La domenica è un giorno dedicato alle gite a tema e oggi non è stato da meno. L'allegra famigliola Mr.D.& Co. ha puntato la Dacia Dusterina verso Curno e ha fatto un'escursione al celeberrimo parco faunistico le Cornelle. A pensarci era da un po' che mancavamo, forse un paio di anni o poco meno, comunque si ritorna volentieri perché è un luogo piacevole e ben curato. Mi rendo conto che per gli animali chiusi in gabbia non sia un spasso, e se potessero vivrebbero nei loro habitat naturali. E' vero anche, che se nessuno andasse a fare una capatina ogni tanto, questi soffrirebbero la fame e il parco sarebbe costretto a chiudere, condannando a chissà quale fine i suoi "ospiti". Quindi dato che esiste, sosteniamolo. Detto questo, i veri esemplari degni di uno studio approfondito e ben articolato lo si dovrebbe fare sugli avventori del parco. Si, perché ho notato questa volta, come anche in quelle passate, che la gente si presenta in luoghi dedicati all'avventura, abbigliata nei modi più assurdi. Alcuni si mettono in mostra con abiti tirati al lucido ed estremamente eleganti, come se dovessero fare da testimoni di matrimonio ai leoni. Mi è capitato oggi di vedere donne con un bell'abito a tubino e i tacchi alti, dipinte in faccia come un affresco e profumate come delle rose. Non vedo il motivo di mettersi così in tiro per andare a vedere degli animali, che al massimo possono bersi la propria urina, come il gibbone di oggi che si è dissetato dopo essersi pisciato sulla mano. Altri invece vengono vestiti come se dovessero partire con i marines, pronti ad immergersi nelle paludi infestate da sanguisughe e coccodrilli, disposti a morire pur di arrivare a fine missione. Nella fattispecie la fine dell'incarico sarebbe poi l'uscita, ben contrassegnata e di facile accesso a tutti.
Le coppie giovani non sono da meno. Oggi ho visto un tizio vestito con i pantaloni tipo legione straniera, la maglietta con uno scollo a V eccessivo e una capigliatura improbabile. Mia moglie ha riconosciuto in una specie particolare di fenicotteri/pavoni o giù di lì, la stessa acconciatura del tizio appena menzionato. La cosa ci ha fatto ridere parecchio. Un'altra coppia formidabile, aveva come esponenti di uno stile mai visto, due personaggi così abbigliati.
Lui: pantaloni color kaki corti, modello cargo, ampi sulle gambe come un paracadute alla zuava. Canottiera anch'essa larga ai lati con le bretelle sottilissime, rosa fluorescente e sotto un fisico pompato da ore di palestra. Baffi alla Hulk Hogan, capelli ricci color paglia e fieno, rasati ai lati con tanto di codino anni 80 e dulcis in fundo, udite udite, calzini a metà stinco verdi shock, con sopra stampati i cento dollari americani. Osceno!
Lei: vestita solo di un lungo "abito" grigio modello canottiera, profondamente smanicata alle braccia, (probabilmente appartenuta al suo Lui prima di uscire di casa) e sotto un elegantissimo reggiseno nero di pizzo. Maquillage pesante e sbavato alla Christiane F. (aveva forse sbagliato zoo?) e All Star ai piedi, forse bucate se non ricordo male. Entrambi avranno avuto 40 anni e forse più.
Purtroppo anche i bambini, loro malgrado, sono colpiti dall'abbigliamento fuori luogo, soprattutto quelli piccoli, poiché non hanno facoltà di ribellione.
Oggi ho visto una bambina di due anni penso, con addosso un giubbottino di jeans, calze a maglia bianche coordinate con le scarpine ballerina, bianche ovviamente, gonnellina a sbuffo blu e una bella fascia con un fiore grosso quanto lei, posizionatale in fronte come tutte le bambine vorrebbero avere in un posto pieno d'insetti. Ma perché?
Non so, forse sono troppo critico e non dovrei giudicare le persone dal modo in cui si vestono. Però credo che ogni luogo richieda un abbigliamento appropriato. In un posto come il parco delle Cornelle si dovrebbe andare vestiti comodi certo, ma con un minimo di sobrietà, sennò si cade nel ridicolo, tutto qui.
E' vero che la specie umana non smette mai di sorprendere, soprattutto quando si parla di abbigliamento, d'altronde nessuno nasce stilista, purtroppo.
