Fin da piccolo, ho avuto quel senso artistico insito nel mio animo sensibile, ma che non sapevo come far emergere. Ho poi incontrato sul mio cammino, qualcuno che aveva dentro di sé lo stesso bisogno di esprimere, quanto ci veniva inviato dall'animo, appunto. Nella fattispecie si trattava di un mio compagno di classe e con lui, ho messo su un piccolo gruppo, o meglio, un duo. (anche all'epoca? Ma allora è un vizio?!). Questa collaborazione prese piede in 3^ elementare e durò fino alle medie. Si è evoluta diverse volte prima di arrivare al punto più alto della nostra carriera, cioè fino a formare i Low Boys. Il mio socio, mi disse che il nome significava I Ragazzi Sporchi, nel senso di volgari, ma quello che arrivava a chi sapeva l'inglese come noi, lo interpretava come I Ragazzi Bassi. Il che la diceva lunga, pur essendo il contrario espresso nel nome del duo, ehehe.
Tutto partì con un'esibizione fatta in classe durante la ricreazione, in cui ogni bambino cantava ciò che più gli piaceva. Ci siamo trovati in fatto di gusti artistici e da lì, pensammo di unire nel nostre capacità e la voglia di emergere, scrivendo canzoni. I testi degli esordi erano decisamente punk, senza sapere cosa fosse il genere londinese '77, ma quello che buttavamo giù, avrebbe fatto gola persino a Johnny Rotten, in quanto a uso improprio di oscenità, omettendo da questi però, l'elemento turpiloquio, poiché eravamo dei bambini.
La nostra prima canzone si intitolava "Vivere Senza Te" l'idea del titolo, nonché del ritornello, ci venne suggerito nientemeno che dal sig. Vasco Rossi in persona, mentre cantava a Deejay Television. Chi ebbe la fortuna di ascoltare questo brano, eseguito senza l'ausilio di nessuno strumento, alla fine veniva raggiunto da un brivido lungo la schiena, nonché dalla contorsione dello stomaco. Negli anni poi, ci specializzammo con l'inglese, molto basico in realtà, e lavorammo anche sull'esecuzione dei testi, mettendo per la prima volta una base, prodotta con il Canta Tu del mio socio, sotto le parole. La hit di quell'anno si intitolava Black Rain e fu davvero un successo. La fama ci venne riconosciuta solo dai nostri amici, ma questo è solo un dettaglio. Crescendo, la nostra collaborazione arrivò ad un punto d'arresto, per divergenze artistiche. Le strade si separarono per proseguire da soli, come ogni buon gruppo insegna, divenimmo due solisti e le nostre carriere presero una diramazione molto differente tra loro. Io in quel frangente seguivo gli albori del Rap, per cui i miei testi, si sviluppavano in rima. Due delle mie canzoni che più di tutte hanno riscosso il successo che si meritavano erano: Relitto e 144, quest'ultima era anche una sorta di denuncia per l'abuso dei numeri erotici/chat friendly dei primi anni '90. Si è anche dibattuto molto sulle royalties della canzone, in quanto venne scritta ed interpretata dai Low Boys, prima del loro scioglimento. A ben dire credo di essere l'autore principale per aver scritto più della metà del testo, e qui di sotto scrivo per inchiodare questa certezza dimostrando a tutti la paternità del testo.
1 4 4
144 AMORE E SENTIMENTI FORSE NONE' QUELLO CHE TU PENSI,
TI MONTI LA TESTA E LORO TI FANNO LA FESTA
CON LE BOLLETTE DA PAGARE E NON SAI PIU' COSA FARE.
HAI 30 MILIONI SULLE SPALLE E DICI MI HANNO ROTTO LE
SIP-
HAI TELEFONATO E BIAGIO AGNES T'HA FREGATO
POTEVI ANCHE NON TELEFONARE
COSI' NON AVEVI LE BOLLETTE DA PAGARE
MA LA STUPIDA CURIOSITA' TI HA PORTATO ALLA ROVINA
E DICEVI AH, SE LO SAPEVO PRIMA,
QUELL'144 TI HA PROPRIO ROVINATO
E IN MEZZO A UNA STRADA SEI CAPITATO.
sabato 22 novembre 2014
venerdì 21 novembre 2014
20 EUROS FOR LOVE SESSIONE IN STUDIO
In vista di un prossimo concerto, sito al Baraonda di Segrate il 20 dicembre, posso anticipare i brani che saranno eseguiti al Mobfest, (sempre che si riesca ovviamente) tramite dei filmati girati in studio in data. La tecnica di caricamento dei filmati è un po' macchinosa, ma ora il mio iPhone mi ha comunicato che è riuscito a caricare, ciò che vorrei proporre qui di seguito.
A quanto pare la trasmissione dei dati risulta essere più lunga di quanto credevo, sto caricando i cloud, ma sul cloud, non c'è niente. Sarà che proprio oggi il cielo sia terso e senza nubi? Non ci posso credere.
