domenica 28 febbraio 2016

UNA TV MUSICALE DI QUALITA'

Non rammento esattamente quando arrivò MTV in Italia, però mi ricordo che veniva trasmesso solo in inglese ed il primo VJ di casa nostra era Enrico Silvestrin. Però prima che il colosso americano invadesse le nostre case, cambiasse le nostre abitudini musicali e ci omologasse nella cultura del pop statunitense, sulle reti italiche circolava un canale di tutto rispetto, ossia: VideoMusic.
Se non erro, il canale era di provenienza toscana, Lucca per la precisione, alcuni dj erano di matrice anglosassone e tra i tanti che hanno bazzicato l'emittente, quello che ricordo di più è il grandissimo Mixo, che nelle sue prime apparizioni sembrava il conte Dracula di F.F.Coppola.
Io l'avevo registrato sulla TV con il canale 10 ma prima ancora sul 12, inutile dire che era il mio canale preferito. Il palinsesto aveva la funzione di una radio televisiva, cioè con gli speaker nascosti dal video in onda e la musica era decisamente migliore di quella che c'è in circolo oggi; ora, non saprei dire se fosse merito dell'emittente o degli arsiti che producevano note degne di nota (eheheh) comunque gran parte della mia cultura musicale la devo al quel canale lì; ringrazio di cuore.
C'erano delle trasmissioni a tema musicale, nel senso che in rotazione avevano dei video tematici inseriti nelle rubriche rock, heavy e rap, quest'ultimo all'epoca del mio periodo B-Boy lo seguivo con grande interesse, si chiamava Yo e andava in onda il venerdì sera. Poi per la programmazione notturna mandavano dei video davvero improbabili di artisti più o meno conosciuti, alcuni dei quali mi sono rimasti in mente fino ad oggi come quello di Alice Cooper "Poison" e uno dei Quireboys "Hey You" che per anni ho cercato su YouTube, poi finalmente l'ho rivisto.
Impossibile non menzionare il "Roxy Bar" di Red Ronnie, quello fu un trampolino di lancio per diversi astri nascenti come Elisa. i Linea 77 e leggendo su Wikipedia, vedo che in quegli studi apparve la non ancora Nina Zilli. Quando suonavo con la mia prima band, quello era il nostro obiettivo ma mai raggiunto.
Nel periodo di transizione da VideoMusic a TMC2 l'emittente divenne una vera schifezza, si diede spazio a programmi televisivi di vario genere, rubriche non inerenti al tema del canale e la musica venne sempre più accantonata, cioè, divenne una TV generalista proprio come sta accadendo da diverso tempo a MTV.
Mi rendo conto che oggigiorno è impossibile contrastare l'egemonia di YouTube per quel che riguarda i video degli artisti, però credo si sia persa l'abitudine di concepire la musica come parte integrante di un intrattenimento alternativo alla solita banalità televisiva ed è per questo che mi astengo dal vederla.
Comunque i bei ricordi sono duri a sparire.



