Lo senti nascere dentro come un virus letale, pian piano si impadronisce della mente fino a sentirne fisicamente il tragitto percorso per arrivare al cuore. E' doloroso ma inebriante, la sensazione può riempire l'anima ma non è mai abbastanza quella dose di tossina iniettata con un bacio, con una parola o solo con lo sguardo. La bramosia della possessione del corpo è paragonabile solo alla fame del lupo nella steppa. Afferrare, prendere, sfamarsi con la bocca e coglierne ogni sapore, mischiarsi la saliva e le mucose. Una danza letale che porta alla morte per poi rinascere ogni volta più estasiati pur rimanendo senza difese, fragili come un guscio d'uovo. Le viscere si strappano, il sangue ribolle, manca il fiato e tutto gira come sopra una giostra infernale; è l'amore.
Il veleno scorre libero nelle vene, quando tutto il sangue si è esaurito dopo averlo versato sulle spine di un fiore pericoloso ramificatosi in profondità. Le lacrime solcano il viso come artigli di un falco quando infilza la sua preda.
Non c'è gioia, non c'è felicità, nemmeno il più piccolo frammento di pace, se prima non si viene colpiti con violenza inaudita dal fulmine che squarcia la ragione.
E' subdolo, infingardo, maligno, ogni cosa viene distrutta dal fuoco della passione, congelato dall'ansia della perdita, sotterrato dalla paura di non ricevere più quella droga.
Si muore per mano dell'amore, si vive solo per testare anche solo una volta la sua immensa potenza. Non ci si può nascondere dalla forza d'urto che viene propagata dall'esplosione dei sensi, non ci si può riparare dalla travolgente corrente dell'oceano, capace di trascinare fino a sbattere la faccia conto il fondale degli abissi, è impossibile cercare un rifugio dall'urgano che si crea con lo scontro tra due anime.
Nessuno ha mai trovato una cura contro l'amore, poiché una volta infettati si muore sempre, non lo si può sconfiggere.
Il modo migliore di abbandonare la propria vita è quello di consegnarla nelle mani di qualcun'altro che avrà la capacità di farne ciò che vuole. Il diabolico gioco della fiducia, della sintonia e della reciprocità sono armi infallibili contro ogni difesa.
Lasciarsi trafiggere il cuore da questo folle sentimento, è il più bel modo di morire.
lunedì 17 ottobre 2016
giovedì 13 ottobre 2016
E SE DOMANI...
A volte penso: se il futuro avesse in serbo per me qualcosa di nuovo, come dovrei affrontarlo?
Passano anni senza che ci siano delle grosse novità che abbiano il potere di cambiare il corso degli eventi, cioè, all'interno della routine capita che possano avvenire situazioni nuove, magari anche molto importanti, però per quanto siano cariche di sorprese, non sono in grado di tracciare un nuovo percorso.
La vita è fatta da tutta una serie di scelte che si prendono in base alle necessità, piuttosto che alla volontà di seguire un progetto, o magari perché arrivano tra capo e collo delle possibilità mai prese in considerazione prima del loro arrivo. L'insieme di queste decisioni porta a vivere la vita che si vive.
Personalmente, credo di aver scelto ogni passo fatto nella mia vita correttamente, a volte, mi sono buttato a capofitto anche senza sapere bene come muovermi, altre volte invece, penso di aver adottato il criterio migliore nel ritenere quelli fossero i passi giusti da compiere, di conseguenza, alle mosse da attuare; insomma penso di aver agito con il cervello e con il cuore. La stragrande maggioranza delle mie scelte, hanno permesso poi di sviluppare la mia splendida famiglia; ne vado molto fiero e sono convinto di ciò. Per cui, sul piano affettivo non ho nulla che possa avermi fatto pentire di qualcosa, anzi, sono felice così e non potrei vivere in maniera differente.