Sembra di dover entrare dentro la banca dati della Nasa, ma è possibile che non si riesca ad entrare nel proprio profilo? E poi, dove finiscono i filmati che carico, se non ci sono sul mio stramaledetto cloud? Ora ci riprovo.
Che rabbia, ma come diavolo si fa?
Mi dice: "Il filmato è stato caricato" d'accordo, ma dove? Dannazione!
Sto esportando praticamente la discografia completa dei Beatles, eppure sul mio bel profile non si sente neanche in lontananza il rumore di una bacchetta caduta in terra, che pizza.
Devo trovare un'alternativa, iCloud è inespugnabile.
Attenzione! Mi dice il mio caro bel telefono, che ho l'archivio quasi pieno. Ma dove me li ha messi questi introvabili videoooooo!
Ho forse trovato una soluzione....
Niente non ha avuto successo. Sono sempre stato una frana col computer, che amarezza.
Missione compiuta!!!!!!!!!
A quanto pare la trasmissione dei dati risulta essere più lunga di quanto credevo, sto caricando i cloud, ma sul cloud, non c'è niente. Sarà che proprio oggi il cielo sia terso e senza nubi? Non ci posso credere.
Sembra di dover entrare dentro la banca dati della Nasa, ma è possibile che non si riesca ad entrare nel proprio profilo? E poi, dove finiscono i filmati che carico, se non ci sono sul mio stramaledetto cloud? Ora ci riprovo.
Che rabbia, ma come diavolo si fa?
Mi dice: "Il filmato è stato caricato" d'accordo, ma dove? Dannazione!
Sto esportando praticamente la discografia completa dei Beatles, eppure sul mio bel profile non si sente neanche in lontananza il rumore di una bacchetta caduta in terra, che pizza.
Devo trovare un'alternativa, iCloud è inespugnabile.
Attenzione! Mi dice il mio caro bel telefono, che ho l'archivio quasi pieno. Ma dove me li ha messi questi introvabili videoooooo!
Ho forse trovato una soluzione....
Niente non ha avuto successo. Sono sempre stato una frana col computer, che amarezza.
Missione compiuta!!!!!!!!!
20 EUROS FOR LOVE
ENJOY
martedì 18 novembre 2014
E MILANO DIVENNE VENEZIA
Da quando è iniziata la stagione delle piogge, tipo zona sub tropicale, la mia città ha assunto un aspetto più umido, molto acquatico, decisamente marittimo. L'inesorabile caduta piovana, ha creato un bel po' di disagi alla circolazione urbana, per non parlare delle case in prossimità del famigerato Seveso, ovvero il fiume invisibile. Questo corso d'acqua è infingardo, perché non lo si vede scorrere ad occhio nudo come il naviglio o il Lambro, ma c'è gente che giura di averlo visto. Alcune teorie sostengono che proprio il Seveso, sia l'affluente sotterraneo del lago di Lochnes (lo so che i laghi non hanno affluenti, ma questo è diverso) per cui il mostro che dimora nel lago scozzese, sia la causa effettiva della sua esondazione, e non la pioggia. Ho rivelato un informazione strettamente riservata, ma volevo mettere al corrente i miei concittadini, di ciò che circola sotto il manto stradale. Al di là della vera causa, Milano ha reagito molto male alla fuoriuscita dell'acqua fluviale, tanto che le strade si sono inondate a tal punto, che si poteva circolare con il gommone, con le pinne, fucile ed occhiali. Le zone flagellate sono state quelle di Zara/Maciachini, Isola, Niguarda e la Maggiolina, in queste parti di Milano si è cominciato a parlare con un lontano accento veneto, proprio perché dai balconi si intravvedeva la suggestiva Piazza San Marco. Quasi tutti i cittadini hanno preso molto male questo cambio di parlata dialettale, visto che un cambio così repentino, bisognava quanto meno annunciarlo o fare dei corsi preventivi. Comunque a gridare aiuto e maledire il governo, perché si sa che quando piove è sempre colpa sua, molti, non sono riusciti a dirlo in veneziano. Penso che si avrà occasione di riprovare, tanto c'è sempre tempo, anzi maltempo. Coloro che davvero si sono immedesimati nella parte, sono stati i piccioni. Quelli si sono davvero mascherati bene in uccelli veneti, credo che chiunque li abbia scambiati per quelli che svolazzano tra campi e campielli di Venezia. Io personalmente non sono riuscito a distinguerli.
Una volta rientrata l'emergenza esondazione, è rimasto il fango, molto fango. Il nostro sindacato ha creato una join-venture con l'azienda di Guam, che produce i noti fanghi, per mettere sul mercato un nuovo prodotto a chilometro zero, per noi meneghini. Questo fango miracoloso sarà supportato dal celeberrimo brand e prenderà il nome di Fanghi d'asfalto Milan, una delizia per il corpo, che sa di copertone. Nel clù ,(preciso che ho detto clù) del momento acquifero, c'ero anch'io con la mia immancabile bicicletta, che da city bike si è tramutata in river bike, cioè in una moto d'acqua. Meno male che porto sempre al piede delle scarpe permeabili, non potevo certo andarmene a casa, senza avere a portata di scarpa dell'acqua meneghina-veneziana, mista scozzese, sarebbe stato un affronto alla mia volontà di andare in bici sotto ogni intemperia. Posso dire apertamente che nell'esondazione del Seveso c'ero anch'io, purtroppo non so dirlo in venesian, ciò!