mercoledì 24 febbraio 2016

ABBIAMO UNA SCADENZA SUL RETRO

A preservare il fisico si comincia da piccolissimi, anzi, forse ancora prima di nascere, poiché una mamma coscienziosa, cerca di fare tutto il possibile per alimentarsi bene, tenendo a cuore la salute sua e di conseguenza quella del feto. Una volta nati i pargoli, ovviamente l'alimentazione ideale è quella dell'allattamento al seno, poi con la crescita si cerca di far mangiare bene il piccolino dando sempre alimenti freschi e controllati. Il linea di massima le attenzioni rivolte ai neonati e lattanti sono sempre molto alte, per cui si può dire che nell'arco di una vita il regime alimentare è ottimale solo nei primi anni.
La contaminazione del fisico avviene anche qui modo molto precoce, in quanto, superata la fase "latte materno e passati di verdure non stop", i bambini mangiano come gli adulti con tutte le conseguenze che comporta, ossia, schifezze a non finire e cattive abitudini alimentari che causano l'ormai diffusissima obesità infantile.
Con l'adolescenza fino all'età molto adulta, c'è un vero e proprio bombardamento di sostanze nocive che precludono una vita sana, tutto ciò è dato in primis dal vizio del fumo, poi dall'assunzione abituale degli alcolici, dal cibo spazzatura ingerito di continuo e in casi più estremi dalla dipendenza di droghe. In questo lasso di tempo tutto il benessere ricevuto durante l'infanzia si annulla completamente e con la vecchia si cerca di riparare l'irreparabile, scongiurando le malattie e ritardando ogni giorno l'ultimo passo.
Penso che questo sia un quadro abbastanza generale dove le situazioni spesso avvengono in questa maniera, e per dirlo non ho bisogno di chissà quali studi, basta solo guardare come si comporta ogni esponeste delle diverse fasi della vita per rendersene conto.
I miei bambini mangiano abbastanza sano, il più piccolo è quello che sicuramente mangia meglio di tutti; io personalmente sono in una fase altalenante di cibo salutare e junk food, e a maggior ragione in passato ho veramente messo a dura prova il mio fisico. Di anziani che combattono con la medicina per tutti gli acciacchi che si ritrovano ad avere ogni giorno, ne è pieno il mondo, anzi gli ambulatori, per cui mi sento di dire che non vado molto lontano dalla verità.
C'è un'eccezione alla regola, ossia, persone che seguono una vita monacale a livello alimentare eppure si ammalano lo stesso, perché?
La spiegazione più attendibile è che abbiamo una scadenza e questa viene comunicata in diversi modi in maniera più o meno democratica, sia se chi la riceve ha un'età inoltrata, sia che questi siano persone con ancora tutta la davanti.
C'è che chi dice che sia il corso del destino, chi un disegno divino, altri ancora pensano sia solo sfortuna o il caso, e io? Penso che tutto questo non abbia nessuna logica, ma comunqe spero di scadere fra molto molto tempo.





lunedì 22 febbraio 2016

QUELLA VICINA TIPO SEXY COMEDY '70

Quando vivevo a Rozzano con i miei, avevo come vicini di casa una famiglia di 3 persone, molto simpatica e cordiale. Mi ricordo di essere stato coccolato da loro alla stregua di un nipote; poiché mi avevano visto nascere era da considerarsi del tutto naturale tale affezione e per questo, credo siano stati parecchio d'aiuto anche a mia madre che spesso era a casa da sola con me e mio fratello.
Marito e moglie erano un po' in là con gli anni, cioè, ai miei occhi apparivano così, però mi madre mi disse che l'unico figlio dei vicini era quasi suo coetaneo, all'epoca entrambi non arrivavano a trent'anni, per cui non dovevano essere poi così anziani, ma a me sembravano comunque dei nonni.
Come ogni copione che si rispetti, un giorno la coppia dei genitori del mio vicino gli lasciano l'appartamento per andare a vivere in campagna e lui si stabilisce lì con la sua fidanzata che sarà poi sua moglie. Vi rimangono per almeno una decina di anni, dopodiché si trasferiscono anche loro 3 in una zona che francamente ignoro.
Mi ricordo di aver conosciuto per la prima volta la ragazza del mio vicino, una sera in cui miei genitori mi lasciarono a casa sua per qualche ora. In quell'occasione lei mi rivolse la parola, ovviamente per salutarmi, ma io ero talmente intimidito che non riuscii ad alzare lo sguardo dal libro che stavo leggendo. Oggettivamente non posso dire che fosse una dea scesa in terra, era una ragazza carina certo, però il mio imbarazzo non era dato dal suo aspetto grazioso, ma in quel momento indossavo un pigiama talmente orribile che mi vergognavo a farmi vedere da lei in quelle condizioni.
Col passare del tempo quando divenne la mia vicina de facto, entrai più in confidenza con lei, passavo molto tempo a casa sua e non era così difficile sapermi nel suo soggiorno a guardare un film o a giocare a qualche gioco in scatola mentre facevamo merenda. Quando tornavo da scuola, si assicurava di vedermi rientrare e con la scusa di portare giù il cane, chiacchieravamo della mia giornata scolastica appena conclusa per poi risalire insieme prendendo l'ascensore. Non mi ricordo di aver mai pranzato a casa sua, però era sempre pronta ad offrirci qualcosa di buono.
A Natale ci siamo scambiati i regali con una certa regolarità e non tardava a presentarsi con un regalino anche per i miei compleanni e quelli di mio fratello. Per dirla in breve era davvero un'ottima vicina di casa.
Crescendo, questa affinità divenne per me una specie di infatuazione affettiva, ma essendo un bambino era del tutto platonica, poi però quando ho maturato le prime curiosità verso l'universo femminile, il mio sguardo su di lei cambiò. Non la guardavo più con occhi innocenti, bensì, la sbirciavo dallo spioncino della porta quando puliva il suo zerbino con l'aspirapolvere. Facevo questo per scorgere un po' di seno che spuntava dalla sua camicetta che indossava spesso senza reggiseno. Tra l'altro sapevo della sua abitudine a girare in casa in topless d'estate, poiché qualche volta aveva fatto delle rapidi incursioni sul balcone soltanto con le mutandine. Una volta, ossia una giornata di caldo torrido, mi armai di bastone e di specchietto per poterla guardare nella sua intimità e ovviamente trovai: tutta la sua intimità. Mi ricordo perfettamente quel giorno e come mi sentii, avevo il cuore che impazziva dal terrore di essere scoperto ma anche dall'eccitazione per quel che stavo vedendo e non potevo credere ai miei occhi. Quando poi glielo dissi a mio fratello, lui morì dall'invidia per aver visto, colei che era l'impersonificazione per entrambi di un sogno erotico. Fino a quel momento potevo sapere certe cose solo grazie alle commedie sexy degli anni '70, ma mai mi sarei sognato di vederle a pochi metri da me, per di più effettuando gli stessi escamotage ideati da Alvaro Vitali.
Direi che la "VICINA" è un classico per quei ragazzini pieni di ormoni delle pubertà come ero io, ogni preadolescente avrebbe fatto carte false per essere al mio posto quel giorno, tuttavia, oltre a mio fratello non ne parlai con nessuno dei miei amici, perché in fondo mi dispiaceva averla spiata di nascosto.
A tutt'oggi posso ipotizzare che lei qualcosa intuì, non dico di quel giorno specifico, ma che probabilmente i miei bollenti spiriti si manifestavano anche quando non davo loro l'ordine di ardere, perdendo così l'innocenza dallo sguardo. Ragion per cui, gli inviti a casa sua divennero sempre più rari, i regali non fecero più alcuna apparizione in casa e lei bussava alla porta sempre meno. Chissà, magari il marito geloso l'aveva messa in guardia dalle voglie di un preadolescente, o come appena scritto, l'aveva capito da sola che andare in giro nuda poteva creare qualche turbamento ad un ragazzino o a quelli dei palazzi di fronte, fatto sta che poi si trasferirono e io nel frattempo non ho più avuto bisogno di alcuno specchietto...



