martedì 2 giugno 2015

MA PARLA COME MANGI

Qualche settimana fa, ero con mia figlia in porta Garibaldi (nota zona di un certo spessore del centro milanese). Tra le tante persone che sono passate frettolose sotto la porta o appena vicino, mi è balzata all'orecchio la frase detta al telefonino da una tizia sulla quarantina, ben vestita, probabilmente single, di sicuro in carriera, che recitava così:
"Ah, menomale! Mi fa piacere sentire ogni tanto delle positive news..."
Scusa? Come dici? Delle positive news? Ma perché? A che pro?
Nel sentirla sono rimasto raggelato, mia figlia nel frattempo non se n'è accorta nemmeno, ma meglio cosi.
Se ci ripenso, mi sbalordisco. Se avessi sentito, una donna al telefono che mi diceva una frase del genere, le avrei messo giù in un secondo. Ma non poteva dire semplicemente, "delle buone notizie" l'inglesismo era fuori luogo, come lo sono tutti gli intercalare detti in un'altra lingua.
Ok, che siamo nell'era della globalizzazione, e che la lingua più diffusa sia l'inglese, ma tra noi italiani ci è ancora permesso parlare la lingua nazionale, spero. Tra l'altro, come mi ha fatto notare una mia collega che l'inglese lo mastica parecchio, chi usa questi termini per parlare con gli altri, la lingua straniera non la conosce affatto.
Mi è capitato di vedere affisso su camioncino cinese, la scritta "ALIMENTALI" e poi corretta la frase sbagliata, con un pennarello. L'effetto è esilarante, però, questo significa che in effetti chi millanta di parlare una lingua straniera, in fin dei conti, non è mai padrone veramente dell'idioma. Quindi, ha ragione la mia collega.
Andando in giro in bicicletta, ho la facoltà di guardarmi intorno ad una velocità adeguata e così facendo, colgo cose che non vedrei se andassi più veloce. Mi sono accorto che le pubblicità dei prodotti tipici italiani, sono accompagnate da lunghe frasi in inglese. La scelta di adottare questo tipo di linguaggio, penso sia dovuto all'idea di esportazione del prodotto, perciò, il concetto è globale. In questa maniera non viene penalizzato un po' il cliente italico che non capisce la lingua straniera? Si dovrebbe adeguare? E' ipotizzabile; però, la signora milanese che legge sotto la foto del gorgonzola; per esempio, una roba tipo: "The italian cheese that everybody loves" cosa dovrebbe capire? Oppure la Scavolini che dice "Kitchens, living and bathroom" una volta era semplicemente la più amata dagli italiani, ora sarà la più amata dagli inglesi. Come la prenderebbe la Cuccarini a tal proposito?
Chi probabilmente spalleggia questo tipo di comunicazione, credo sia Zucchero (il cantante) Nei suoi testi, ogni due per tre, ci infila una frase in inglese che non centra niente, con tutto il resto. Chissà il why, cioè il perché...