Quello che ho sempre trascurato è il lato lavorativo, poiché non ho mai adottato gli stessi criteri con i quali ho formato la mia sfera affettiva-personale, potrei dire di non aver mai pensato al lavoro come qualcosa che potesse soddisfarmi pienamente, e cioè, che potessi ricevere dal lato formativo-lavorativo, le stesse soddisfazioni che ricevo dalla mia famiglia. Il motivo è molto semplice: non mi è mai importato nulla di questa grossa parte della vita. Non avendo mai avuto l'interesse nei soldi, ho sempre accettato dei lavori che mi permettessero di vivere in maniera decorsa, ma senza ammazzarmi di stress per raggiungere certi traguardi o status quo che non mi appartengono, come dire: non mi sarei visto un manager di grido che va i giro con dei bolidi da urlo, delegando ad estranei la mia vita familiare, non sono davvero il tipo. Chiaramente questa mia linea di pensiero, ricade poi anche sulla mia famiglia, il che significa che non ci saranno grandi possibilità di fare cose fuori dall'ordinario. Mi rendo conto che sia un limite ciò che impongo loro, però d'altro canto, insegno ai miei figli che si può essere felici anche con poco. Io e mia moglie la pensiamo allo stesso modo, per cui mi sento sicuramente più fortunato che frustrato.
Ma se in una maniera puramente ipotetica, ci fossero le possibilità di cambiare lavoro e di conseguenza anche le mie abitudini, come dovrei agire?
Per come sono fatto io, mi spaventerei all'idea di stravolgere completamente la mia giornata tipo; avrei il terrore di sbagliare perché molto spesso mi sottovaluto e quindi credo che sul lavoro non sia proprio un asso vincente; forse mi farei fagocitare dalle ansie, però sarebbe un modo per crescere professionalmente.
Sono arrivato ad una certa età in cui di treni favorevoli se ne vedono pochi, perciò, si può stare a pensare ma non in eterno, si può avere la nostalgia del tempo libero, però non è che si può stare sempre con le mani in mano, pensando tutto il giorno a quant'è bello crogiolarsi nelle più spensierate delle fantasie. Si arriva ad un punto della vita in cui si deve dimostrare qualcosa, non agli altri ma per primi a se stessi. Ho fatto le mie esperienze ed è giunto il momento di poter far valere quello che ho appreso in tutti questi anni. Quindi se un domani dovesse mai capitare qualcosa che mi faccia progredire (in maniera equilibrata) sarei disposto a dire:
"Perfetto, sono pronto. Questo è il mio momento. Quando si inizia?"
Passano anni senza che ci siano delle grosse novità che abbiano il potere di cambiare il corso degli eventi, cioè, all'interno della routine capita che possano avvenire situazioni nuove, magari anche molto importanti, però per quanto siano cariche di sorprese, non sono in grado di tracciare un nuovo percorso.
La vita è fatta da tutta una serie di scelte che si prendono in base alle necessità, piuttosto che alla volontà di seguire un progetto, o magari perché arrivano tra capo e collo delle possibilità mai prese in considerazione prima del loro arrivo. L'insieme di queste decisioni porta a vivere la vita che si vive.
Personalmente, credo di aver scelto ogni passo fatto nella mia vita correttamente, a volte, mi sono buttato a capofitto anche senza sapere bene come muovermi, altre volte invece, penso di aver adottato il criterio migliore nel ritenere quelli fossero i passi giusti da compiere, di conseguenza, alle mosse da attuare; insomma penso di aver agito con il cervello e con il cuore. La stragrande maggioranza delle mie scelte, hanno permesso poi di sviluppare la mia splendida famiglia; ne vado molto fiero e sono convinto di ciò. Per cui, sul piano affettivo non ho nulla che possa avermi fatto pentire di qualcosa, anzi, sono felice così e non potrei vivere in maniera differente.
Quello che ho sempre trascurato è il lato lavorativo, poiché non ho mai adottato gli stessi criteri con i quali ho formato la mia sfera affettiva-personale, potrei dire di non aver mai pensato al lavoro come qualcosa che potesse soddisfarmi pienamente, e cioè, che potessi ricevere dal lato formativo-lavorativo, le stesse soddisfazioni che ricevo dalla mia famiglia. Il motivo è molto semplice: non mi è mai importato nulla di questa grossa parte della vita. Non avendo mai avuto l'interesse nei soldi, ho sempre accettato dei lavori che mi permettessero di vivere in maniera decorsa, ma senza ammazzarmi di stress per raggiungere certi traguardi o status quo che non mi appartengono, come dire: non mi sarei visto un manager di grido che va i giro con dei bolidi da urlo, delegando ad estranei la mia vita familiare, non sono davvero il tipo. Chiaramente questa mia linea di pensiero, ricade poi anche sulla mia famiglia, il che significa che non ci saranno grandi possibilità di fare cose fuori dall'ordinario. Mi rendo conto che sia un limite ciò che impongo loro, però d'altro canto, insegno ai miei figli che si può essere felici anche con poco. Io e mia moglie la pensiamo allo stesso modo, per cui mi sento sicuramente più fortunato che frustrato.