martedì 16 febbraio 2016

PE' FA 'NA VITA MENO AMARA...

No, non ho "comprato 'na chitara" anche perché con gli strumenti musicali ho delle discussioni in atto in questo periodo, perciò meglio lasciarli da parte, bensì, ho comprato un dolcetto, cioè forse più di uno.
La gola è il mio punto debole e la mia volontà si annienta davanti ad una prelibatezza dal gusto delicato, amabile e zuccherino. Mi si riempie il cuore di gioia quando vedo del cioccolato, non riesco a resistere davanti ad una torta, mi sciolgo difronte alla marmellata di fragole; se non fosse del tutto chiaro sì lo ammetto, impazzisco per i dolci.
Quando sento dire che le persone si rifugiano nei dolci lo fanno a causa di carenze d'affetto, rimango sempre un po' stranito. Non dico che sia del tutto falso, poiché il dolciume può dare una soddisfazione pari ad un abbraccio in certi casi, nel senso, di un conforto, una consolazione, anche se penso ci sia una buona scusa un po' velata dietro, però per quel che mi riguarda, non è affatto così, io sono solo un golosastro da strapazzo. Purtroppo i dolci fanno male alla salute, ai denti, alla linea e mi domando il motivo di tanta crudeltà. Se un alimento dolciario provoca un piacere, non dovrebbe fare male altrimenti sarebbe un dispiacere, giusto? Allora perché le cose buone sono pericolose e quelle che solitamente hanno un sapore che va dalla suola delle scarpe ai mobili di cartone dell'Ikea, dovrebbero essere salutari? Che razza di gioco perverso è questo? Degno dei miri dell'antica Grecia.
Se dovessi mai diventare uno scienziato di fama mondiale, la mia missione sarebbe di ribaltare proprio questa incongruenza tra il salutare ed il gustoso. Al di là che diventerei uno scienziato osannato come un dio da tutto il mondo, ma poi potrei finalmente abbuffarmi di dolciumi senza remore o rimpianti. Questa sì, che sarebbe una scienza utile all'essere umano, altro che la crema abbronzante (per dirne una) o il lifting corporeo. (per dirne due) La ricerca italiana dovrebbe andare verso questa direzione, in questa maniera si conterrebbe persino la fuga di cervelli che tanto ci rammarica. Allora cervelloni italiani, trovate una soluzione definitiva per poter godere dei piaceri del palato senza ricadere nell'obesità o nel diabete. Nell'ambito sessuale il preservativo è abbastanza vicino a questo genere di problematica, ossia, proteggersi per non incorrere in pericolosi danni alla salute. Forse bisognerebbe inventare una specie di preservativo da applicare sulla lingua, o meglio allo stomaco, così si potrà assaporare ogni leccornia e non ingrassare. Ok mi offro come cavia per sperimentare una protezione totale dal male che il dolciume provoca, a patto che, mi venga regalata una pasticceria personale.
Per ingolosire i lettori propongo di leggere questo post con un bel pezzo di cioccolato tra le mani e come sottofondo Sweet Emotion degli Aerosmith; se non fossi a lavoro ci proverei immediatamente.