Una volta rientrata l'emergenza esondazione, è rimasto il fango, molto fango. Il nostro sindacato ha creato una join-venture con l'azienda di Guam, che produce i noti fanghi, per mettere sul mercato un nuovo prodotto a chilometro zero, per noi meneghini. Questo fango miracoloso sarà supportato dal celeberrimo brand e prenderà il nome di Fanghi d'asfalto Milan, una delizia per il corpo, che sa di copertone. Nel clù ,(preciso che ho detto clù) del momento acquifero, c'ero anch'io con la mia immancabile bicicletta, che da city bike si è tramutata in river bike, cioè in una moto d'acqua. Meno male che porto sempre al piede delle scarpe permeabili, non potevo certo andarmene a casa, senza avere a portata di scarpa dell'acqua meneghina-veneziana, mista scozzese, sarebbe stato un affronto alla mia volontà di andare in bici sotto ogni intemperia. Posso dire apertamente che nell'esondazione del Seveso c'ero anch'io, purtroppo non so dirlo in venesian, ciò!
lunedì 17 novembre 2014
NEL GIORNO DEL NOSTRO SI
Nel corso della mia vita, ho vissuto ventisette volte il 15 novembre senza attribuirgli alcun valore, senza che a questo giorno seguisse una ricorrenza, o che si celebrasse ogni anno un momento da ricordare. Poi è avvenuto nel 2008 che questo giorno ottenesse un significato esclusivo solo per noi due, ed è stato il momento in cui ci siamo impegnati a mantener fede alla nostra parola data, davanti ad un pubblico ufficiale. Forse non ha avuto lo stesso peso scenografico, di quelle promesse fatte difronte ad una folla, in un luogo suggestivo, ritualizzato da un personaggio investito da poteri che né io né tu, riconosciamo. E' stato meno sfarzoso e decisamente più breve, ma non per questo, sia da considerare meno prezioso rispetto a quelli classici. Io ho scritto nero su bianco la mia volontà di essere tuo marito e questa firma durerà nel tempo, tutto quello che ci concederà l'eternità dandoci ragione per ogni momento vissuto insieme.
Il 15 novembre 2008 era un sabato ed era una giornata splendida, non solo per il clima mite ed il sole luminoso in quel cielo terso toscano, ma soprattutto perché ho dato in mano la mia esistenza futura, a colei che l'avrebbe resa migliore sotto ogni punto di vista, che mi avrebbe aiutato a crescere come individuo, e che mi avrebbe sorretto nei momenti di sconforto. Abbiamo sottoscritto un contratto nel quale ci siamo impegnati a prenderci cura l'uno dell'altra, nel corso ignoto della vita, con tutte le avversità a cui saremo chiamati a rispondere, e non potevo scegliere donna migliore. Eri all'ora, come adesso, lo scrigno prezioso nel cui interno custodiva un'altra vita. Ho pensato vedendoti risplendente di maternità, che avevo visto giusto nel condividere con te, il ruolo di genitore. Mi sono sentito privilegiato ad avere accanto una donna, capace di essere una madre ineccepibile ed una compagna ineguagliabile. I mie figli sono in mano ad una mamma, diligente, attenta, intelligente ed estremamente amorevole.
Il giorno in cui ho detto Si è stato l'inizio di un'era, di un'avventura, di un sogno divenuto realtà, ma anche della realtà tramutata in un sogno. Questo accadeva nel 2008 e accade tutt'ora.
Ieri nel giorno del nostro anniversario, ho trascorso con te un momento speciale. Forse il tempo atmosferico avverso, ha guastato un po' i piani iniziali, ma l'importante è aver avuto l'occasione di passare del tempo insieme, che capita così di rado. Siamo sempre presi dalla frenesia dei doveri, dalla gestione di una famiglia, presto numerosa, dei compiti da svolgere quotidianamente, che a volte capita di trascurare ciò che ci unisce. Sappiamo entrambi di poterci fidare reciprocamente, siamo consapevoli della forza che ci sorregge a vicenda e di quanto amore ci scambiamo con semplici gesti, a volte solo uno sguardo basta, per capirsi. L'intesa che ci lega è sorta in maniera spontanea, fin dal primo momento in cui le nostre parole si sono incontrate, per parlare di un discorso senza fine, sempre così pieno di emozioni e di vivo interesse. A fronte di tutto questo però, è comunque bello potersi crogiolare in quelli che sono i nostri piccoli vizi, nei nostri piaceri. Trascorrere il tempo senza preoccupazioni, allentando per un giorno e per una notte, le redini dei nostri compiti, dedicandosi alla volontà di esprimere quello che sentiamo in modo libero e se vuoi, tornare un po' alla spensieratezza dei nostri primi incontri.