Ma se in una maniera puramente ipotetica, ci fossero le possibilità di cambiare lavoro e di conseguenza anche le mie abitudini, come dovrei agire?
Per come sono fatto io, mi spaventerei all'idea di stravolgere completamente la mia giornata tipo; avrei il terrore di sbagliare perché molto spesso mi sottovaluto e quindi credo che sul lavoro non sia proprio un asso vincente; forse mi farei fagocitare dalle ansie, però sarebbe un modo per crescere professionalmente.
Sono arrivato ad una certa età in cui di treni favorevoli se ne vedono pochi, perciò, si può stare a pensare ma non in eterno, si può avere la nostalgia del tempo libero, però non è che si può stare sempre con le mani in mano, pensando tutto il giorno a quant'è bello crogiolarsi nelle più spensierate delle fantasie. Si arriva ad un punto della vita in cui si deve dimostrare qualcosa, non agli altri ma per primi a se stessi. Ho fatto le mie esperienze ed è giunto il momento di poter far valere quello che ho appreso in tutti questi anni. Quindi se un domani dovesse mai capitare qualcosa che mi faccia progredire (in maniera equilibrata) sarei disposto a dire:
"Perfetto, sono pronto. Questo è il mio momento. Quando si inizia?"
martedì 11 ottobre 2016
QUANTO COSTA UN CONCERTO AL GIORNO D'OGGI
Troppo spesso si sente parlare dei biglietti dei concerti che vanno letteralmente bruciati in pochi minuti sul web e poi, rivenduti a prezzi esorbitanti. Ma in che modo si può combattere questo crimine? Se ne parla tanto ma si agisce davvero poco, perché d'altra parte ci guadagnano tutti, meno che i fan, ovviamente.
E' da qualche anno che non vedo un live fatto da grandi band, l'ultima è stata quella dei Green Day a Rho con mia moglie, dato che avevamo cancellato la data di Bologna ( per colpa dell'abuso di alcol di Billy Joe, e noi eravamo là) in quel caso mi ricordo di aver comprato i biglietti da Mariposa, come ho sempre fatto in passato. Ora però le cose stanno cambiando, dato che i biglietti si comprano sul web in tutta comodità; certo, se si è fortunati o eventualmente degli hacker. Penso che anche per i rivenditori tradizionali sia difficile acquistarli, esattamente come per il pubblico, dato che le agenzie secondarie si accaparrano centinaia di biglietti dalle major primarie in fatto di vendita, per esempio: Ticketbis. Costoro grazie a dei software particolari collegate a carte di credito illimitate, comprano cinquantamila biglietti al minuto, per poi ricavarci il doppio, se non al quintuplo.
Leggevo prima del concerto a San Siro dei Coldplay, ebbene, il prezzo dei biglietto è arrivato alla sproporzionata cifra di 2500 euro!!! Cose da pazzi. Ma chi ce li ha tutti quei soldi per vedere Chris Martin e soci? E' ovvio che il ricavato di quelle folli vendite non va di certo alla band, ma a quei farabutti che si arricchiscono con questi magheggi truffaldini. Bisognerebbe fermare questo fenomeno.
Di soluzioni vere e proprie non se ne parla; sì certo, ci sono gli esposti in procura, al Codacons, alla Guardia di Finanza, ma sono tutti provvedimenti che lasciano il tempo che trovano, dato che ad ogni evento live si ripresenta sempre la stessa soluzione.
L'unica arma di difesa del fan, sarebbe quella di boicottare il concerto, anche a discapito del proprio artista preferito o del gruppo della vita, in questo modo la grossa cifra spesa dalle agenzie secondarie per comprare tonnellate di biglietti, non verrebbe coperta dai ricavi delle rivendite, allora sì che si procurerebbe un danno a questi cialtroni. Ma chi lo farebbe mai? Nessuno.
