venerdì 30 maggio 2014

GARAGE BAND APP

Qualche giorno fa ho scaricato quella fantastica app chiamata GARAGE BAND per l'appunto e devo dire che la trovo davvero molto interessante, l'unico problema è che non è molto semplice il suo utilizzo, perciò mi sento un po' in difetto ad usarla. Demon Albarn è uno che questa applicazione la sa usare bene a quanto pare, dato che uno dei suoi album da solista, l'ha composto interamente con GB ed è stato pure criticato per questo. Io sarei contento di fare giusto qualche canzone da poter riproporre in sala con il mio socio in musica. Ma per quanto mi ci metta, che in verità non è molto perché mi annoio in fretta, non riesco a comporre come vorrei. C'è da dire che bisogna scaricare a pagamento il resto degli strumenti, se si vuole sfruttare a pieno l'enorme potenziale della funzione, ma non è che mi vada proprio a genio, visto che mi stufo in fretta di stare dietro alle app piuttosto che giochi e robe affini. Non essendo mai stato uno smanettone su questioni tecnologiche, la pazienza mia è poca, preferisco agire realmente sulle cose ma va beh, questa è un gusto del tutto personale, detto questo, pagare per poi non usarla mi sembra stupido. Ho visto anche dei tutorial su come fare per essere un musicista di nuova generazione e comunque implica lo scaricamento a pagamento degli altri strumenti quindi...
In fin dei conti forse sarebbe bene applicarsi di più sulla cara e vecchia batteria, così magari, dopo aver raggiunto il successo sperato, potrebbe essere proprio Demon Albarn a spiegarmi come funziona, certo il pagamento degli strumenti sarebbero a carico suo, ovvio.


martedì 27 maggio 2014

CON TUTTO IL MIO EEEENTUSIASMOOOO

In Italia potrei azzardare a dire che di grandi nomi del rock, quelli che ancora restano nonostante tutto, sono tre: Vasco Rossi, Ligabue e Piero Pelù/Litfiba. Ok ce ne saranno anche di meglio, ovviamente, ma bisogna ammettere che questi tre signori a tutt'oggi restano saldamente incollati alle vette delle chart in fatto di vendita di dischi. Il trio ha un innegabile passato composto da album formidabili per quel che concerne la storia italiana del rock. Vasco è stato il precursore del rocker dannato in tempi non sospetti, ovvero quando di rock cantautoriale, era visto da molto lontano. Ligabue è arrivato almeno con dieci anni di ritardo ed è stato un po' la risposta alle balere dell'Emilia Romagna. Per quanto riguarda mister Pelù con i suoi Litfiba, forse è stato quello che, all'inizio della carriera, ha osato e sperimentato di più, andando oltre il rock arrivando alla new wave, decisamente inusuale per gli ascoltatori dello stivale. In comune i tre soggetti hanno questo, che hanno superato la cinquantina, riempiono gli stadi e si ostinano a fare album pessimi. Vasco ha dietro un vero e proprio popolo che gli perdona qualsiasi cosa faccia, Ligabue non è da meno. Sono delle istituzioni musicali italiane ragion per cui, dettano legge sia con i discografici, sia con i loro seguaci. Il Pelù è quello che si barcamena tra l'esposizione politica (vedi ultimo 1° Maggio) e apparizioni televisive in veste di giudice da talent show, nel mentre sforna dischi con i Litfiba nei quali tenta di riprendere un po' le fila delle origini musicali, quelle in cui davvero erano un gruppo che spaccava e album solisti che sono anche peggio. Non saprei dire il motivo principale di una decadenza di gusti nello scrivere canzoni, da parte dei nostri signorotti o meglio, credo fortemente che questo accade perché fondamentalmente non sanno più cosa inventarsi. Hanno già sperimentato tutto, hanno suonato in ogni dove, hanno realizzato il loro sogni, di conseguenza si sono spenti. Le soluzioni potrebbero essere diverse:
1- Andare in pensione e chiuderla lì.
2- Scrivere le canzoni per altri artisti o fare i produttori, come accade spesso negli States.
3- Cercare di partire da zero in un paese straniero per trovare nuovi stimoli
4- Espandere i propri confini in ambiti diversi (a onor del vero Ligabue è l'unico che ci ha provato come regista di un paio di film e scrittore di qualche libro)
Però per finirla qui direi ai grandi rockers nostrani: abbiate pietà di noi, non distruggeteci il fantastico ricordo nel nostro immaginario popolare, se non riuscite a smettere di suonare e fare dischi, almeno, che siano passabili, non proprio delle ciofeche come quelli che ci spiattellate da anni, thank you.