Se fossimo noi chiusi in gabbia e gli animali ci guardassero da fuori, chissà quante risate si farebbero. Forse siamo ignari di essere derisi dalla forma animale, ogni qualvolta ci avviciniamo per osservarli da vicino. Visti gli esemplari che si aggirano nei luoghi più disparati del mondo, credo avrebbero tutte le ragioni per farlo.
lunedì 15 settembre 2014
sabato 13 settembre 2014
DUE MINUTI D'ODIO
Oggi è sabato, ovvero, il giorno lavorativo peggiore della settimana. In verità la giornata da casa non era partita male, per niente direi, poi però qualcosa o meglio, qualcuno mi ha fatto andare di traverso la giornata che mi si parava davanti. Sarebbe troppo lungo spiegare il motivo per il quale questa persona suscita in me un sentimento così estremo e violento come l'odio, ma non posso sottrarmi a tale richiamo. Qui di seguito non scriverò ciò che mi porta ad odiarlo, bensì farò un elenco di quello che non sopporto come rimedio zen per calmarmi, per riflettere, per fare luce sulle mie debolezze e cercare di aggiustare il tiro in previsione di una vita meno dedita all'irascibilità.
Ringrazio George Orwell per l'ispirazione del titolo del post, i Bluvertigo per la colonna sonora da abbinare, (Iodio) leggendo le righe qui sotto, e infine ringrazio Peyo, per aver inventato Puffo Brontolone.
ODIO: stare nel traffico fermo in coda.
ODIO: fare la coda nei negozi e nei pubblici uffici.
ODIO: le persone prepotenti.
ODIO: le persone in genere.
ODIO: parlare al telefono.
ODIO: perdermi in spiegazioni superflue.
ODIO: non ricordare mai una strada.
ODIO: la maleducazione, la strafottenza e la noncuranza dei beni comuni.
ODIO: le brutte canzoni.
ODIO: la burocrazia
ODIO: i politici disonesti.
ODIO: la violazione dei diritti umani, ma anche quelli animali.
ODIO: chi evita quotidianamente di lavarsi con acqua corrente.
ODIO: essere schiavo dell'orologio.
ODIO: quando non funzionano gli oggetti tecnologici.
ODIO: lavorare senza un motivo che mi spinga a farlo.
ODIO: il formaggio.
ODIO: la birra calda.
ODIO: chi si prende troppo sul serio.
ODIO: la puzza di fumo in ascensore e sulle scale.
ODIO: sentirmi imbarazzato da una situazione che non so gestire.
ODIO: le frasi fatte che non comunicano niente.
ODIO: la polvere.
ODIO: gli spazi stretti.
ODIO: il caldo.
ODIO: mangiare da solo.
ODIO: restare a casa senza la mia famiglia d'estate.
ODIO: chi parcheggia sotto casa e lascia il motore acceso un quarto d'ora.
ODIO: tutte le religioni del mondo nessuna esclusa.
ODIO: la matematica.
ODIO: la musica a basso volume.
ODIO: il senso d'ansia che mi procura l'ignoto.
ODIO: l'inarrestabilità del tempo.
ODIO: i topi e tutti i roditori.
ODIO: i programmi spazzatura in TV.
ODIO: svegliarmi con la sveglia.
ODIO: la musica latino americana, quelle tipo balere di quart'ordine.
ODIO: l'ignoranza.
ODIO: non riuscire a prendere una decisione.
ODIO: l'insonnia e chi non l'ha mai provata.
ODIO: ingrassare anche per coloro, che sebbene divorino di tutto, non aumentano di peso.
ODIO: la maggior parte dei film francesi.
ODIO: sentirmi inutile.
ODIO: dover presenziare ad eventi noiosi.
ODIO: la censura dei pensieri sul lavoro.
ODIO: i maglioni di lana.
ODIO: la sporcizia.
ODIO: la poca elasticità mentale nel risolvere i problemi.
ODIO: chi parla a bassa voce, ma anche chi urla troppo.
ODIO: il suono del clacson, del cinquantino elaborato e delle sirene spiegate.
ODIO: gli slip.
ODIO: vivere in un mondo violento.
ODIO: dover combattere per sopravvivere.
ODIO: chi non mantiene fede alla parola data.
ODIO: le bugie.
ODIO: essere ripreso per errori non commessi.
Ora credo di essermi calmato, questo lungo elenco ha dato i sui frutti. In effetti, sono molte le cose che non riesco a mandare giù, che davvero non sopporto, eppure, non è detto che io le abbia messe tutte. Sicuramente ci sono ancora tante altre voci da dover elencare, ma al momento mi sfuggono, meglio così. Ho cronometrato la lettura di questo post, 02:28,81 ovvero poco più di due minuti. ODIO: quando non riesco ad indovinare una previsione.
Ringrazio George Orwell per l'ispirazione del titolo del post, i Bluvertigo per la colonna sonora da abbinare, (Iodio) leggendo le righe qui sotto, e infine ringrazio Peyo, per aver inventato Puffo Brontolone.
ODIO: stare nel traffico fermo in coda.
ODIO: fare la coda nei negozi e nei pubblici uffici.
ODIO: le persone prepotenti.
ODIO: le persone in genere.