Probabilmente gli artisti dovrebbero mobilitarsi per la causa, bisognerebbe che facessero attuare un criterio più equo delle vendite, altrimenti, nessun live. Non so quanti sarebbero disposti a farlo, specie i grandi nomi italiani. Qualcuno però si è fatto sentire come Dave Grohl, ora di preciso non so cosa abbia fatto, credo abbia solo portato avanti la causa negli States, però da quel che sentivo in radio, grazie anche alla sua denuncia le cose in America sono un po' cambiate.
Peccato che io vivo in Italia e nessuno si è mosso contro questo nuovo tipo di bagarinaggio virtuale, sarà che in America hanno più a cuore la situazione economica dei fan, sta di fatto che qui si parla parla, e non si conclude mai nulla.
Qui sotto un link che finalmente parla del modo di arginare questo fenomeno:
http://startupitalia.eu/63968-20161011-coldplay-biglietti-ticketone-dynamitick
E' da qualche anno che non vedo un live fatto da grandi band, l'ultima è stata quella dei Green Day a Rho con mia moglie, dato che avevamo cancellato la data di Bologna ( per colpa dell'abuso di alcol di Billy Joe, e noi eravamo là) in quel caso mi ricordo di aver comprato i biglietti da Mariposa, come ho sempre fatto in passato. Ora però le cose stanno cambiando, dato che i biglietti si comprano sul web in tutta comodità; certo, se si è fortunati o eventualmente degli hacker. Penso che anche per i rivenditori tradizionali sia difficile acquistarli, esattamente come per il pubblico, dato che le agenzie secondarie si accaparrano centinaia di biglietti dalle major primarie in fatto di vendita, per esempio: Ticketbis. Costoro grazie a dei software particolari collegate a carte di credito illimitate, comprano cinquantamila biglietti al minuto, per poi ricavarci il doppio, se non al quintuplo.
Leggevo prima del concerto a San Siro dei Coldplay, ebbene, il prezzo dei biglietto è arrivato alla sproporzionata cifra di 2500 euro!!! Cose da pazzi. Ma chi ce li ha tutti quei soldi per vedere Chris Martin e soci? E' ovvio che il ricavato di quelle folli vendite non va di certo alla band, ma a quei farabutti che si arricchiscono con questi magheggi truffaldini. Bisognerebbe fermare questo fenomeno.
Di soluzioni vere e proprie non se ne parla; sì certo, ci sono gli esposti in procura, al Codacons, alla Guardia di Finanza, ma sono tutti provvedimenti che lasciano il tempo che trovano, dato che ad ogni evento live si ripresenta sempre la stessa soluzione.
L'unica arma di difesa del fan, sarebbe quella di boicottare il concerto, anche a discapito del proprio artista preferito o del gruppo della vita, in questo modo la grossa cifra spesa dalle agenzie secondarie per comprare tonnellate di biglietti, non verrebbe coperta dai ricavi delle rivendite, allora sì che si procurerebbe un danno a questi cialtroni. Ma chi lo farebbe mai? Nessuno.
Probabilmente gli artisti dovrebbero mobilitarsi per la causa, bisognerebbe che facessero attuare un criterio più equo delle vendite, altrimenti, nessun live. Non so quanti sarebbero disposti a farlo, specie i grandi nomi italiani. Qualcuno però si è fatto sentire come Dave Grohl, ora di preciso non so cosa abbia fatto, credo abbia solo portato avanti la causa negli States, però da quel che sentivo in radio, grazie anche alla sua denuncia le cose in America sono un po' cambiate.
Peccato che io vivo in Italia e nessuno si è mosso contro questo nuovo tipo di bagarinaggio virtuale, sarà che in America hanno più a cuore la situazione economica dei fan, sta di fatto che qui si parla parla, e non si conclude mai nulla.
Qui sotto un link che finalmente parla del modo di arginare questo fenomeno:
http://startupitalia.eu/63968-20161011-coldplay-biglietti-ticketone-dynamitick
lunedì 10 ottobre 2016
IL SERVIZIO MILITARE
Quando ero ragazzino, aleggiava il mito del servizio militare, non tanto come un desiderio di partecipazione, più che altro era un evento decisamente temuto sia da me, che da i miei coetanei. Capitava che ogni tanto qualcuno del quartiere partisse per il militare e allora da lì cominciavano tutta una serie di racconti, misti a leggende, unite a fandonie, su cosa davvero capitasse nelle caserme. Si faceva del terrorismo psicologico sugli atti di nonnismo da parte dei commilitoni più anziani ai danni dei nuovi arrivati, e tutti coloro che sentivano queste storie speravano di non subirle mai.