Dopo aver assaporato per qualche ora, di una ritrovata "libertà", ciò che rendere felici sia me che te, in modo assoluto, è di ritornare nella nostra dimensione di famiglia e vivere ogni attimo insieme.
Non potrei chiedere di più, di quanto già desideri e nonostante questo, stiamo per affrontare un altro cammino insieme, questa volta ad affrontarlo però non saremo solo noi due, bensì in quattro, più la piccola novità. Al prossimo anniversario avrò qualcos'altro per gioire, anche se ogni giorno gioisco di tutto ciò che mi hai dato. Ti amo.
Il 15 novembre 2008 era un sabato ed era una giornata splendida, non solo per il clima mite ed il sole luminoso in quel cielo terso toscano, ma soprattutto perché ho dato in mano la mia esistenza futura, a colei che l'avrebbe resa migliore sotto ogni punto di vista, che mi avrebbe aiutato a crescere come individuo, e che mi avrebbe sorretto nei momenti di sconforto. Abbiamo sottoscritto un contratto nel quale ci siamo impegnati a prenderci cura l'uno dell'altra, nel corso ignoto della vita, con tutte le avversità a cui saremo chiamati a rispondere, e non potevo scegliere donna migliore. Eri all'ora, come adesso, lo scrigno prezioso nel cui interno custodiva un'altra vita. Ho pensato vedendoti risplendente di maternità, che avevo visto giusto nel condividere con te, il ruolo di genitore. Mi sono sentito privilegiato ad avere accanto una donna, capace di essere una madre ineccepibile ed una compagna ineguagliabile. I mie figli sono in mano ad una mamma, diligente, attenta, intelligente ed estremamente amorevole.
Il giorno in cui ho detto Si è stato l'inizio di un'era, di un'avventura, di un sogno divenuto realtà, ma anche della realtà tramutata in un sogno. Questo accadeva nel 2008 e accade tutt'ora.
Ieri nel giorno del nostro anniversario, ho trascorso con te un momento speciale. Forse il tempo atmosferico avverso, ha guastato un po' i piani iniziali, ma l'importante è aver avuto l'occasione di passare del tempo insieme, che capita così di rado. Siamo sempre presi dalla frenesia dei doveri, dalla gestione di una famiglia, presto numerosa, dei compiti da svolgere quotidianamente, che a volte capita di trascurare ciò che ci unisce. Sappiamo entrambi di poterci fidare reciprocamente, siamo consapevoli della forza che ci sorregge a vicenda e di quanto amore ci scambiamo con semplici gesti, a volte solo uno sguardo basta, per capirsi. L'intesa che ci lega è sorta in maniera spontanea, fin dal primo momento in cui le nostre parole si sono incontrate, per parlare di un discorso senza fine, sempre così pieno di emozioni e di vivo interesse. A fronte di tutto questo però, è comunque bello potersi crogiolare in quelli che sono i nostri piccoli vizi, nei nostri piaceri. Trascorrere il tempo senza preoccupazioni, allentando per un giorno e per una notte, le redini dei nostri compiti, dedicandosi alla volontà di esprimere quello che sentiamo in modo libero e se vuoi, tornare un po' alla spensieratezza dei nostri primi incontri.
Dopo aver assaporato per qualche ora, di una ritrovata "libertà", ciò che rendere felici sia me che te, in modo assoluto, è di ritornare nella nostra dimensione di famiglia e vivere ogni attimo insieme.
Non potrei chiedere di più, di quanto già desideri e nonostante questo, stiamo per affrontare un altro cammino insieme, questa volta ad affrontarlo però non saremo solo noi due, bensì in quattro, più la piccola novità. Al prossimo anniversario avrò qualcos'altro per gioire, anche se ogni giorno gioisco di tutto ciò che mi hai dato. Ti amo.
mercoledì 12 novembre 2014
DACCI UN TAGLIO
Era da qualche giorno che sentivo un lontano richiamo, provenire sopra la mia testa. Ieri si è fatto decisamente più persistente rispetto ai giorni precedenti, al che, ho capito cos'era quel suono, poiché l'ho riconosciuto. Si trattava di un miagolio, ma non era quello della Nala. Mi sono messo davanti allo specchio ed ho incontrato Otello, poggiato beatamente placido sulla mia testa a farmi da capigliatura. Mi stava dicendo che era ora di tagliarmi i capelli.
Ho volutamente rimandato la tosatura della mia testa per un semplice motivo, la macchinetta è un'arma non convenzionale. L'ho acquistata quest'estate al mare, poiché Otello si era presentato puntuale anche durante le mie vacanze, quindi mi sono visto costretto a correre ai riapri pure lì. Il negoziante mi ha venduto la macchinetta, dicendomi preventivamente:
"La informo che questo è l'unico articolo per il quale non è prevista la sostituzione."