domenica 31 maggio 2015

UNA MOGLIE BELLISSIMA

Oggi pomeriggio, mentre ero alle prese con le richieste dei miei figli, sono entrato in camera da letto per prendere una cosa al volo ed ho visto mia moglie con il piccolino di casa affianco a sé, che riposavano beatamente l'uno avvinghiato all'altra. Il mio sguardo fugace si è posato sulla figura di mia moglie, giusto il tempo necessario, per rendermi conto di avere una moglie bellissima. Nell'esatto momento in cui ho constatato questa indiscutibile verità, ho immediatamente pensato al film di Pieraccioni, che non ho visto e mi vedo bene dal farlo, da cui ho preso il titolo per questo post. Ebbene: sono davvero fortunato.
Sono sicuro che ogni marito reputi la propria moglie come la più bella di tutte le donne del mondo, perciò questa mia affermazione, ha la stessa validità di chiunque altro abbia la mia stessa idea della sua consorte, ma comunque, la mia lo è un po' di più.
Avendo scelto la via dell'anonimato sul mio blog, non pubblicherò una foto della mia dolce metà, però posso assicurare che è effettivamente così.
Sarebbe riduttivo definire mia moglie soltanto bella, ma bella da morire, in verità ha un sacco di altre doti che mi legano in modo inseparabile; neppure con la forza di Hulk sarebbe possibile staccarmi da lei. La prova di quello che dico, per l'ennesima vota, l'ho avuta anche oggi.
In questo periodo si è resa conto che attraverso una fase negativa con il lavoro e lei, non perde occasione di propormi delle alternative per tirarmi su di morale, oppure, per farmi aprire gli occhi su tutte le possibilità che la vita ci offre. Mi dà un sacco di buoni consigli ed è sempre piena di ottimismo su tutto ciò che verte intorno alla sezione lavorativa, sia mia, ma anche sua. Mi piace di lei, l'entusiasmo espresso nel dirmi quanto sarebbe bello fare qualcosa che ci renda padroni del nostro tempo e vivere senza pensieri. Mi piacciono i suoi progetti e i suoi sogni, anche se forse li reputo irrealizzabili, ma solo per una mia paura personale, non perché siano davvero delle cose fuori dal normale.
A volte, ho il timore di non saper esprimere bene il mio piacere verso le sue proposte, in quanto, mi reputo un monolite difficile da smuovere, quando mi viene indicata una strada nuova. Quello che provo dentro in verità, è: soddisfazione, orgoglio e fiducia totale su ogni cosa elaborata dalla mente brillante della mia dolce metà. Certo, se avessi più coraggio, forse lei mi vedrebbe persino meglio di quanto non mi veda già. Ok, ci lavorerò su, lo prometto!
La cosa che davvero mi sorprende, è che mi conosce meglio di quanto io stesso non mi conosca. Beh, si può dire che dopo quasi dieci anni insieme e tre figli avuti con tutto l'amore possibile, sappiamo benissimo a chi ci siamo accompagnati, eppure, lei riesce a cogliere delle mie sfumature personali, lasciate in disparte o mai contemplate dal sottoscritto. Questo è sintomo di un grande acume.
La nostra storia d'amore è iniziata senza nemmeno rendercene conto. Un giorno abbiamo cominciato a parlare e non abbiamo più smesso. Non posso definirla come una scintilla scoccata tra di noi, sarebbe riduttivo, lo definirei piuttosto come: la custodia perfetta del nostro "io" reciproco, ovvero, ciò che calza a pennello per entrambi. Siamo uno dentro l'altra e ci proteggiamo a vicenda, viaggiamo insieme e non potremmo risultare idonei per nessun altro, proprio perché, siamo stati disegnati per stare solo noi due. Da questa nostra custodia, sono stati generati altre tre piccole custodie, esattamente come delle matrioske, perciò, non c'è possibilità alcuna che qualche altro essere vivente, si unisca al nostro "stampo" a meno che, noi, ne creassimo un altro.
Qui di sotto potrei mettere la foto di una matrioska, per affermare il concetto di quanto detto finora, però, avendo messo il titolo UNA MOGLIE BELLISSIMA, risulterebbe poco credibile e tra l'altro, non potrei postare nemmeno una foto di una donna qualsiasi e, come dicevo prima, non pubblico una foto di mia moglie, per una questione di privacy: quindi?
Ora mi ingegnerò...



Afrodite mi sembra appropriato.