lunedì 26 maggio 2014

UN PRATO PIENO DI QUADRIFOGLI

Ci sono diversi modi per sentirsi fortunati nella vita, c'è chi ha un buon lavoro e guadagna bene, chi ha raggiunto il successo che desiderava, chi riesce a vivere nei posti più belli del mondo, chi effettivamente di fortuna ne ha e lo dimostra sbancando il casinò, però tutto questo non lo si apprezza pienamente se affianco non c'è l'anima gemella. Per quanto possa sembrare un discorso populista, nel senso dico queste cose per arraffarmi dei buoni pareri, alla stregua di qualche politico in campagna elettorale (il giorno è proprio quello giusto) penso davvero a quello che dico. Mi sono accorto che tutto quello che ho come, due figli meravigliosi, un lavoro stabile, un tetto sulla testa sotto il quale vivere senza problemi, salute di ferro, tre pasti al giorno e tutto ciò che ruota attorno alla vita di persone normali, diverrebbero delle inezie se non avessi accanto mia moglie. Ci tengo a fare luce su una questione di questo tipo:
Mettiamo il caso che, dopo anni di matrimonio io e mia moglie ci lasciassimo in pessimi rapporti, come purtroppo accede spesso, i figli diverrebbero oggetto di continui conflitti, tanto che poi sarebbe un dramma riuscire a rientrare nella vita in modo pacifico e non turbare loro ulteriormente dopo la divisione dei genitori. Conseguentemente il percorso di crescita dei bambini causerebbe dei danni irreparabili che si porterebbero dietro per sempre. D'altro canto se dovesse capitare di lasciarmi con mia moglie, avendo totale fiducia nel suo modo di essere e di pensare, non arriveremmo mai a farci la guerra, come appena descritto, perché entrambi teniamo più al benessere dei nostri figli, che non a farci ripicche reciproche. Perciò posso ritenermi fortunato qualora la fortuna mi voltasse le spalle.
Detto questo, anche se non avessi tutte le fortune sopra citate, nel senso che se non avessi nulla a parte lei, comunque mi sentirei un uomo realizzato e soddisfatto. Se faccio un excursus a ritroso, ripensando alle donne che ho avuto in passato, sarebbe molto probabile che non avrei raggiunto la stessa soddisfazione personale come ce l'ho con mia moglie. E' chiaro che non stando più con nessuna di loro, significa chiaramente che non eravamo fatti per stare insieme, ma se per qualche motivo fortuito avessi continuato a mantenere la relazione con una qualsiasi delle mie ex, penso che avrei vissuto degli incubi piuttosto seri. Mi rendo conto che parlo per com'ero in passato e per come lo erano loro, quindi non ha molto valore in sé, ma se dovessi riportarle nella mia vita di oggi sostituendo mia moglie a turno con le mie ragazze del passato, sono certo che sarei finito come molti uomini al giorno d'oggi, ovvero, rovinato per sempre.
Sono più che convinto che avere al proprio fianco la persona giusta, faccia apprezzare tutto il bello delle cose che si ha con essa e non di meno, non faccia pesare per le mancanze di quello che non si ha. E' davvero forse solo una questione di fortuna dividere la vita con una persona, nel mio caso una donna, con la quale si ha la sicurezza di poter vivere una vita serena, di mettere in gioco la propria esistenza ed essere fiduciosi di poterla vincere senza troppe fatiche, di superare i brutti momenti con intelligenza e amore. Menomale che nel gioco sono sempre sono stato un autentico sfigato.