"Beh, si lo capisco, però credo non ce ne sia bisogno." Risposi baldanzoso.
Quanto mi sbagliavo.
L'attrezzo ha scritto sulla scatola:
" CUTS TWICE AS FAST"
"Wow, un tagliacapelli due volte più veloce." Ho pensato quando l'ho vista in vetrina. "Deve essere mia!". Ora mi maledico.
La macchinetta ha dalla sua, che non si può terminare di usarla, prima di aver completato la rasatura. Ameno che non si è Keith Flint (il cantante dei Prodigy,) per cui lasciare una specie di pista d'atterraggio in mezzo alla testa, non risulti un problema, bisogna fare tutto come da manuale.
Nella fattispecie avere due velocità significa questo: le lame prendono il capello, lo afferrano di violenza, lo picchiano duramente, lo riducono in polvere e poi quando non hanno più nulla da tagliare, quelle maledette si accaniscono sulla testa, arandola come un campo di grano.
Se fossi uno di quegli uomini, che scende a delle bassezze linguistiche come i turpiloqui, riempirei questa pagina di parolacce per ogni momento che ho sentito dolore nell'acconciarmi i capelli, ma dato che sono un signore non lo faccio. Posso assicurare però, che non c'è arnese più doloroso di quello che ho acquistato, credendo di aver fatto l'affare della vita.
Per fortuna il supplizio dura poco, dato che l'unica cosa lasciatami in eredità da mio nonno, è stata un incipiente calvizie, quindi stringo forte i denti ed inizio la rasatura malgrado tutto.
Se fossi stato presente nel momento in cui Stephen King scrisse "Carry lo sguardo di Satana", mi sarei appropriato il diritto di essere stato il suo ispiratore, nel mostrarmi al mondo con la testa grondante di sangue. E' proprio quello che accade alla fine della sessione "parrucchieristica" fatta nel bagno di casa mia.
Ho fatto delle ricerche, ed ho scoperto che questo modello della Philips, è un prototipo di macchinetta progettata del C.A.P.S., ovvero una congrega segreta, mascherata da Comitato Anti Parrucchieri in Self, cioè questi assassini, hanno ideato la macchinetta infernale (altro che Christine) per punire tutti coloro che non si recano più dal parrucchiere, poiché adoperano un rasatore elettrico a scapito dei loro guadagni. Maledetti non mi avrete mai!
Ho parlato di questo strumento di tortura a mio padre, anche lui noto capellone come me, e mi ha rivelato che lui ha fatto una svolta decisiva, nell'ambito del fai da te del capello. Mi ha detto di aver comprato un tosa cani per rasarsi la testa, ed è la cosa più azzeccata fatta negli ultimi tempi. E' rapida, leggera, pratica da pulire, maneggevole e soprattuto, non causa nessun dolore. La cosa mi ha lasciato qualche perplessità, ma stai a vedere che la ragione ce l'ho davvero a portata di zampa, ehm di mano. A questo punto forse dovrei prendere una tosatrice per pecore, magari poi spedisco la mole di capelli al sig. Benetton e con il ricavato, riesce pure a confezionarmi un maglioncino per un peluche dei miei figli; così anche le pecore della Nuova Zelanda potrebbero prendersi un giorno di riposo. Mi sento già meglio.
Comunque quando sono dolorante, sanguinolento e alla fine anche glabro, l'unico rimedio per il male, è infilare la testa sotto il getto freddo della doccia, per stemperare il rossore. Una volta poi, che i vapori dalla testa si sono dissolti, si può verificare che dopo tutto, la rasatura si è compiuta perfettamente. Certo perché la macchinetta è andata così a fondo nella radere, che la testa si mostra di un candore quasi brillante. Solo allora si capisce che ciò che noto non è più la testa, bensì la calotta cranica.
"PHILIPS HAIR CLIPPER SERIES 3000, UNA VALIDA ALTERNATIVA ALLA RASATURA FELICE "
Ho volutamente rimandato la tosatura della mia testa per un semplice motivo, la macchinetta è un'arma non convenzionale. L'ho acquistata quest'estate al mare, poiché Otello si era presentato puntuale anche durante le mie vacanze, quindi mi sono visto costretto a correre ai riapri pure lì. Il negoziante mi ha venduto la macchinetta, dicendomi preventivamente:
"La informo che questo è l'unico articolo per il quale non è prevista la sostituzione."
"Beh, si lo capisco, però credo non ce ne sia bisogno." Risposi baldanzoso.
Quanto mi sbagliavo.
L'attrezzo ha scritto sulla scatola:
" CUTS TWICE AS FAST"
"Wow, un tagliacapelli due volte più veloce." Ho pensato quando l'ho vista in vetrina. "Deve essere mia!". Ora mi maledico.
La macchinetta ha dalla sua, che non si può terminare di usarla, prima di aver completato la rasatura. Ameno che non si è Keith Flint (il cantante dei Prodigy,) per cui lasciare una specie di pista d'atterraggio in mezzo alla testa, non risulti un problema, bisogna fare tutto come da manuale.