venerdì 29 maggio 2015

THE WIND OF CHANGE

Questo blog è nato nel lontano 2009, come valvola di sfogo per i problemi che in quel periodo mi affliggevano. All'epoca non avevo modo di parlare con nessuno di quel che mi frullava in testa, perciò, necessitavo di ritagliare un piccolo spazio tutto mio, dove poter dire liberamente ogni cosa. I problemi riguardavano soprattutto il lavoro ed ora, a distanza di sei anni dal primo post, mi ritrovo ad avere lo stesso bisogno di esprimermi, dovuto alle stesse problematiche, riconducibili al luogo in cui trascorro quasi tutte le mie serate/nottate. Sì, sto parlando del lavoro.
Sarà un caso, però, ultimamente sento troppa gente che si lamenta delle mansioni lavorative quotidiane, qualunque esse siano. Il nocciolo della questione è solo uno e l'ho ribadito a più riprese: non fa bene lavorare. Potrò risultare monotono, ma l'annoso problema non si risolve mai, né per me e neppure per tutti i miei colleghi, amici, conoscenti, ecc... Siamo tutti vittime dello stesso male!
Il proverbio vorrebbe farci credere che sia mezzo gaudio, qualora fosse comune. A me sembra, che sia soltanto una conferma di un malessere planetario e saperlo, non renda felici proprio nessuno, anzi, dobbiamo prendere atto di essere delle macchinette preposte alla produzione e al consumo.
Sarebbe così bello poter fare il lavoro più vicino possibile ai propri gusti, o alla predisposizione o all'attitudine personale; invece no, dobbiamo ripiegare su qualcosa che ci faccia guadagnare i soldi per la sopravvivenza e nulla di più.
La felicità non ha prezzo, si dice; invece sì che ce l'ha, basta poter fare ciò che piace ed essere retribuiti con il giusto compenso per il lavoro svolto, allora poi, si diventa felici per forza.
A me piacerebbe fare il musicista di professione con un extra come scrittore, però non è possibile, perché?
D'accordo, uno non si improvvisa professionista senza le competenze giuste, in nessun ambito, sia chiaro; però si può apprendere tutto, per quanto mi riguarda, anche suonare e scrivere. Eppure, non posso scegliere di fare né uno, né l'altro anche se ho la voglia e il desiderio di voler intraprendere un percorso di quel tipo. Ovvio, ci sono le scuole per imparare, ma costano uno sproposito, e poi, sono delle carriere che non danno la possibilità di vivere degnamente, a meno che, non si diventi una celebrità. A me servirebbe molto meno, vorrei lavorare nelle musica e nella letteratura, come se fosse un lavoro come ce ne sono molti, che non debba per forza ambire al successo per coronare le velleità. Suonare e scrivere, non chiedo tanto.
Già, la nostra società non permette di lavorare con i sogni, o meglio, ci lucra dietro, però non aiuta a costruire una carriera lavorativa rispettosa, come un lavoro normale. Un tempo esistevano i letterati e i musicisti di professione, ora queste due figure valgono solo se vendono milioni di copie di libri o di dischi. Se invece si volesse lavorare in maniera onesta senza le ambizioni di notorietà, queste due figure non valgono molto.
Forse per fare lo scrittore o il musicista, bisogna essere prima di tutto un disadattato sociale, con il fuoco della passione che arde dentro a dispetto delle regole; un maledetto insomma, così che non si leda l'aurea mistica che aleggia intorno all'artista. Così facendo però, non si può costruire una famiglia e non si può nemmeno sperare di vivere a lungo, assaporando la bellezza del proprio lavoro, quindi è da escludere.
Noi italiani abbiamo grandi nomi da sfoggiare in entrambi i campi, eppure, non si è mai proseguito concretamente sulla linea della continuità generazionale futura. Nel senso, con il tempo si sono perse le doti artistiche italiche, per supportare altri campi, dove si possa guadagnare tanto e sulle spalle di chi sta sotto. Va beh, però non si doveva abbandonare il colpo così velocemente, bisognava incentivare chi voleva (e vuole) fare l'artista, senza che questo dovesse per forza essere una piaga sociale.
Bisogna cambiare non c'è altra soluzione!