lunedì 15 febbraio 2016

ちょうどそれについて考えます!!!!

Quando nasce un'idea che sembra quella giusta, quella vincente, non si vede l'ora di metterla in pratica. Colti dal travolgente entusiasmo non si focalizzano bene i rischi che l'idea appena nata porta con sé, perciò si percorre la nuova strada evitando di pensare a quelle conseguenze che non sono ancora contemplate, ma restano comunque dietro l'angolo. E allora, all'arrivo delle prime difficoltà tutto vacilla, tutto è meno elettrizzante rispetto all'inizio, di conseguenza, si sviluppa un ripensamento sulle azioni fatte e sulla volontà di continuare nonostante i problemi e i dubbi.
Il più delle volte un ritorno sui propri passi è dovuto alla mancanza oggettiva delle capacità nel perseguire un obiettivo, ovvero, quello che si potrebbe definire: "guardare in faccia alla realtà". Bisogna anche aggiungere il tempo che si è disposti a spendere per raggiungere il traguardo e cosa si è intenzionati a scarificare perché questo sembri meno irraggiungibile, ossia, fare il conto con le proprie priorità.
Una persona adulta dovrebbe mettere in conto, ancor prima dell'entusiasmo, tutte quelle variabili che potrebbero sfocare il tragitto verso la vittoria, ma se ancor prima dell'inizio si pongono i primi limiti, allora non si arriverebbe mai da nessuna parte, o no? Quindi cosa fare?
Pensare e pensare senza mai agire? O, partire in quarta e poi dopo ridimensionare in corso d'opera l'esaltazione iniziale, con il rischio che non si concluda un progetto?
La soluzione sarebbe: andare avanti come un Hummer H1 senza ripensamenti, raggiungere tutti gli obiettivi e non curasi di nessuno, nemmeno dei propri dubbi.
Io personalmente non sono affatto così, anzi, il più delle volte non arrivo nemmeno a fare le cose perché mi faccio fagocitare dell'ansia delle incognite, non sono per niente una persona decisa né tanto meno costante; in verità sono inconcludente.
C'è un fatto ben preciso che mi spinge a riflettere su ciò che ho fatto da ottobre fino ad ora, ma non lo nominerò con un sostantivo che possa ricondurlo ad un luogo specifico o quello di una persona fisica. Lo indicherò con il mio stato d'animo, cioè, con la mia è inadeguatezza.
Sono troppo vecchio per rincorrere dei sogni irraggiungibili, sono poco capace di mettere in pratica quello che voglio e credo di avere avuto in dono da Madre Natura una testa di legno.
Non sono nato guerriero, nemmeno molto dotato di capacità intellettive fuori dalla norma, sono solo un povero cristo che invece di piangersi addosso perché il mondo è avverso, dovrebbe rimboccarsi le maniche e mettere in pratica quello che vorrebbe, senza troppi piagnistei, appunto.
Invece, sono fatto male.