domenica 25 maggio 2014

DIMMI COSA ASCOLTI E TI DIRO' CHI SEI

Una volta parlai con un mio amico, dopo poco tempo che si lasciò con la sua storica fidanzata ed ero incuriosito dalla sua nuova situazione, anche perché li conobbi insieme come coppia. Per farla breve, alla mia domanda:
"Ma dimmi un po' ma come mai è finita?"
Lui mi rispose così.
"Sai lei è una che ascolta Jovanotti e io beh, ascolto gli Alice In Chains"
Io lì per lì rimasi un attimo interdetto. Gli risposi con una frase che mi uscì proprio dal cuore.
"Ok ma credo che in un rapporto che dura da anni tra due persone adulte, ci siano delle motivazioni un pelino più importanti che vadano al di là dei gusti musicali"
Proprio oggi a distanza di anni sono tornato su quella frase e credo che tutto sommato, ci sia un briciolo di saggezza in quelle parole. Questo perché negli ultimi tempi ho conosciuto un sacco di persone con i quali mi relaziono quotidianamente, in maniera più o meno superficiale sia chiaro, ma ogni tanto viene sviscerato in qualche discorso l'argomento musica. Mi accorgo che certa gente non ha una benché minima idea della buona musica, cioè che nel sentire cosa ascolta rabbrividisco. Io personalmente sono un tipo di persona, che cerca di vedere il buono in tutte le cose, anche sul piano musicale. Sono tollerante con chi non ha i miei stessi gusti musicali, perché non è detto che io abbia la scienza infusa a tal riguardo, potrebbe anche essere che io non ascolti buona musica alle orecchie di altri. Quindi faccio un sforzo e cerco di capire cosa possa piacere di un artista piuttosto che di una band alla persona con la quale sto parlando. Però per prendere in esame qualcosa che non conosco, che piaccia a qualcuno dei miei conoscenti, deve essere almeno di qualità, sennò non mi ci metto neanche un secondo a prestarci attenzione.
In fin dei conti la musica è il primo canale che fornisce le basilari nozioni sul nostro modo di essere e che dice qualcosa di immediato sul nostro modo di vedere o meglio, di sentire la vita. Faccio fatica ad immaginare persone che riescano ad andare d'accordo in tutto tranne che sulla musica, poiché le differenze poi si scontrano e non permettono di godere a pieno certi momenti.
Per esempio, lo scenario ipoteticamente questo: l'aurora al mare.
I personaggi: una coppia che lo guarda dalla riva.
Uno dei due nella sua testa ha una canzone non so degli Animals, house of the rising sun, mentre l'altro una canzone della Tatangelo (oddio) credo che due persone con dei gusti così differenti, siano impossibili che si avvicinino uno all'altra, anzi, che potrebbero nemmeno parlarsi da lontano. Quindi quello che mi disse il mio amico tutto sommato non era così idiota, come in principio pensai.
Io e mia moglie in fatto di musica andiamo abbastanza d'accordo cioè a me piace quello che lei ascolta, a dire il vero, ho anche conosciuto meglio artisti che ascoltavo una volta, senza troppo interesse. Poi però grazie a lei ho apprezzato anche quello che apprezza lei. Dal mio canto, a lei non piace molto quello che ascolto io, forse perché a volte potrebbe risultare estremo, difficile o chiassoso. Comunque per lo meno non ascolta la Tatangelo e io non ascolto Gigi d'Alessio. Se ascoltassimo roba del genere, nella situazione dell'esempio di sopra, come minimo ci saremmo presentati a guardare nascere il sole, vestiti nel modo più zarro possibile, farci dei selfie con in super smartphone davanti ad una Volkswagen Golf bianca con le portiere aperte e la musica a tutto volume di un duetto dei personaggi appena citati, aiuto! Da lasciarsi affogare lentamente in acqua.