lunedì 25 maggio 2015

STOMP

Non si può passare la vita a piangere lacrime di sangue o farsi il fegato marcio per il lavoro; accadono ogni tanto, anche momenti di svago nella nostra esistenza. Per fortuna ci sono dei giorni in cui riesco a ritagliarmi un pezzettino di tempo, facendo qualcosa che esula dalla quotidianità. Per esempio:
venerdì sera, mia figlia ed io, siamo andati a vedere gli Stomp ed è stata un'esperienza decisamente divertente. Per un batterista come me, quel tipo di spettacolo è una dose prepotente di goduria musicale. E' stata la prima volta per me e anche per mia figlia, ma non sarà di certo l'unica, anzi se in futuro ci saranno altri spettacoli a Milano; la prima fila è prenotata.
Gli Stomp sono ritmo primordiale, anzi, forse sarebbe meglio dire: estraggono il ritmo puro da qualunque oggetto, che siano esse le mani, oppure le scope (il loro marchio di fabbrica) i bidoni della spazzatura, finendo con le scatole dei fiammiferi. Ogni cosa crea un suono ed ogni suono, si lega ad un altro, per mezzo del ritmo calzante; generato grazie alla percussione esercitata sapientemente dall'enorme capacità degli artisti.
L'esibizione è avvenuta al Teatro Nazionale e per questo, il loro spettacolo musicale si differenzia molto da un tipico concerto di soli musicisti, infatti, i componenti della compagnia sono anche degli attori, poiché recitano eseguendo delle gag e simpatiche scenette tra un cambio di scena e un altro; cose brevi ma efficaci. Non proferiscono alcun verbo per spiegare la scena in atto, eppure comunicano perfettamente con il pubblico, per mezzo dell'oggetto percosso. Non solo, oltre ad essere dei percussionisti e attori, sono anche degli abili ballerini. In alcuni brani, ho assistito all'evoluzione del tip tap targato nuovo millennio. Francamente, mi ha lasciato esterrefatto vedere compiere delle lunghe sessioni di battute, soltanto con il movimento di piedi che si dimenavano in coreografie complicare, tutte coordinate tra loro al millesimo di secondo. E' uno spettacolo completo di tutto. Nulla è tralasciato, perfino la scenografia è parte integrate dello show, poiché viene suonata totalmente da tutti i sette componenti "stompettiani."
Ho potuto osservare, che anche degli oggetti semplici come degli accendini, possono all'occorrenza risultare degli strumenti: sia sonori, che altamente scenografici, perché se messi in fila e accesi e spenti a tempo, possono creare effetti inaspettati. In questo caso calza a pennello il motto, "poca spesa, tanta resa". Credo che questo sia il messaggio principale che lanciano i musicisti; ovvero: non c'è bisogno di tanti oggetti per creare uno spettacolo, anzi, nelle cose semplici si possono scovare delle potenzialità talmente alte che sembrano irreali. A maggior ragione nelle strade, così sfacciatamente congestionate da aggeggi inutili, da non comprendere il senso della loro occupazione sul suolo terrestre. Ebbene, gli Stomp sanno dare a questi oggetti, una nuova collocazione e di rimando, una nuova vita. Anche la città così infarcita di rumori molesti, può essere riqualificata da questi personaggi, alzando al livello di un orchestra a cielo aperto e alla portata di tutti. Per dire la musica è dentro le cose, basta solo tirarla fuori.


venerdì 22 maggio 2015

LAVORARE FA MALE SOPRATTUTTO ALLO SPIRITO

Chi sostenne "Il lavoro nobilita l'uomo" disse la più grande idiozia mai pronunciata nella storia. Lavorare non è salutare per il fisico e neppure per l'animo, infatti, stare nello stesso luogo ogni giorno, con i problemi da risolvere ed il fiato sul collo per riuscirci al meglio, ci cambia nettamente l'umore, e a lungo andare: ci imbruttisce. E' risaputo ormai, che il lavoro giornaliero sia la causa principale dei malesseri dovuti allo stress, il che comporta disagi fisici come: gastrite, emicrania, labirintite e ansia. A volte capita che i malesseri si tramutino in qualcosa di più grave come il cancro. La stragrande maggioranza dei dipendenti svolge una mansione odiata, poco gratificante e mal pagata. Di tutte le persone che conosco, credo ce ne siano forse un paio, che non abbiano problemi a svolgerlo quotidianamente, perché per quanto ci si dedichi con dovizia, il riscontro ottenuto dal "nobilitato animo" è sempre inferiore, rispetto alla mole di lacrime e sangue versate. Coloro che no si lamentano sono degli eroi, o dei krumiri. Quando il lavoro svolto, è al contrario, ben retribuito e soddisfacente, c'è di contro, che si diventa totalmente schiavi di quello che viene fatto ogni giorno per almeno 55 anni di vita. (sempre che la si voglia ancora chiamarla così)
A tal proposito, mi è stata consegnata una poco gradita lettera di richiamo, che non mi aspettavo minimamente, da parte dell'azienda in cui lavoro.  Ho persino ricevuto l'obbligo di rispondere entro cinque giorni dalla ricezione della missiva; eccola:

                                                                                                                          
Spettabile Direzione Tal dei Tali

Con la presente, rispondo a quanto mi è stato contestato la sera del 16/05/2015 e la sera del 17/05/2015.

Innanzitutto, porgo le mie più sentite scuse per quanto è avvenuto nelle due sere sopraindicate, ma mi permetto di dissentire dal provvedimento scelto per comunicare gli errori da me commessi.

Nella serata del 16/05/2015 mi viene contestato di non aver gestito la comunicazione scritta da parte del cliente secondo le istruzioni fornitemi.
Ebbene, non posso affermare con certezza, che tale comunicazione sia avvenuta in maniera chiara e corretta o che non sia stata gestita direttamente dal sottoscritto.

Per quel che concerne la serata successiva, ho preso in carico e gestito la comunicazione, come al meglio ho creduto. La chiamata al reperibile sbagliato, è avvenuta per una scelta erronea di valutazione, in quanto, come accade per altre campagne, spesso il tecnico da chiamare si occupa di tutte le casistiche indicate a video. Nel contattare il tecnico, ho ritenuto di dovere soltanto chiudere un flusso di prova e non, di avvertite un tecnico specifico come il contenuto della mail suggeriva.

Sono alquanto dispiaciuto, che il cliente, in base ai miei errori, abbia espresso la volontà di recedere dal contratto. Sono altresì deluso dal mio operato, per aver leso l’immagine della prestigiosa azienda, ma ciò che è da biasimare maggiormente credo sia l’intera cattiva gestione della campagna in essere, risalente addirittura al mese di novembre. Lo conferma soprattutto, il rimedio grossolano fatto solo dopo che il  cliente avesse già ripetutamente manifestato la sua insoddisfazione dell’intero servizio offerto.

Da parte mia, penso e credo, di aver riposto l’attenzione dovuta, come abitualmente faccio per tutto il lavoro che svolgo in ufficio. Mi rincresce parecchio il richiamo ufficiale adottato da parte Vostra nei miei riguardi, nonché mi mortifica e crea in me un senso di disagio per le mansioni future.
Per ovviare a tale problema cercherò di riporre maggiore attenzione a tutto ciò che mi verrà assegnato, nel frattempo, porgo i miei saluti e rinnovo le mie scuse con la speranza che non accadano più fatti di questo tipo.
                                                                 
                                                                                              Cordialmente.
                                                                                                     MR.D. 

Sì, ho dovuto piegarmi, ma perché? Per quale motivo dobbiamo sempre ritenerci in dovere di porgere le scuse se non addirittura l'altra guancia? Non proveniamo mica da Nazareth! Almeno, io no.
Per il semplice motivo che ci tengono in pugno. Dispongono della nostra vita come se non fosse altro che un numero, e se va bene, lo cestinano per poi, giocare con la vita di qualcun altro.
Mi sono rotto di questo modo di concepire la vita sociale, di dover sempre rendere conto a qualcuno, che non sa nulla di me e di quello che faccio nella mia vita al di fuori dell'ufficio. Mi fa rabbia pensare che quello che sta sopra, in termini gerarchici, voglia fare le scarpe al sottoposto, solo per giustificare lo stipendio, è da sciacalli. 
Il lavoro fa male in tutti i sensi. 