ODIO: parlare al telefono.
ODIO: perdermi in spiegazioni superflue.
ODIO: non ricordare mai una strada.
ODIO: la maleducazione, la strafottenza e la noncuranza dei beni comuni.
ODIO: le brutte canzoni.
ODIO: la burocrazia
ODIO: i politici disonesti.
ODIO: la violazione dei diritti umani, ma anche quelli animali.
ODIO: chi evita quotidianamente di lavarsi con acqua corrente.
ODIO: essere schiavo dell'orologio.
ODIO: quando non funzionano gli oggetti tecnologici.
ODIO: lavorare senza un motivo che mi spinga a farlo.
ODIO: il formaggio.
ODIO: la birra calda.
ODIO: chi si prende troppo sul serio.
ODIO: la puzza di fumo in ascensore e sulle scale.
ODIO: sentirmi imbarazzato da una situazione che non so gestire.
ODIO: le frasi fatte che non comunicano niente.
ODIO: la polvere.
ODIO: gli spazi stretti.
ODIO: il caldo.
ODIO: mangiare da solo.
ODIO: restare a casa senza la mia famiglia d'estate.
ODIO: chi parcheggia sotto casa e lascia il motore acceso un quarto d'ora.
ODIO: tutte le religioni del mondo nessuna esclusa.
ODIO: la matematica.
ODIO: la musica a basso volume.
ODIO: il senso d'ansia che mi procura l'ignoto.
ODIO: l'inarrestabilità del tempo.
ODIO: i topi e tutti i roditori.
ODIO: i programmi spazzatura in TV.
ODIO: svegliarmi con la sveglia.
ODIO: la musica latino americana, quelle tipo balere di quart'ordine.
ODIO: l'ignoranza.
ODIO: non riuscire a prendere una decisione.
ODIO: l'insonnia e chi non l'ha mai provata.
ODIO: ingrassare anche per coloro, che sebbene divorino di tutto, non aumentano di peso.
ODIO: la maggior parte dei film francesi.
ODIO: sentirmi inutile.
ODIO: dover presenziare ad eventi noiosi.
ODIO: la censura dei pensieri sul lavoro.
ODIO: i maglioni di lana.
ODIO: la sporcizia.
ODIO: la poca elasticità mentale nel risolvere i problemi.
ODIO: chi parla a bassa voce, ma anche chi urla troppo.
ODIO: il suono del clacson, del cinquantino elaborato e delle sirene spiegate.
ODIO: gli slip.
ODIO: vivere in un mondo violento.
ODIO: dover combattere per sopravvivere.
ODIO: chi non mantiene fede alla parola data.
ODIO: le bugie.
ODIO: essere ripreso per errori non commessi.
Ora credo di essermi calmato, questo lungo elenco ha dato i sui frutti. In effetti, sono molte le cose che non riesco a mandare giù, che davvero non sopporto, eppure, non è detto che io le abbia messe tutte. Sicuramente ci sono ancora tante altre voci da dover elencare, ma al momento mi sfuggono, meglio così. Ho cronometrato la lettura di questo post, 02:28,81 ovvero poco più di due minuti. ODIO: quando non riesco ad indovinare una previsione.
venerdì 12 settembre 2014
UNA GINNASTA IN FAMIGLIA, FORSE DUE...
Con l'inizio dell'anno scolastico, avvenuto per la cronaca martedì scorso, davanti alla scuola si sono presentati alcuni circoli sportivi. Come ogni anno i gruppi delle attività del dopo scuola, cercano di invogliare i bambini, ma soprattutto i genitori dei pargoli, ad iscriverli alle loro attività con lo scopo di iniziare allo sport chi ancora non conosce tale mondo. L'anno passato mia figlia ha frequentato, il nuoto, la pallavolo ed il pattinaggio sul ghiaccio. Forse era un po' troppo ma lei si è sempre presentata a tutte le lezioni senza lamentarsi mai. Quest'anno però abbiamo battuto tutti sul tempo e prima ancora del varie offerte sportive, promosse difronte al cancello dell'edificio scolastico, mia moglie e mia figlia si sono fiondate davanti alla palestra vicino casa per fare l'iscrizione a ginnastica artistica. Il primo giorno di allenamento è stato un momento memorabile per la mia piccola. Si è cimentata in evoluzioni che non credevo facessero, essendo quello il suo inizio, eppure l'hanno fatta saltare e roteare sulle parallele, compiere capriole sui materassoni, nonché balzi sul tappeto elastico e tutta una serie di esercizi abbastanza tosti ma utilissimi per la disciplina. Posso giurare e spergiurare di aver visto negli occhi di mia figlia il fuoco della passione. Non stava più nella pelle, sia prima di arrivare in palestra, che dopo aver finito. Era esaltata, emozionata e totalmente presa da quello sport, che non smetteva più di parlare di tutto ciò che le avevano insegnato e di quanto si fosse divertita. C'è da dire che una cugina di mia figlia, poco più grande di lei ma ginnasta da almeno cinque anni, l'abbia fatta incuriosire e poi ingolosire della ginnastica, dopo averla vista roteare sulla spiaggia quest'estate. Appena tornati a Milano il suo pensiero si è indirizzato verso la ginnastica artistica e finalmente può vedere realizzato il suo desiderio. Mia moglie ed io siamo davvero felici di vederla completamente rapita ed intenzionata ad impegnarsi in questa disciplina, nonostante richieda una frequenza di tre volte a settimana, che saranno parecchie per lei, però siamo altresì convinti che le faccia soltanto bene.