Ho sentito tante di quelle balle sui dispetti tra i camerati da aver creduto per anni che andare al militare significasse essere torturati giorno e notte.
Il primo campanello d'allarme sul principio del calvario era la lettera dei tre giorni, questa la si poteva anche interpretare come l'inizio della fine. Chi riceveva la cartolina era condannato a partire per qualche guerra nel mondo e morirvici, ovviamente. Non si tornava più indietro o perché appunto si moriva in guerra, o per mano dei militari "nonni". Inutile dire che ero a dir poco scioccato nel sentire cose così tremende. Eppure mio padre che fece la marina da giovane, mi raccontava che quei due anni passati alla naja, sono stati i suoi anni più belli. Da ciò che sentivo dire da mio padre, trovavo un leggero conforto, ma dopo aver visto dei film come "365 giorni all'alba" "full metal jacket" e "gunny" sono sprofondato nella paura più totale. Sono sicuro che quei film abbiano avuto un effetto traumatizzante su tutti coloro che l'hanno visto, specie, se si era pronti per partire; io che non ho mai fatto il militare non ho mai avuto una conferma che quelle cose accadevano per davvero. Però la smentita effettiva l'ho poi avuta da mio fratello, che quando partì per la naja, mi disse che non accadeva nulla di quel che si diceva.
Io non ho fatto il militare perché studiavo e ho rimandato persino i tre giorni per lo stesso motivo, a furia di rinviare, alla fine il servizio di leva non fu obbligatorio ed era esattamente ciò che ho aspetto di sentire da quando cominciarono a raccontarmi del militare. Di certo anche se la leva fosse rimasta obbligatoria avrei scelto di fare il servizio civile, dato che, con la fortuna che avevo, mi sarebbe capitato sicuramente un ufficiale come il sergente Hartman e io di conseguenza, sarei potuto diventare "Palladilardo".
Ho sentito tante di quelle balle sui dispetti tra i camerati da aver creduto per anni che andare al militare significasse essere torturati giorno e notte.
Il primo campanello d'allarme sul principio del calvario era la lettera dei tre giorni, questa la si poteva anche interpretare come l'inizio della fine. Chi riceveva la cartolina era condannato a partire per qualche guerra nel mondo e morirvici, ovviamente. Non si tornava più indietro o perché appunto si moriva in guerra, o per mano dei militari "nonni". Inutile dire che ero a dir poco scioccato nel sentire cose così tremende. Eppure mio padre che fece la marina da giovane, mi raccontava che quei due anni passati alla naja, sono stati i suoi anni più belli. Da ciò che sentivo dire da mio padre, trovavo un leggero conforto, ma dopo aver visto dei film come "365 giorni all'alba" "full metal jacket" e "gunny" sono sprofondato nella paura più totale. Sono sicuro che quei film abbiano avuto un effetto traumatizzante su tutti coloro che l'hanno visto, specie, se si era pronti per partire; io che non ho mai fatto il militare non ho mai avuto una conferma che quelle cose accadevano per davvero. Però la smentita effettiva l'ho poi avuta da mio fratello, che quando partì per la naja, mi disse che non accadeva nulla di quel che si diceva.
Io non ho fatto il militare perché studiavo e ho rimandato persino i tre giorni per lo stesso motivo, a furia di rinviare, alla fine il servizio di leva non fu obbligatorio ed era esattamente ciò che ho aspetto di sentire da quando cominciarono a raccontarmi del militare. Di certo anche se la leva fosse rimasta obbligatoria avrei scelto di fare il servizio civile, dato che, con la fortuna che avevo, mi sarebbe capitato sicuramente un ufficiale come il sergente Hartman e io di conseguenza, sarei potuto diventare "Palladilardo".