                                         NON C'E' LIMITE AL PEGGIO

venerdì 23 maggio 2014

LA LUCE VERDE DEI MISSILI

Stamattina mentre ero nello spogliatoio della palestra, ho avuto un ricordo amaro che mi apparso in mente. Affianco all'armadietto che stavo usando, c'è incastonato ben bene, un televisore penso di una quarantina di pollici che trasmette ininterrottamente le immagini del TG 24. Non faccio molto caso a quello che passa in onda, perché nel momento esatto in cui tolgo gli occhiali, il mondo scompare per un attimo e, mi ritrovo come uno snorky sott'acqua, nel senso che vedo più o meno in quel modo. Ad un certo punto deve essere passata qualche immagine che ha destato un po' di curiosità tra gli altri soci, e si sono messi tutti a guardare verso la TV. Io non sono riuscito vedere bene, ma ho ipotizzato ci fossero delle immagine relative a qualche guerra nel mondo. Tutta l'apprensione che ho sentito delle persone in fissa sullo schermo, mi ha riportato nel lontano '90 quando ci fu la prima guerra nel golfo. All'epoca ero un bambino avevo nove anni e non capivo nulla di cosa stesse succedendo, dei motivi politici per cui scoppiò il conflitto, di cosa fosse realmente una guerra, sapevo solo che la guerra era una cosa orribile. In quei giorni vedevo mio padre alzato di buon ora prima di a andare a lavoro, in ascolto davanti alla televisione per conoscere gli sviluppi del conflitto. Ascoltava in silenzio e ogni tanto si indignava quando sentiva salire il numero dei morti innocenti. Io e mio fratello eravamo terrorizzati all'idea che anche nostro padre dovesse partire per il fronte in aiuto delle truppe americane, Questa era l'idea che serpeggiava tra tutti bambini del cortile, perciò anche noi venimmo travolti dall'angoscia di vedere nostro padre imbarcato sulla nave con la Marina Italiana. Ci raccontava spesso delle sue avventure passate da giovane alla naja, ogni volta che ne aveva l'occasione, perciò eravamo quasi abituati all'idea di vederlo indossare nuovamente la divisa da marinaio e partire lontano, in quel posto che non sapevo collocare molto bene sulla cartina. La paura vera mi venne quando andai con mia mamma e mio fratello al piccolo supermercato sotto casa e vidi gli scaffali vuoti, presi d'assalto dalla gente terrorizzata di non avere viveri per chissà quanto tempo. Già mi vedevo come nei film della seconda guerra mondiale, tra palazzi distrutti, morti dappertutto, spari, bombe e lacrime a profusione. Tempestavo mia madre di domande sulla nostra sopravvivenza, se saremmo riusciti mai a scappare e via discorrendo. Lei ovviamente mi rasserenava dicendomi che non sarebbe successo niente in Italia, e così fu, per fortuna. Però quando vedevo le immagini dei missili sparati di notte e tutte quelle luci verdi intorno, il mio animo si inquietava a dismisura, spaventato all'idea che in quella stessa notte arrivassero quei missili anche sopra casa mia.
Comunque oggi quando poi ho rimesso gli occhiali, ho visto che non si trattava di nessuna guerra, ma bensì di tutt'altro, non ricordo nemmeno cosa in realtà perché mi ero talmente tuffato nei ricordi che ho tralasciato il presente. Gli occhiali servono sempre.


martedì 20 maggio 2014

RITRATTARE E' UMANO O DIABOLICO?

Difronte alle decisioni importanti a cui la vita ci sottopone, siamo chiamati a dare il nostro parere sul tema proposto, spesso e volentieri. Che siano positivi o negativi non ha valore assoluto in sé, cioè che non sempre quello positivo sia la conferma del giusto e il negativo di quello sbagliato, ma per essere concreto e veritiero, si deve prendere il coraggio a due mani e darlo nel modo più coscienzioso possibile. A volte sembra che la prima decisione data, sia quella che davvero pensiamo, ma poi il cervello ripensa, rimugina, ritorna su i suoi passi e tac, ci troviamo a pensarla diversamente. Se ciò che scegliamo si ripercuotesse solo su noi stessi, in fin dei conti il danno, qualora ci fosse, sarebbe confinato solo intorno a propri confini, ma quando questo va al di là della vita singola, ovvero quello che si è deciso, va a collimare con la vita di un altro individuo, beh allora si che le cose cambiano. Onestamente io sono un tipo che, prima di riuscire ad dare una risposta definitiva, prendere una decisione assoluta e dare la mia opinione in modo indiscutibile, non mi riesce bene. Quando credo di essere sicuro di ciò che esprimo, mi ritrovo poi a posteriori, di rivedere le mie convinzioni e pensare il contrario. Dannazione il fatto principale è sempre lo stesso, ovvero sono un insicuro cronico, non ho la forza di dire pienamente di si o di no. Chi mi sta accanto un giorno si stuferà di questo mi atteggiamento nell'affrontare la vita, ne conseguirà un bel servito da parte sua e, come biasimarla? Agisco in questo modo perché paradossalmente credo, di riuscire a dare la risposta definitiva, ma poi alla lunga mi perdo nelle riflessioni e quindi finisce che non so più cosa pensare. C'è un'alta cosa da aggiungere, cioè che purtroppo non ho molte persone con le quali confrontarmi su certi argomenti, (i temi importanti per davvero per intenderci) perché sono uno che non si apre facilmente, neppure con gli amici. Tendo spesso a tenere per me le mie elucubrazioni, quindi non sento dei pareri esterni che mi facciano riflettere in maniera diversificata da quelle che rielaboro in continuazione, pensando e ripensando fino alla fine dei miei giorni. Prima c'era ad aiutarmi la psicologa, ma avendo finito con lei gli appuntamenti, sono rimasto solo con le mie preoccupazioni. Insomma non sono una persona facile su questo punto di vista, ma ahimé non so essere meglio di così. Potrei pensare di fare di più, ma mi manca il coraggio in tutto e per tutto. Sono conscio del fatto che chi leggerà questo post, si chiederà cos'è che affligge i miei pensieri, ma non è questo il modo migliore per dichiararlo, cioè prima di renderlo pubblico, dovrei almeno pensarci un po' su.