L'euforia espressa dopo la prima lezione è stata così ininterrotta che ha invogliato persino mio figlio più piccolo ad iscriversi insieme a lei; tant'è che oggi per la seconda lezione è venuto anche lui a vedere di cosa si trattasse questa ginnastica favolosa. Non saprei dire se si è convinto davvero oppure no, però sarebbe utilissimo anche per il maschietto questo sport, non ho dubbi in proposito.
Non è facile al giorno d'oggi trovare un ambiente sano nel quale far crescere i propri figli, in armonia con il fisico e con gli altri, qui sembra essere il posto giusto. Penso che questa sia una vera opportunità da sfruttare a pieno, finché ci sarà la possibilità di frequentarlo senza rinunciare ad altro, e se poi anche il maschietto dovesse appassionarsi a veramente, tanto meglio, vorrà dire che avrò due figli che riuscirebbero a compiere delle evoluzioni tali, da arrivare casa con una piroetta ed un carpiato. Sarebbe come condividere un tetto con due supereroi.
L'euforia espressa dopo la prima lezione è stata così ininterrotta che ha invogliato persino mio figlio più piccolo ad iscriversi insieme a lei; tant'è che oggi per la seconda lezione è venuto anche lui a vedere di cosa si trattasse questa ginnastica favolosa. Non saprei dire se si è convinto davvero oppure no, però sarebbe utilissimo anche per il maschietto questo sport, non ho dubbi in proposito.
Non è facile al giorno d'oggi trovare un ambiente sano nel quale far crescere i propri figli, in armonia con il fisico e con gli altri, qui sembra essere il posto giusto. Penso che questa sia una vera opportunità da sfruttare a pieno, finché ci sarà la possibilità di frequentarlo senza rinunciare ad altro, e se poi anche il maschietto dovesse appassionarsi a veramente, tanto meglio, vorrà dire che avrò due figli che riuscirebbero a compiere delle evoluzioni tali, da arrivare casa con una piroetta ed un carpiato. Sarebbe come condividere un tetto con due supereroi.
mercoledì 10 settembre 2014
REGALARE LA GIOIA
Tornare a lavoro dopo dei giorni di ferie è sempre un grosso trauma, soprattutto se quelli trascorsi con la propria famiglia sono stati dei momenti di puro piacere. Mi sono assentato da lavoro per poco in verità, però sono state delle giornate piene di grandi soddisfazioni. Il primo giorno di ferie è iniziato mangiando il pane fatto da mia moglie, con la fantastica macchina del pane ordinata su Amazon settimana scorsa, con il quale ci siamo sollazzati facendo colazione come la famiglia Bradfor tutti intorno al tavolo la mattina. Dopodiché il signor Ikea ci ha chiamato dalla Svezia dicendo che da un po' che non facevamo visita al magazzino di Carugate, per cui siamo andati a dare un occhio alle novità e a salutare le 15.000 persone giunte in contemporanea al nostro arrivo in negozio.
Il motivo principale per il quale ho chiesto delle vacanze ulteriori a quelle estive, è stato di poter festeggiare il compleanno della mia dolce metà in totale libertà. Così è stato. A pranzo siamo stati con i suoi genitori in un bel ristorante del centro e abbiamo continuato a festeggiare la sera a casa della sorella con tutti i nostri figli in preda al gioco e all'allegria. Ciò che però è stato il punto più alto della celebrazione della festa è stato il senso di appagamento dovuto ad un oggetto. E' chiaro che mi riferisco al regalo fatto a mia moglie, e non è tanto averle regalato un bene, che suscita in me il piacere, né tanto meno a lei, bensì la consapevolezza di essere riusciti a rendere felice chi condivide con me i miei giorni. Le ho regalato un mobile quasi-pseudo-verosimilmente-antico, visto e comprato in un negozio accanto a casa che vende mobili quasi-pseudo-verosimilmente-antichi. Il mio occhio clinico, affinato da poco meno di un decennio di lavori domestici, ha individuato ciò che mia moglie cercava con tutte le caratteristiche tecniche e la forma desiderata. Ho dovuto mostraglielo prima di acquistarlo, bruciandomi così il fattore sorpresa, ma sarebbe stato impossibile altrimenti. Non avrei potuto presentarmi a casa con uno scafandro, senza essere sicuro delle misure necessarie per riempire il buco nel quale questo mobile ha trovato poi il suo reale utilizzo. Una volta arrivato a casa ho visto gli occhi di mia moglie brillare ed era ciò che mi ha reso estremamente felice, azzardo a dire forse anche più di lei. Non ci prendo molto con i regali, a volte mi imbatto in cose che hanno senso solo per me, però devo ritenermi soddisfatto nell'avere azzeccato questa volta quello che davvero voleva. E' davvero una bella sensazione rendere felici chi ami.