Nella fattispecie avere due velocità significa questo: le lame prendono il capello, lo afferrano di violenza, lo picchiano duramente, lo riducono in polvere e poi quando non hanno più nulla da tagliare, quelle maledette si accaniscono sulla testa, arandola come un campo di grano.
Se fossi uno di quegli uomini, che scende a delle bassezze linguistiche come i turpiloqui, riempirei questa pagina di parolacce per ogni momento che ho sentito dolore nell'acconciarmi i capelli, ma dato che sono un signore non lo faccio. Posso assicurare però, che non c'è arnese più doloroso di quello che ho acquistato, credendo di aver fatto l'affare della vita.
Per fortuna il supplizio dura poco, dato che l'unica cosa lasciatami in eredità da mio nonno, è stata un incipiente calvizie, quindi stringo forte i denti ed inizio la rasatura malgrado tutto.
Se fossi stato presente nel momento in cui Stephen King scrisse "Carry lo sguardo di Satana", mi sarei appropriato il diritto di essere stato il suo ispiratore, nel mostrarmi al mondo con la testa grondante di sangue. E' proprio quello che accade alla fine della sessione "parrucchieristica" fatta nel bagno di casa mia.
Ho fatto delle ricerche, ed ho scoperto che questo modello della Philips, è un prototipo di macchinetta progettata del C.A.P.S., ovvero una congrega segreta, mascherata da Comitato Anti Parrucchieri in Self, cioè questi assassini, hanno ideato la macchinetta infernale (altro che Christine) per punire tutti coloro che non si recano più dal parrucchiere, poiché adoperano un rasatore elettrico a scapito dei loro guadagni. Maledetti non mi avrete mai!
Ho parlato di questo strumento di tortura a mio padre, anche lui noto capellone come me, e mi ha rivelato che lui ha fatto una svolta decisiva, nell'ambito del fai da te del capello. Mi ha detto di aver comprato un tosa cani per rasarsi la testa, ed è la cosa più azzeccata fatta negli ultimi tempi. E' rapida, leggera, pratica da pulire, maneggevole e soprattuto, non causa nessun dolore. La cosa mi ha lasciato qualche perplessità, ma stai a vedere che la ragione ce l'ho davvero a portata di zampa, ehm di mano. A questo punto forse dovrei prendere una tosatrice per pecore, magari poi spedisco la mole di capelli al sig. Benetton e con il ricavato, riesce pure a confezionarmi un maglioncino per un peluche dei miei figli; così anche le pecore della Nuova Zelanda potrebbero prendersi un giorno di riposo. Mi sento già meglio.
Comunque quando sono dolorante, sanguinolento e alla fine anche glabro, l'unico rimedio per il male, è infilare la testa sotto il getto freddo della doccia, per stemperare il rossore. Una volta poi, che i vapori dalla testa si sono dissolti, si può verificare che dopo tutto, la rasatura si è compiuta perfettamente. Certo perché la macchinetta è andata così a fondo nella radere, che la testa si mostra di un candore quasi brillante. Solo allora si capisce che ciò che noto non è più la testa, bensì la calotta cranica.
"PHILIPS HAIR CLIPPER SERIES 3000, UNA VALIDA ALTERNATIVA ALLA RASATURA FELICE "
lunedì 10 novembre 2014
NASCONDERSI DIETRO UN MOUSE
Il web è libero, è democratico, è forse l'unico mezzo di comunicazione non ancora strumentalizzato dai potenti. Grillo sosteneva, prima della sua carriera politica, di documentarsi sempre sul web poiché si ha una visione imparziale dei fatti, o meglio, si ha l'opportunità di verificare tutte le varie fonti delle notizie e poi crearne di nuove e sempre meno contaminate dagli interessi. Per quanto riguarda le più grandi testate giornalistiche, credo che sui loro siti, esprimano esattamente quanto riportano sulla carta o sulle reti televisive. Quindi ci sia la stessa dose di inquinamento ovunque questa, abbia la possibilità di essere adoperata. Però sul web, c'è chi esprime le sue idee, riscuotendo magari anche un certo seguito; cosa che sarebbe difficile da attuare in altri termini, per così dire più tradizionali, per chi non ha i mezzi per arrivarci.
Proprio per il motivo di essere così alla portata di chiunque, la maggior parte di chi lascia la propria opinione, riguardo un argomento qualsiasi, solitamente viene espressa con un'eccessiva dose di supponenza, e l'anonimato che il web assicura, fornisce quell'arroganza gratuita che tramuta un commento, in una vera e propria offesa o dichiarazione di guerra. Nascondersi dietro un nickname è molto facile, soprattutto quando si deve criticare un artista che per primo ci mette la faccia, oltre all'impegno e alla fatica. Basta fare un giro su You Tube per rendersi conto di quanta poca clemenza ci sia nei commenti lasciati dagli utenti. Non ne comprendo il motivo di un tale comportamento, forse viene fatto solo per il gusto di offendere a rischio zero. D'altronde quante persone vorrebbero dire ad un cantante, ad un attore o ad un politico, quanto sia grande il sentimento d'odio che nasce ogni volta che vede la sua faccia. Posso anche comprenderlo, per carità, ma dirlo tramite il web è un po' da codardi. Ora, non è che bisogna fare degli appostamenti sotto casa di chi non si sopporta, e andare a dirgli
"Ehy tu! Lo sai che mi fai schifo?"