                                                                  

sabato 16 maggio 2015

NON ESISTE UNA VERITA' VERA

Quante notizie si sentono alla radio o in TV, si leggono sui giornali o sul web e poi queste, vengono discusse, smentite, manipolate, rivalutate o addirittura negate, da altre fonti che effettuano ricerche diverse. In questo ginepraio di voci non c'è modo di capire quale sia la parola più giusta sulle altre, perché chiunque ha la possibilità di dare un proprio giudizio, di dire ciò che gli passa per la testa e inevitabilmente, si arriva poi ad un punto in cui tutti si ergono a scienziati, piuttosto che luminari o veri e propri maghi della sapienza. Non è possibile credere a tutto, ma nemmeno, non credere a nulla e quindi? Come si fa a venirne fuori? Bisognerebbe farsi una personale opinione su ciò che ci gira intorno, però quali testi hanno davvero l'autorevolezza giusta per affermare una tesi corretta, ma anche solo dare una notizia che non sia giostrata da mani sapienti della comunicazione?
Una volta (si parla degli inizi del nuovo millennio) si diceva, che i blog fossero dei luoghi in cui c'era la possibilità di informarsi in maniera imparziale perché non c'erano contaminazioni di alcun tipo, essendo questi, liberi e privi di interessi monetari e soprattutto, creati da molti giornalisti che hanno dissentito la varie politiche delle testate giornalistiche più importanti. Può darsi che le cose all'inizio fossero così, però poi, la volontà di scrivere un blog, si sia estesa a macchia d'olio, quindi, anche in questo caso, tutti (me compreso) hanno l'opportunità di dire qualsiasi cosa.
In passato, (quello che parte dall'antichità fino al secolo scorso) la cultura e l'informazione, erano in mano a poche persone, quindi si dava per vero ciò che veniva scritto sui libri, sulle enciclopedie e anche sui giornali, quando questi, sono approdati in società. Però non significa che fosse tutto vero quanto veniva scritto sulle "sacre scritture" perché poi, studi più recenti hanno in qualche modo aggiornato, se non addirittura negato, quello che una volta veniva considerato vero. E questo tipo di metodologia avviene ogni giorno, sugli argomenti più disparati. Un esempio:
Ieri mia moglie mi ha detto, di aver letto un articolo sul quale veniva elogiato l'alta proprietà genuina del pollo, quando fino a poco tempo fa, veniva demonizzato in quanto fosse pieno di ormoni. Oppure:
io ho letto su un sito, che la birra non fa ingrassare, anzi se ne consiglia un paio di lattine al giorno per l'uomo e una per la donna. Ma come? Il mio dietologo è stata la prima cosa che mi ha tolto!
C'è da dire che sull'alimentazione se ne sentono delle nuove ogni giorno.
Su tematiche importantissime, come quelle dei vaccini, c'è da diventare pazzi. Nessuno dà una linea sulla quale adeguarsi; non si può avere un'opinione a riguardo, o si è a favore, o si è contro. La via di mezzo sembra essere impossibile da seguire, in quanto entrambe le fazioni, assicurano di dire la verità, nel tentativo di dissipare ogni dubbio.
Per quel che concerne gli avvenimenti storici, c'è da sbizzarrirsi. Ci sono fatti studiati per anni sui libri, che ora vengono dichiarati falsi o mai accaduti, come lo sbarco sulla Luna, per dirne uno. Denunce di questo tipo, vengono fatte però da trasmissioni giornalistiche, che il più delle volte spingono al sensazionalismo, senza che ci siano delle prove concrete. Non si sa davvero a chi credere, come capita per quasi la totalità degli avvenimenti studiati.
Per citare Piero Pelù, "Tutta la storia è una grassa bugia" in effetti, non si hanno sempre le prove di tutto ciò che è accaduto realmente, perciò anche in questo caso, bisogna solo fidarsi. Anche perché se venisse fuori una nuova fonte che neghi alcuni avvenimenti, questa, sarebbe tacciata come l'ennesima eresia per screditare i fatti storici e, per noi mortali, finirebbe all'interno di un enorme calderone dove vengono spedite tutte le nuove realtà, il che significa: le prime verità sono dure a morire.
Ultimo elemento di questo breve elenco, lo chiude: la fotografia. Con l'invenzione di photoshop. ogni cosa la si spaccia per realtà, perché si sa, nulla è più eloquente di un'immagine. Però chi conosce lo strumento sa anche come smascherarlo, quindi, scene immortalate che assicurano la loro veridicità, spesso sono etichettate come: fake. L'esempio a riguardo, sono gli avvistamenti degli ufo e le foto che li riprendono in volo. Non è detto che tra queste ce ne siano di vere, ma quale sarà?
Tutto è vero e tutto è falso, ma cosa è più vero e cosa è più falso? La risposta ce la potrà fornire soltanto... il nostro buon senso.