Il motivo principale per il quale ho chiesto delle vacanze ulteriori a quelle estive, è stato di poter festeggiare il compleanno della mia dolce metà in totale libertà. Così è stato. A pranzo siamo stati con i suoi genitori in un bel ristorante del centro e abbiamo continuato a festeggiare la sera a casa della sorella con tutti i nostri figli in preda al gioco e all'allegria. Ciò che però è stato il punto più alto della celebrazione della festa è stato il senso di appagamento dovuto ad un oggetto. E' chiaro che mi riferisco al regalo fatto a mia moglie, e non è tanto averle regalato un bene, che suscita in me il piacere, né tanto meno a lei, bensì la consapevolezza di essere riusciti a rendere felice chi condivide con me i miei giorni. Le ho regalato un mobile quasi-pseudo-verosimilmente-antico, visto e comprato in un negozio accanto a casa che vende mobili quasi-pseudo-verosimilmente-antichi. Il mio occhio clinico, affinato da poco meno di un decennio di lavori domestici, ha individuato ciò che mia moglie cercava con tutte le caratteristiche tecniche e la forma desiderata. Ho dovuto mostraglielo prima di acquistarlo, bruciandomi così il fattore sorpresa, ma sarebbe stato impossibile altrimenti. Non avrei potuto presentarmi a casa con uno scafandro, senza essere sicuro delle misure necessarie per riempire il buco nel quale questo mobile ha trovato poi il suo reale utilizzo. Una volta arrivato a casa ho visto gli occhi di mia moglie brillare ed era ciò che mi ha reso estremamente felice, azzardo a dire forse anche più di lei. Non ci prendo molto con i regali, a volte mi imbatto in cose che hanno senso solo per me, però devo ritenermi soddisfatto nell'avere azzeccato questa volta quello che davvero voleva. E' davvero una bella sensazione rendere felici chi ami.
mercoledì 3 settembre 2014
VOGLIO IL NOME!
Quando si annuncia di aspettare un bambino, ovviamente tutti mostrano la più grande sorpresa e felicità per la lieta notizia. Non si potrebbe fare altrimenti, dico io, anche qualora la novella non fosse proprio gradita per chissà quale recondito motivo. Comunque la prima domanda che viene posta a chi dichiara di attendere, come è presumibile: il sesso del bambino? Questo ieri è stato reso noto. Poi la seconda è: come lo chiamate?
Ecco a questa domanda abbiamo imparato a nostre spese, mia moglie ed io intendo, che non lo si deve dire prima, poiché la gente che viene a conoscenza del nome del prossimo nascituro, in qualche modo si sente chiamata in causa a dire la sua. Mi ricordo che per il mio secondo figlio, si aprì un vero e proprio contest tra parenti e amici, nel suggerire il nome da dare al piccolo. Nessuno di quelli che ci proposero vennero presi in considerazione, nel senso che ci arrivarono dei nomi a dir poco imbarazzanti. Menomale che scegliemmo di testa nostra. Invece per la prima, facemmo l'errore di dirlo molto prima a chi ce lo chiedeva e da lì ricevemmo diverse reazioni, dal:
-bello mi piace (detto con una faccia traditrice)
a quello più spudorato tipo:
-ma non è un bel nome, se la chiamaste...
In verità i nomi dei miei figli sono cambiati spesso, prima di averli registrati all'anagrafe e nel lasso di tempo a disposizione per cambiare idea, molti rimanevano, o delusi per cui ci toccava anche giustificarci del cambiamento o sollevati, e di riflesso noi indispettiti.
Avendo capito la lezione, ora diremo il nome del piccolo solo quando sarà nato, ed in questo blog sarà come di consueto tenuto nascosto se non con la solita iniziale. Questo lo faccio per mantenere inalterata la privacy del mio piccolo.