venerdì 7 ottobre 2016
SONO RIUSCITO A SVIRGIN-ARMI
E' da non credere, finalmente sono riuscito a terminare il contratto che mi ha legato alla palestra Virgin di Bicocca dopo tre anni. Avevo scritto l'anno scorso della mia poca prontezza nel cancellare l'abbonamento entro i termini previsti, si trattava di un giorno o due di ritardo, mica sei mesi, ma a quanto pare aveva la stessa valenza per loro, mentre la differenza l'ho percepita io ed il mio conto corrente. Ebbene ora, dopo che ho pagato i miei debiti, posso sentirmi libero di non andarci più, poiché per tre anni ho regalato un sacco di soldi a quei furbacchioni e il mio fisico da commerciante medievale, non è cambiato poi tanto, anzi, sono sempre uguale. So benissimo che l'errore è mio, però mi piace sfogarmi e ho tutto il diritto di farlo, dopo tutti i soldi che ho sborsato. In soldoni (dato che di questo si parla) fare l'abbonamento in palestra è un metodo ben architettato per farsi fregare molti, molti quattrini e non serve a molto. Si possono fare molti esercizi anche all'aria aperta senza che questo comporti una spesa. Ho deciso dunque che alla mattina posso andare a correre in Martesana, aggregarmi al gruppetto di anziani che pratica il Tai Chi Chuan o fare la ginnastica sconclusionata con i cinesi. D'altronde quando la ginnastica è gratis si ha meno il senso di colpa qualora non la si pratichi pedissequamente.
Ora posso gridare al mondo di essermi sVIRGINato.
Ora posso gridare al mondo di essermi sVIRGINato.
martedì 4 ottobre 2016
I CINESI: UN POPOLO BIZZARRO
Se c'è una popolazione che mi lascia sempre più perplesso, è quella cinese. Non è da tempo ormai una sorpresa vedere dei cinesi a Milano, anzi, per venire a lavoro attraverso tutti i giorni la Chinatown milanese, per cui ho fatto davvero l'occhio per quel che riguarda la fisionomia, per non parlare dell'instancabile attività lavorativa essendo sempre così indaffarati e laboriosi. Ma c'è un elemento che mi sfugge, ossia: il loro gusto estetico. Per come la vedo io, il gusto estetico non sanno nemmeno dove sta di casa, poiché riescono ad indossare sempre la cosa meno opportuna in ogni situazione; per esempio: quando in una determinata occasione viene richiesta una certa eleganza, le donne indossano sempre dei vestiti neri con pizzi e merletti più adatti a dei funerali, piuttosto che celebrazioni di un certo calibro come i matrimoni, oppure, mettono delle cozzaglie di indumenti che farebbero a pugni pure con Mike Tyson (mettendolo a ko; ovviamente) sperando di apparire raffinate agli occhi degli altri. Questo succede però solo nel momento in cui si vestono con abiti occidentali, invece per quel che concerne i loro tradizionali, nulla da dire.
Gli uomini di solito sono più casual, sempre molto dozzinali in verità, ma non eccentrici quanto le donne, però sanno essere anche loro davvero inappropriati, anche qualora indossino una semplice giacca e una camicia, perché spesso sembra che vi abbiano dormito dentro per una settimana o che provenga da qualche lontano parente.
Il simpatico popolo orientale mi stupisce non solo per l'abbigliamento, ma anche per le loro attività ludiche; mi spiego: al solito giardinetto dove porto i miei bambini a giocare, incontro anche moltissime famiglie cinesi, per essere più precisi, ci sono molti nonni con i nipotini al seguito. Ebbene, questi arzilli vecchietti, molte volte si allenano intorno al parchetto, correndo e sbattendo le mani in maniera totalmente senza senso, saltano la corda con quelle dei nipoti in modo alquanto precario e si improvvisano runner con tanto di camicia e scarpe con il tacco, sia uomini che donne. Queste tipi di attività sportive le vedo tutte le mattine e la cosa mi fa molto sorridere poiché in concomitanza con gli esercizi fuori fase della vecchia guardia cinese, un gruppetto di anziani italiani esegue con religiosa perizia le varie figure di Tai Chi Chuan nemmeno fossero loro i cinesi.
Anche in ambito commerciale, s'inventano attività creative per sfondare la dura legge del mercato, basti solo pensare ai luoghi per massaggi con tanto di happy ending, che dire, ne sanno una più del diavolo. Ma cosa direbbe Mao del suo popolo dopo 40 anni dalla sua morte? Chissà.
E' cambiato molto la società cinese dai tempi di Mao fino a oggi, ma quello che credo sia rimasto fedele alla linea sarà sicuramente, la voglia di fare, che poi sia fatto bene oppure male, è un altro paio di maniche l'importante che sia Made in China.