sabato 13 febbraio 2016

CHARLIE BIG POTATO

Un anno è passato dalla nascita del mio terzo bimbo, il che significa che domani (cioè oggi per chi vive di notte) sarà un giorno di festa, ossia, la sua prima festa di compleanno.
In effetti quest'anno è trascorso veloce come le rapide del Rio delle amazzoni, ma nel frattempo lui è cresciuto come un vitellino. E' sveglio, dolce simpatico e ha una caratteristica profondamente diversa dai suoi fratelli maggiori: è proprio un monello, nella maniera più zuccherina del termine.
Durante quest'anno ci siamo conosciuti, abbiamo preso confidenza l'uno con l'altro, riconosciamo vicendevolmente i nostri atteggiamenti e i nostri desideri; in poche parole ci amiamo.
Potrà sembrare un'assurdità quello che sto per dire, però un padre e un figlio hanno bisogno di un certo periodo per conoscersi e di conseguenza amarsi, non è istintivo come per la madre. Una mamma stabilisce un legame così profondo che un papà non potrà mai replicare con il figlio. Già il fattore di crescita dentro la pancia è un elemento di unione talmente solido e viscerale che non ha nulla di paragonabile, nemmeno due persone che si amano alla follia possono avvicinarsi ad un sentimento forte come quello tra madre e figlio. Poi c'è da aggiungere l'allattamento, la sintonia che si instaura tra loro mese per mese. l'istinto materno che gioca un ruolo fondamentale e perché no, anche l'imprintig.
Per dirla in parole povere, l'amore che passa tra una madre ed il suo bimbo è qualcosa di ancestrale, di animalesco, di istintivo, è la fusione di due anime scisse in due corpi. Mentre quella del padre è qualcosa di più ragionato, di cerebrale, che si sedimenta giorno dopo giorno sul cuore e ovviamente non si sposterà mai più da dove viene collocato, ma priva che ciò avvenga, ha comunque bisogno di un po' di tempo per innamorarsene perdutamente.
Il tempo trascorso con mio figlio è arrivato allo stadio in cui non posso fare a meno di vederlo, di sentirlo, di tenere in braccio quel piccolo vitellino, quindi posso solo auguragli cento di questi giorni.
Auguri Big Potato.


martedì 9 febbraio 2016

PSICOSI DELLA MOTRICITA' URBANA

Da qualche anno a questa parte, uso la bicicletta per girare in città. Lo faccio per muovermi più liberamente, mantenermi in forma e non inquinare l'ambiente. Penso che queste siano la motivazioni che spingono la maggior parte dei ciclisti urbani a scegliere questo mezzo piuttosto che un altro, io ci aggiungo anche la psicosi nel ricercare un parcheggio per l'automobile. Non solo, ma anche spostarla dal parcheggio sotto casa mi procura parecchi problemi a riguardo, cioè, la penso così: quando trovo dove posizionare la mia vettura, vorrei poterla non spostare mai più. E' senza senso, me ne rendo conto, essendo un'auto-mobile, bisognerebbe adoperarla per lo scopo con la quale venne inventata il secolo scorso, ovvero: muoversi. Ma per me restare dentro l'abitacolo è come una specie di prigione se poi ci aggiungo anche il traffico, la detenzione diventa isolamento, infatti quando sono in auto da solo nel traffico, divento matto proprio come capita a chi resta nella cella in solitudine. Questa specie di psicosi la vivo anche quando l'auto viene usata da mia moglie, perché penso che potrebbe stare ore e ore a cercare un parcheggio con i bambini e non può sfuggire a questo disagio. Fortunatamente lei non ha questi di problemi, anzi, è abbastanza fortunata sotto questo aspetto, ma la mia preoccupazione in tal senso non cessa a diminuire mai.
A volte penso che la soluzione sarebbe non avere più la macchina, così vivrei sereno senza pensare a dove riporre quell'ingombro di metallo, gomme e carburante. Poi però cerco di guardare in faccia alla realtà e concludo dicendo che una famiglia numerosa come la mia, deve per forza avere un mezzo sempre pronto all'uso, o forse, vivendo in una società consumistica, è così che sono indotto a pensare.
Oggi per esempio, sono venuto a lavoro in bici nonostante sia venuto giù l'ira di dio di acqua, ma la cosa non mi ha minimamente scalfito, al contrario, se avessi dovuto prendere l'auto averi sclerato ad ogni centimetro fatto con estrema lentezza, proprio come quel filone di auto che ho sorpassato poche ore fa.
Non nascondo che a volte tornare a casa la sera asciutto, non è che mi dispiaccia poi tanto, sicuramente prendere l'auto ha i suoi vantaggi, però se non dovessi poi impazzire a cercare un parcheggio sotto casa, valuterei di prenderla più spesso, anche perché la pago pure quando sta ferma.
Un'altra  possibilità sarebbe quella di possedere un box, così non ci sarebbero problemi per quanto riguarda il parcheggio, però se ne avessi uno. ci metterei una bella batteria per poterla suonare o perlomeno custodirla in tutta tranquillità.
In sostanza, l'auto non fa per me.


COME UN ANNO FA

 L'anno scorso siamo rimasti rinchiusi per mesi a causa di un virus letale, sconosciuto e altamente aggressivo, dopo un anno siamo ancor...