Ecco a questa domanda abbiamo imparato a nostre spese, mia moglie ed io intendo, che non lo si deve dire prima, poiché la gente che viene a conoscenza del nome del prossimo nascituro, in qualche modo si sente chiamata in causa a dire la sua. Mi ricordo che per il mio secondo figlio, si aprì un vero e proprio contest tra parenti e amici, nel suggerire il nome da dare al piccolo. Nessuno di quelli che ci proposero vennero presi in considerazione, nel senso che ci arrivarono dei nomi a dir poco imbarazzanti. Menomale che scegliemmo di testa nostra. Invece per la prima, facemmo l'errore di dirlo molto prima a chi ce lo chiedeva e da lì ricevemmo diverse reazioni, dal:
-bello mi piace (detto con una faccia traditrice)
a quello più spudorato tipo:
-ma non è un bel nome, se la chiamaste...
In verità i nomi dei miei figli sono cambiati spesso, prima di averli registrati all'anagrafe e nel lasso di tempo a disposizione per cambiare idea, molti rimanevano, o delusi per cui ci toccava anche giustificarci del cambiamento o sollevati, e di riflesso noi indispettiti.
Avendo capito la lezione, ora diremo il nome del piccolo solo quando sarà nato, ed in questo blog sarà come di consueto tenuto nascosto se non con la solita iniziale. Questo lo faccio per mantenere inalterata la privacy del mio piccolo.
martedì 2 settembre 2014
OTOKO DA!
Come si può evincere dal titolo, espresso in modo chiaro e comprensibile per tutti, sappiamo il sesso del bebè. Io penso di non avere avuto molte certezze in vita mia, o meglio, su poche cose sono stato totalmente sicuro di ciò che credevo, e una di queste, è appunto il genere del bebè. Quindi udite udite sarà....rullo di tamburi....un maschio!
Tutti i nostri parenti e amici hanno saputo, quindi lo rendo noto anche ai web nauti che ogni tanto buttano un occhio sul mio blog. A breve nuovi aggiornamenti...
Tutti i nostri parenti e amici hanno saputo, quindi lo rendo noto anche ai web nauti che ogni tanto buttano un occhio sul mio blog. A breve nuovi aggiornamenti...
lunedì 1 settembre 2014
UNA DOMENICA inSOlYtA
Da due giorni in casa mia aleggiava un certo odore, un odore di morte.
Non sapevo cosa potesse essere questo puzzo nauseabondo, prima di effettuare la terrificante scoperta avvenuta oggi dopo l'ora di pranzo. Ma procediamo per gradi, ebbe inizio così...
La sera del venerdì, quella in cui resto a casa dal lavoro, è la serata della settimana più attesa da ogni membro della mia famiglia. Mia moglie aveva suggerito, come pasto speciale, di fare la pizza per cena. Io un po' intimorito dal tragico fallimento, le ho risposto che ci avrei provato. Ho seguito passo dopo passo le sue istruzioni via wazzapp ed il risultato, alla fine è stato gradevole. Dopo cena i miei figli hanno voluto vedere un film perciò ci siamo spalmati sul divano e abbiamo seguito le gesta di super eroi il lotta con il cattivone di turno, con grande interesse e travolgimento. Eravamo all'oscuro di quanto si stava sviluppando alle nostre spalle, probabilmente le prime esalazioni erano già pronte a divulgarsi in salotto, eppure noi non abbiamo fatto caso a niente. Alla fine del film ci siamo fiondati a letto dimenticandoci delle fatiche accumulate durante la settimana. Nel cuore della notte dovremmo esserci alzati più o meno tutti, sentendo la forte necessità di bere a causa della pizza. Mio figlio è stato il primo ad accorgersi di cosa si stesse propagando in casa, poi mia moglie ha confutato la veridicità delle parole del piccolo fiuto. Io sono andato a dormire in salotto insieme ad una sete implacabile e ai miei soliti infiniti sternuti, solo l'indomani mi sono reso conto della morsa che attanagliava le mura di casa e i nostri olfatti. Sabato mattina siamo usciti di casa per fare alcune commissioni e al ritorno il sentore dolciastro di qualcosa di marcio è venuto ad accoglierci senza convenevoli. Da lì sono scattate le prime ricerche sulla fonte dell'olezzo. Abbiamo setacciato ogni centimetro della cucina, rimestato l'ordine della dispensa, poi spiato, aspirato, annusato e lavato ovunque, ma niente, ciò che ogni secondo ci disgustava risiedeva in un luogo a noi ignoto. Questa mattina la puzza si è fatta insopportabile, oltre alla cucina e al salotto (che poi è in unico ambiente) anche il resto delle stanze stavano subendo il contagio delle esalazioni terrificanti. Per riuscire a fare colazione, siamo dovuti andare in balcone, mentre per il pranzo, ciò che è stato cucinato ha coperto qualche minuto l'orrore nascosto. Stremati dall'insopportabile olezzo, ci siamo messi come cani da tartufi ad annusare quel che sembrava introvabile. Demoralizzati dall'esito negativo, abbiamo formulato alcune ipotesi:
1- Nala stava spargendo in casa i suoi odori di gatta.