venerdì 15 maggio 2015

VITA S-PIRLA-COLATA

Ci sono momenti in cui non capisco bene, se le mie gesta possano definirsi epiche, al pari di un valoroso eroe, oppure, azioni sconsiderate compiute da un povero pirla. Il passo è breve per entrambe le sezioni, in quanto, gli eroi fondamentalmente hanno dentro quel briciolo di pazzia che li spinge ad affrontare la vita in modo anticonvenzionale. Al tempo stesso, anche i pirla vivono sotto il vessillo dell'eroismo, poiché, per quanto siano bizzarre le loro imprese, spesso ne vengono fuori come dei vincenti; al meno credo.
Ebbene, l'avventura capitatami ieri, la si può osservare da tutti e due i punti di vista.
La sfiga non mi abbandona mai quando si tratta di bicicletta e ieri, il fato avverso, ha dato il meglio di sé.
Dopo aver finito di lavorare, avevo tutta l'intenzione di riparare la mia bici -EROE-.
Ho smontato la ruota, tolto il copertone ed individuato il foro, in men che non si dica -EROE-
Dallo zaino ho tirato fuori la camera d'aria nuova. Peccato che questa fosse adatta per le ruote della bici di mia figlia, ovviamente, dalla scatola non me ne sono accorto -PIRLA-
Non mi sono perso d'animo e ho rimesso tutto esattamente come prima di metterci le mani -EROE-
Ma purtroppo la fretta è cattiva consigliera, quindi, credo di aver commesso qualche errorino per riuscire a montarla in tempo per tornare a casa ad un orario decente. La dannata ruota non ha voluto entrare nelle forcelle -PIRLA-
Sono dovuto salire in ufficio per darmi una lavata alle mani, dato che erano nere come la pece, e nel tentativo di farle divenire quasi pulite, ci ho messo più del dovuto -PIRLA-
L' ATM non mi è stata amica in quella circostanza, visto che all'una passata, di mezzi in giro non ce n'erano nemmeno a pagarli oro. -PIRLA, ma l'ATM, non io-
Mi sono armato di pazienza ed ho ordinato alle mie gambe di non fermarsi, se non dopo dieci chilometri; la distanza che intercorre tra l'ufficio e casa mia, appunto. Così è stato, ho camminato per un'ora e mezza senza interrompere la lunga traversata -EROE-
Mentre mi facevo a fette tutta Milano, mia moglie si è svegliata nel cuore della notte, non trovandomi nel letto accanto a lei e ha cominciato a chiedermi dove fossi. Le ho spiegato la situazione e lei mi ha dato del -PIRLA-
E' stata lunga e faticosa la camminata notturna, però comunque non è stata affatto male, anzi direi addirittura divertente.
Per quel che concerne la sfida tra  EROE vs PIRLA si è raggiunto un ex aequo 4 contro 4 (no si è tenuto conto dell'ATM) quindi, si può dedurre che tutti gli eroi sono dei pirla e tutti i pirla sono degli eroi. Sarà veramente così?


COME UN ANNO FA

 L'anno scorso siamo rimasti rinchiusi per mesi a causa di un virus letale, sconosciuto e altamente aggressivo, dopo un anno siamo ancor...