vano tentativo di restare a galla e poi l'inevitabile fine. Ci sarebbero una miriade di band da elencare che ha seguito questo iter, ma quella che è il vessillo di quanto scritto sono i KORN, poveri loro e pensare che mi piacevano un sacco...
sabato 15 giugno 2013
QUANDO C'ERA LUI...
Questa mattina, mentre ero in fila a prendere l'acqua, sento due tizi inveire contro qualcuno che era andato via poco prima che arrivassi io. Non ho capito bene la dinamica, ma quello che si è potuto evincere dal discorso di quei due, stava nel sentirsi molto offesi, dopo che lo straniero di poco prima avesse detto "l'Italia è un paese che fa schifo." Ora non so per quale motivo l'avesse pronunciato, ma a quei due non è per niente andato giù. Hanno detto peste e corna, frasi infelici e decisamente razziste contro tutti gli stranieri arrivati in Italia, mentre uno dei due ad un certo punto, dopo tutta quella filippica propagandistica fascista ha sfoggiato un immancabile saluto romano. A parte il fatto che quelli che si riempiono la bocca di teorie su come gestire lo Stato, dicono solo frasi fatte senza un minimo di teoria che spieghi il loro pensiero, ma poi non sanno nemmeno argomentare nulla se non dire soltanto "GLI STRANIERI A CASA LORO". Io l'ho fatta un po' breve anche perché il più delle cose che hanno detto con tanto orgoglio, sono irripetibili, mi vergogno per loro e di quanto siano piccoli i cervelli in alcune teste, ma poi mi stupisco quanto seguito abbiano tali teorie da zoticoni. A proposito di ciò, vengo a sapere leggendo sul web, che oggi è previsto a Milano il più grande raduno filo-nazista degli ultimi tempi e poi cos'altro? Ci manca solo che facciano risuscitare Hitler e Mussolini e siamo del tutto rovinati. Perché la gente non studia la storia? Sono solidale con lo straniero, finché ci sarà gente così l'Italia farà sempre più schifo.
sabato 1 giugno 2013
UNA GRANCASSA AL POSTO DEL CUORE
Era doveroso dedicare un post allo strumento che mi rapì il cuore molti anni addietro e lo sostituì con la grancassa. Per l'appunto è la batteria lo strumento che più di ogni altro preferisco e che mi diletto a suonare. L'incontro che ebbi in adolescenza fu del tutto fortuito, anche perché in prima battuta pensai di suonare la chitarra, ma dopo la prima lezione capì che non era quello che faceva per me. Partiamo con ordine per capire meglio. Da piccolo fui influenzato, o meglio indottrinato, ad ascoltare l'heavy metal da mio fratello maggiore. In quegli anni in casa si ascoltavano gli Iron Maiden e i primi album dei Metallica a tutto volume, caricandoci come delle molle quando la nostra Irradio rossa propagava le note delle band più forti in assoluto per le nostre giovani orecchie. Ricordo che ci mettevamo davanti allo specchio con le scope in mano ad imitare i chitarristi dalle mani supersoniche a scatenare note roventi sulle corde incandescenti, che riempiva di fuoco la nostra stanza. Nel corso degli anni i gusti di mio fratello per quella musica cambiarono, dirottandosi sul rock italiano, mentre io mantenevo fede all'heavy e all'hard rock anglofono. Scoprì presto anche gli Aerosmith che mi stregarono. Guardavo rapito i loro video su DeeJay Television in compagnia del mio amico Pietro, sognando di diventare anche noi un giorno delle affermate rock star, proprio come i nostri idoli. Crescendo poi anch'io pian piano, accantonai il rock, per il fascino delle prime rime del Rap e soprattutto per i beats, composti da ritmiche cadenzate a suon di cassa e rullante. Devo ammettere che anche questa parentesi però fu utile per i tempi di batteria che ripresi quando cominciai a suonare e per la grande storia di protesta, che quella musica si portava dietro, impari molto. Arrivato in prima superiore conobbi il Punk e tutto fu stravolto. Scoprì un mondo fatto di ribellione contro la società, di droghe, di assenza di regole nella vita quotidiana e nella musica che s'impadronirono di me, tramutandomi in un giovane, quanto improbabile punkettone. Da lì fu breve il passo alla prima band i Mamushka. Per completare il gruppo mancava solo il batterista, ed io risposi senza aver mai suonato prima alla chiamata di altri tre ribelli della musica, che come me cercavano di dare un senso alle giornate. Ne rimasi folgorato. Mi ricordo come se fosse oggi, il primo giorno che mi sedetti dietro la batteria della Fox sound studio di Corvetto proprio accanto la scuola, ed impugnai le bacchette, grosse come mazze da baseball, che mi fecero spuntare i primi dolorosi quanto orgogliosissimi calli sulle mani. Fu amore a prima vista, quello strumento mi entrò dentro con tale forza da lasciarmi senza fiato, distrutto, strabiliato ed enormemente soddisfatto. Era esattamente quello che stavo cercando, ovvero la potenza, la bellezza del suono, la maestosità di uno strumento che all'interno di una band ne consegna sia l'anima che il corpo. Eravamo, e siamo ancora fatti l'una per l'altra. Nulla è più bello, a parer mio della batteria. Ormai sono tanti anni che la suono, o almeno ci provo, e non cessa neanche per un istante il mio amore per lei. Quando mi siedo sul seggiolino e davanti a me appare tutta la linea dei tamburi. mi si apre un mondo di possibili combinazioni di suoni, eseguiti con sudore, fatica ed un'immensa gioia. Cosa farei senza di te...
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