Dopo averla scrutata in ogni centimetro dei suoi peli, siamo giunti alla conclusione che non fosse lei.
2- L'odore veniva da fuori e non da noi.
Per quanto sperassimo l'odore forte si sentiva di più chiudendo le finestre.
3-Omicidio. Sono arrivato a pensare che la vicina avesse lasciato morire la vecchia madre per intascare i soldi della pensione e l'avesse murata viva.
Mia moglie è uscita sulle scale del pianerottolo per constatare che fosse davvero così. Per fortuna nessuno è stato ucciso nel palazzo.
Poi mia figlia ha sentito che l'odore arrivava dal frigo. Infatti era così nonostante avessimo buttato ciò che sembrava vagamente vecchio, pur avendo fatto la spesa solo il giorno prima. Eppure la puzza proveniva dall'intercapedine del mobile con il frigo. L'ingegno di mia moglie le ha suggerito di indagare su internet se fosse plausibile un odoraccio del genere causato dal frigo. Il dubbio le è stato confermato, quindi abbiamo agito di conseguenza smontando il frigorifero. Tolte delle viti qua e là, ho tirato fuori dall'incasso l'elettrodomestico e poi l'orrenda scoperta. Dalla vaschetta salva gocce della condensa del frigo, stagnava e fermentava un liquido nero come la pece e nauseante come un cadavere in putrefazione. (era questa la vicina morta) Ho svuotato, lavato, disinfettato e benedetto con un rito pagano, lo schifo che mi si presentava sotto il naso. Nel togliere il frigo però si sono staccati dei fili che sapevo mi avrebbero causato dei grossi problemi e così è stato. Il problema della puzza finalmente era risolto, ma ora bisognava rimettere l'apparecchio in funzione, ho dovuto chiamare i rinforzi. Mio padre e mio fratello sono accorsi da Rozzano per darmi l'aiuto che necessitavo per rimettere questi fili attaccati al compressore termico, impossibile per me da riattaccare. Dopo quasi quattro ore di lavoro, mio padre è riuscito nell'intento di mettere in moto il frigo ed il freezer ovviamente, rimasti per troppo tempo senza emettere il refrigerio richiesto da questi macchinari. Molta roba scongelata dall'attesa di rientrare nel freezer è stata buttata, mentre quel che potevamo salvare l'abbiamo cucinata.
Soddisfatti del risultato, ottenuto con non poca fatica, sono arrivato a capire cosa fosse quel liquido disgustoso ribollente e stantio dentro la vaschetta; si trattava di salsa di SOIA. Al ritorno dalle vacanze, quando ero solo, la prima cosa che ho notato aprendo il frigo è stata la bottiglietta di soia riversa su una mensola, imbrattata della sostanza. In quel momento non ci ho badato molto, ho pulito quelle poche gocce e continuato ad andare avanti per giorni e giorni ignaro che l'intera boccetta fosse caduta dentro la vaschetta salva goccia. In tutto questo periodo ha fatto in tempo a divenire una cosa mostruosa, una schifezza vomitevole da far perdere il fiato, una sostanza capace di farci impazzire e quel che ha reso impossibile l'immediata risoluzione al problema, è stato proprio l'anfratto nascosto in cui si è rovesciato. Comunque sia alla fine abbiamo vinto e la prossima volta che userò la soia sarà sotto forma di pane.
Non sapevo cosa potesse essere questo puzzo nauseabondo, prima di effettuare la terrificante scoperta avvenuta oggi dopo l'ora di pranzo. Ma procediamo per gradi, ebbe inizio così...