Si può vivere benissimo anche senza manifestazioni di questo genere. E' vero che viviamo in un paese dove vige la libertà di parola, ma a ben ragione, non bisogna nemmeno sprecare un ottimo momento per stare zitti.
Proprio per il motivo di essere così alla portata di chiunque, la maggior parte di chi lascia la propria opinione, riguardo un argomento qualsiasi, solitamente viene espressa con un'eccessiva dose di supponenza, e l'anonimato che il web assicura, fornisce quell'arroganza gratuita che tramuta un commento, in una vera e propria offesa o dichiarazione di guerra. Nascondersi dietro un nickname è molto facile, soprattutto quando si deve criticare un artista che per primo ci mette la faccia, oltre all'impegno e alla fatica. Basta fare un giro su You Tube per rendersi conto di quanta poca clemenza ci sia nei commenti lasciati dagli utenti. Non ne comprendo il motivo di un tale comportamento, forse viene fatto solo per il gusto di offendere a rischio zero. D'altronde quante persone vorrebbero dire ad un cantante, ad un attore o ad un politico, quanto sia grande il sentimento d'odio che nasce ogni volta che vede la sua faccia. Posso anche comprenderlo, per carità, ma dirlo tramite il web è un po' da codardi. Ora, non è che bisogna fare degli appostamenti sotto casa di chi non si sopporta, e andare a dirgli
"Ehy tu! Lo sai che mi fai schifo?"
Si può vivere benissimo anche senza manifestazioni di questo genere. E' vero che viviamo in un paese dove vige la libertà di parola, ma a ben ragione, non bisogna nemmeno sprecare un ottimo momento per stare zitti.
sabato 8 novembre 2014
AVERE UN ANZIANO PER AMICO
Avere figli da giovani è una cosa meravigliosa, per tutta una serie di motivi, quali: si hanno maggiori energie per stare dietro ai pargoli durante la fase di crescita, quella in cui sono dei terremoti, per intenderci. Non si hanno delle idee, o ideologie superate da un milione di anni. Si è ancora in un momento di affermazione lavorativa, per ciò più grintosa, rispetto a chi ha già fatto tutto il suo percorso e si sente "arrivato".Penso che questo atteggiamento lo si trasmetta anche ai figli per le loro attività. Si ha quella voglia di creare giochi più creativi, a parer mio, invece del "FACCIAMO-LA-SOLITA-TORTA-INSIEME", che oltre a far diventare dei bidoni, sia genitori che figli, sviluppa solo delle capacità individuali, tralasciando il senso di aggregazione che si attua con lo stare fuori a giocare. Spesso i genitori vetusti evitano di andare all'aperto, perché il clima, potrebbe causare loro dei fastidi reumatici, quindi stanno alla larga dei luoghi come parchetti, piscine e affini.
Mia moglie ed io facciamo parte della categoria dei genitori giovani e siamo davvero in pochi ad essere catalogati come tali, tra i tanti di quelli che frequentiamo dico. I genitori degli amici dei miei figli, hanno un'età che si aggira tra i quaranta e i cinquanta e molto spesso ci sentiamo dei pesci fuor d'acqua. Avendo una così grande differenza di età, viene difficile instaurare dei discorsi che non siano quelli superficiali, poiché non abbiamo altri punti in comune, se non i figli. Sia chiaro che siamo ben contenti che i nostri figli siano circondati da tanti bambini e facciano nuove amicizie, però se costoro avessero dei genitori nostri coetanei, sarebbe un pochino meglio. E' difficile essere sempre cordiali e disponibili al colloquio con tutti, specialmente quando gli argomenti che si trattano, hanno dei tempi generazionali diversi. Come sostiene mia moglie, la difficoltà che troviamo nel rapportaci con queste persone, sta nel fatto di non avere un vissuto comune, cioè di non aver fatto delle esperienze uguali alle nostre. Alcuni argomenti, sono dei veri e propri tabù, o se vengono tirati in ballo, si ha la sensazione che siano tremendamente nostalgici.
Credo che la generazione anni '80 sia quella più dedita agli eccessi, nel senso che avendo vissuto in un periodo di gran benessere sociale, abbiamo depredato le aspettative dei nostri genitori, riducendoci come degli stracci quando eravamo liberi da ogni impegno. Molti di noi hanno seguito l'università, ma non l'hanno poi conclusa, ci siamo bevuto e fumato quei facili soldi che riuscivamo a guadagnare. Siamo stati esclusi dal mondo lavorativo ben remunerato per colpa della crisi, siamo cresciuti tardi, rispetto ai coetanei di dieci anni prima. Tutto questo bagaglio o fardello, si sente molto se si parla con qualcuno che potrebbe avere persino l'età dei miei zii, per non dire dei miei genitori.