sabato 17 maggio 2014

UN UOMO CHIAMATO PSYCO

Quando vivevo in quella ridente cittadina chiamata Rozzano, per spostarmi ero solito prendere il tram 15. Oltre al tram appena citato percorreva e percorre ancora, più o meno la stessa tratta, l'antagonista del mio mezzo di fiducia cioè la linea denominata con il numero 3. Non arrivava al capolinea del mio comune si fermava, a Gratosoglio ovvero l'estrema periferia a sud facente parte ancora del comune di Milano, distante appena 4 fermate prima di Rozzano appunto. Non so bene per quale motivo ma questo quartiere è sempre stato un ricettacolo di malati di mente, pazzi scellerati e personaggi particolari. Tra questi individui si aggirava con fare piuttosto molesto un tizio chiamato Psyco, che all'occorrenza lo si poteva incrociare sia sul 15 che sul 3. Il caro amico Psyco era un metallaro super convinto, che ascoltava la musica più estrema in assoluto. Si faceva prendere talmente tanto dalla musica, sparata a palla nelle cuffie del walkman, che pogava da solo contro i pali della luce accanto alla fermata del tram oppure contro i paletti all'interno del mezzo di trasporto, quando restava in piedi per l'affollamento dello stesso. La cosa che faceva ridere a crepapelle me e tutti quelli che lo incontravano, era che per quanto lui volesse apparire un duro tanto quanto l'heavy metal da lui ascoltato, la faccia che si portava dietro era quella di un babbo colossale, anzi, di un bambino con la faccia da bamascione tonto. Mi è capitato di vedere scene in cui Psyco chiedeva a chi portava alle orecchie le cuffie, queste parole:
"Uè che ti ascolti?"
Il più delle volte chi rispondeva, dava il nome di qualcuno, che il fantastico personaggio detestava e non nascondeva affatto il suo dissenso dicendo:
"Ma noooo!!!! Ma che musica di m@*°# Toh ascolta questo!"
Porgendo poi in malomodo le sue cuffie a quel povero disgraziato.
Un fatto del genere lo subì anche mio fratello, che ridere.
Il caso volle che in giorno me lo ritrovai ad un corso gratuito di batteria, organizzato in un centro sociale che frequentavo assiduamente. Di fatti anche lui suonava la batteria o meglio millantava di saper suonare alla stregua di Dave Lombardo, poi però la sua incapacità lo smentì amaramente, poverello. Finì a suonare in un gruppo di metallozzi come lui, in cui come bassista ci suonava anche un  mio amico.
Mi raccontò un altro mio amico, che un giorno andò a sentirli suonare in sala prove. E' risaputo che i metallari siano dei musicisti decisamente chiusi a livello musicale, nel senso che, per loro esiste solo i metal e niente più, come il nostro amico Psyco dimostrava quotidianamente.
Fatto sta che in queste benedette prove, il gruppo per scaldarsi disse dei titoli di canzoni di band tecnicamente inarrivabili, come: Dream Theater, Manowar, Iron Maiden, Metallica e via discorrendo. L'incapacità del caro amico batterista però tradì le aspettative del resto del gruppo e alla fine tutti delusi arrivarono a suonare Anarchy in the U.K. dei Sexpistol, che beffa.
Alla fine PUNK NEVER DIE.


IMMAGINE GENTILMENTE CONCESSA DAL WEB E DAL TIPO IN SOVRAPPESO

COME UN ANNO FA

 L'anno scorso siamo rimasti rinchiusi per mesi a causa di un virus letale, sconosciuto e altamente aggressivo, dopo un anno siamo ancor...