La sera del venerdì, quella in cui resto a casa dal lavoro, è la serata della settimana più attesa da ogni membro della mia famiglia. Mia moglie aveva suggerito, come pasto speciale, di fare la pizza per cena. Io un po' intimorito dal tragico fallimento, le ho risposto che ci avrei provato. Ho seguito passo dopo passo le sue istruzioni via wazzapp ed il risultato, alla fine è stato gradevole. Dopo cena i miei figli hanno voluto vedere un film perciò ci siamo spalmati sul divano e abbiamo seguito le gesta di super eroi il lotta con il cattivone di turno, con grande interesse e travolgimento. Eravamo all'oscuro di quanto si stava sviluppando alle nostre spalle, probabilmente le prime esalazioni erano già pronte a divulgarsi in salotto, eppure noi non abbiamo fatto caso a niente. Alla fine del film ci siamo fiondati a letto dimenticandoci delle fatiche accumulate durante la settimana. Nel cuore della notte dovremmo esserci alzati più o meno tutti, sentendo la forte necessità di bere a causa della pizza. Mio figlio è stato il primo ad accorgersi di cosa si stesse propagando in casa, poi mia moglie ha confutato la veridicità delle parole del piccolo fiuto. Io sono andato a dormire in salotto insieme ad una sete implacabile e ai miei soliti infiniti sternuti, solo l'indomani mi sono reso conto della morsa che attanagliava le mura di casa e i nostri olfatti. Sabato mattina siamo usciti di casa per fare alcune commissioni e al ritorno il sentore dolciastro di qualcosa di marcio è venuto ad accoglierci senza convenevoli. Da lì sono scattate le prime ricerche sulla fonte dell'olezzo. Abbiamo setacciato ogni centimetro della cucina, rimestato l'ordine della dispensa, poi spiato, aspirato, annusato e lavato ovunque, ma niente, ciò che ogni secondo ci disgustava risiedeva in un luogo a noi ignoto. Questa mattina la puzza si è fatta insopportabile, oltre alla cucina e al salotto (che poi è in unico ambiente) anche il resto delle stanze stavano subendo il contagio delle esalazioni terrificanti. Per riuscire a fare colazione, siamo dovuti andare in balcone, mentre per il pranzo, ciò che è stato cucinato ha coperto qualche minuto l'orrore nascosto. Stremati dall'insopportabile olezzo, ci siamo messi come cani da tartufi ad annusare quel che sembrava introvabile. Demoralizzati dall'esito negativo, abbiamo formulato alcune ipotesi:
1- Nala stava spargendo in casa i suoi odori di gatta.
Dopo averla scrutata in ogni centimetro dei suoi peli, siamo giunti alla conclusione che non fosse lei.
2- L'odore veniva da fuori e non da noi.
Per quanto sperassimo l'odore forte si sentiva di più chiudendo le finestre.
3-Omicidio. Sono arrivato a pensare che la vicina avesse lasciato morire la vecchia madre per intascare i soldi della pensione e l'avesse murata viva.
Mia moglie è uscita sulle scale del pianerottolo per constatare che fosse davvero così. Per fortuna nessuno è stato ucciso nel palazzo.
Poi mia figlia ha sentito che l'odore arrivava dal frigo. Infatti era così nonostante avessimo buttato ciò che sembrava vagamente vecchio, pur avendo fatto la spesa solo il giorno prima. Eppure la puzza proveniva dall'intercapedine del mobile con il frigo. L'ingegno di mia moglie le ha suggerito di indagare su internet se fosse plausibile un odoraccio del genere causato dal frigo. Il dubbio le è stato confermato, quindi abbiamo agito di conseguenza smontando il frigorifero. Tolte delle viti qua e là, ho tirato fuori dall'incasso l'elettrodomestico e poi l'orrenda scoperta. Dalla vaschetta salva gocce della condensa del frigo, stagnava e fermentava un liquido nero come la pece e nauseante come un cadavere in putrefazione. (era questa la vicina morta) Ho svuotato, lavato, disinfettato e benedetto con un rito pagano, lo schifo che mi si presentava sotto il naso. Nel togliere il frigo però si sono staccati dei fili che sapevo mi avrebbero causato dei grossi problemi e così è stato. Il problema della puzza finalmente era risolto, ma ora bisognava rimettere l'apparecchio in funzione, ho dovuto chiamare i rinforzi. Mio padre e mio fratello sono accorsi da Rozzano per darmi l'aiuto che necessitavo per rimettere questi fili attaccati al compressore termico, impossibile per me da riattaccare. Dopo quasi quattro ore di lavoro, mio padre è riuscito nell'intento di mettere in moto il frigo ed il freezer ovviamente, rimasti per troppo tempo senza emettere il refrigerio richiesto da questi macchinari. Molta roba scongelata dall'attesa di rientrare nel freezer è stata buttata, mentre quel che potevamo salvare l'abbiamo cucinata.
Soddisfatti del risultato, ottenuto con non poca fatica, sono arrivato a capire cosa fosse quel liquido disgustoso ribollente e stantio dentro la vaschetta; si trattava di salsa di SOIA. Al ritorno dalle vacanze, quando ero solo, la prima cosa che ho notato aprendo il frigo è stata la bottiglietta di soia riversa su una mensola, imbrattata della sostanza. In quel momento non ci ho badato molto, ho pulito quelle poche gocce e continuato ad andare avanti per giorni e giorni ignaro che l'intera boccetta fosse caduta dentro la vaschetta salva goccia. In tutto questo periodo ha fatto in tempo a divenire una cosa mostruosa, una schifezza vomitevole da far perdere il fiato, una sostanza capace di farci impazzire e quel che ha reso impossibile l'immediata risoluzione al problema, è stato proprio l'anfratto nascosto in cui si è rovesciato. Comunque sia alla fine abbiamo vinto e la prossima volta che userò la soia sarà sotto forma di pane.
E' LEI LA COLPEVOLE!
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