Quando mia figlia andava all'asilo, mia moglie ed io, eravamo visti un po' come dei ragazzini che avevano messo su famiglia troppo presto, rispetto alla normalità. Non eravamo certo snobbati dagli altri papà e mamme, però mi sentivo (e forse anche mia moglie) come messi sotto esame da persone più grandi di noi. C'è da aggiungere, che pochi dei nostri amici hanno seguito le nostre orme nel formare un nucleo familiare, specialmente i miei, quindi anche quando venivamo in contatto con loro, a separarci non era più l'età anagrafica come con i signorotti e signorotte di prima, bensì, una dimensione genitoriale che non gli apparteneva ancora. Siamo stati gli unici da un lato e i primi dall'altro. Ho solo un amico di vecchia data che ha figliato dopo di me e con il quale mi vedo spesso, ma per il resto della compagnia, non frequento quasi più nessuno. Ragion per cui, mi vedo costretto, ad instaurare nuovi rapporti con persone sempre più grandi di me.
Andrà a finire che per i miei quarant'anni, (cioè fra sette anni) farò una festa galattica alla Residenza Anni Azzurri, dato che coloro che frequento adesso, saranno in dirittura d'arrivo presso la hall della residenza. Non vogliatemene per quanto ho scritto, però in fondo è così, e non è neppure detto che alla fine non ci si diverta, alla residenza, in fondo è un un bel posto per una festa.
Mia moglie ed io facciamo parte della categoria dei genitori giovani e siamo davvero in pochi ad essere catalogati come tali, tra i tanti di quelli che frequentiamo dico. I genitori degli amici dei miei figli, hanno un'età che si aggira tra i quaranta e i cinquanta e molto spesso ci sentiamo dei pesci fuor d'acqua. Avendo una così grande differenza di età, viene difficile instaurare dei discorsi che non siano quelli superficiali, poiché non abbiamo altri punti in comune, se non i figli. Sia chiaro che siamo ben contenti che i nostri figli siano circondati da tanti bambini e facciano nuove amicizie, però se costoro avessero dei genitori nostri coetanei, sarebbe un pochino meglio. E' difficile essere sempre cordiali e disponibili al colloquio con tutti, specialmente quando gli argomenti che si trattano, hanno dei tempi generazionali diversi. Come sostiene mia moglie, la difficoltà che troviamo nel rapportaci con queste persone, sta nel fatto di non avere un vissuto comune, cioè di non aver fatto delle esperienze uguali alle nostre. Alcuni argomenti, sono dei veri e propri tabù, o se vengono tirati in ballo, si ha la sensazione che siano tremendamente nostalgici.
Credo che la generazione anni '80 sia quella più dedita agli eccessi, nel senso che avendo vissuto in un periodo di gran benessere sociale, abbiamo depredato le aspettative dei nostri genitori, riducendoci come degli stracci quando eravamo liberi da ogni impegno. Molti di noi hanno seguito l'università, ma non l'hanno poi conclusa, ci siamo bevuto e fumato quei facili soldi che riuscivamo a guadagnare. Siamo stati esclusi dal mondo lavorativo ben remunerato per colpa della crisi, siamo cresciuti tardi, rispetto ai coetanei di dieci anni prima. Tutto questo bagaglio o fardello, si sente molto se si parla con qualcuno che potrebbe avere persino l'età dei miei zii, per non dire dei miei genitori.
Quando mia figlia andava all'asilo, mia moglie ed io, eravamo visti un po' come dei ragazzini che avevano messo su famiglia troppo presto, rispetto alla normalità. Non eravamo certo snobbati dagli altri papà e mamme, però mi sentivo (e forse anche mia moglie) come messi sotto esame da persone più grandi di noi. C'è da aggiungere, che pochi dei nostri amici hanno seguito le nostre orme nel formare un nucleo familiare, specialmente i miei, quindi anche quando venivamo in contatto con loro, a separarci non era più l'età anagrafica come con i signorotti e signorotte di prima, bensì, una dimensione genitoriale che non gli apparteneva ancora. Siamo stati gli unici da un lato e i primi dall'altro. Ho solo un amico di vecchia data che ha figliato dopo di me e con il quale mi vedo spesso, ma per il resto della compagnia, non frequento quasi più nessuno. Ragion per cui, mi vedo costretto, ad instaurare nuovi rapporti con persone sempre più grandi di me.
Andrà a finire che per i miei quarant'anni, (cioè fra sette anni) farò una festa galattica alla Residenza Anni Azzurri, dato che coloro che frequento adesso, saranno in dirittura d'arrivo presso la hall della residenza. Non vogliatemene per quanto ho scritto, però in fondo è così, e non è neppure detto che alla fine non ci si diverta, alla residenza, in fondo è un un bel posto per una festa.
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