Gli uomini di solito sono più casual, sempre molto dozzinali in verità, ma non eccentrici quanto le donne, però sanno essere anche loro davvero inappropriati, anche qualora indossino una semplice giacca e una camicia, perché spesso sembra che vi abbiano dormito dentro per una settimana o che provenga da qualche lontano parente.
Il simpatico popolo orientale mi stupisce non solo per l'abbigliamento, ma anche per le loro attività ludiche; mi spiego: al solito giardinetto dove porto i miei bambini a giocare, incontro anche moltissime famiglie cinesi, per essere più precisi, ci sono molti nonni con i nipotini al seguito. Ebbene, questi arzilli vecchietti, molte volte si allenano intorno al parchetto, correndo e sbattendo le mani in maniera totalmente senza senso, saltano la corda con quelle dei nipoti in modo alquanto precario e si improvvisano runner con tanto di camicia e scarpe con il tacco, sia uomini che donne. Queste tipi di attività sportive le vedo tutte le mattine e la cosa mi fa molto sorridere poiché in concomitanza con gli esercizi fuori fase della vecchia guardia cinese, un gruppetto di anziani italiani esegue con religiosa perizia le varie figure di Tai Chi Chuan nemmeno fossero loro i cinesi.
Anche in ambito commerciale, s'inventano attività creative per sfondare la dura legge del mercato, basti solo pensare ai luoghi per massaggi con tanto di happy ending, che dire, ne sanno una più del diavolo. Ma cosa direbbe Mao del suo popolo dopo 40 anni dalla sua morte? Chissà.
E' cambiato molto la società cinese dai tempi di Mao fino a oggi, ma quello che credo sia rimasto fedele alla linea sarà sicuramente, la voglia di fare, che poi sia fatto bene oppure male, è un altro paio di maniche l'importante che sia Made in China.
lunedì 3 ottobre 2016
LP ASTRO NASCENTE NEL PANORAMA MUSICALE
Ieri stavo guardando dei video sul "tubo" senza molta partecipazione, poi non so come, mi sono imbattuto nel video di LP al secolo Laura Pergolizzi, che non è italiana purtroppo ma ha origini italoamericane; almeno quelle. Ebbene, questa nuova scoperta, mi ha davvero stregato con il brano Lost on You, l'ho ascoltato parecchie volte sia nella versione del cd che nella versione live, e posso assicurare di aver trovato la stessa perfezione nell'esecuzione in entrambi i casi, non è cosa da tutti, anzi...
Questo brano ha una carica malinconica esplosiva davvero travolgente, la sua voce è potente e limpida come una cascata di un torrente, mi ha davvero colpito. Era da tanto che non subivo una curiosità così forte nei confronti di un'artista per me sconosciuta, soprattutto perché esegue un genere che non ascolto molto. Poi come nelle migliori delle ricerche, scopro che questa cantante è in circolazione da un bel po' ed ha pubblicato delle canzoni una più bella dell'altra, tra il blues, il folk che strizza un po' l'occhio al rock d'autore con una punta di pop, ma solo un accenno! E cosa che adoro, usa il fischio nei suoi ritornelli. Ovviamente poi ci sono anche tutta una serie di notizie che vanno al di là della sua musica, come direbbe la Maugeri "della persona oltre al personaggio" in quanto è dichiaratamente omosessuale e l'aspetto non tradisce le sue intenzioni, forse per questo, molto criticata. Il fatto che possa sembrare Bob Dylan al femminile, credo che per lei sia una cosa ininfluente, magari potrebbe pure esserne orgogliosa chi lo sa, ma questo non dovrebbe certo mettere in discussione il suo talento, a dire il vero, finalmente si può trovare una cantante che non sia costruita con il maquillage, sorretta da reggiseni enormi o inguainata da micro short e cosa peggiore, che non sappia azzeccare una nota. LP è davvero un portento, competente, coerente e in assoluto una nuova rivelazione del 2016/2017. Sei poi i suoi gusti possano ancora indispettire qualcuno, beh, allora significa che non è pronto per la vera musica.
https://www.youtube.com/watch?v=fD2UExUhq-s
Questo brano ha una carica malinconica esplosiva davvero travolgente, la sua voce è potente e limpida come una cascata di un torrente, mi ha davvero colpito. Era da tanto che non subivo una curiosità così forte nei confronti di un'artista per me sconosciuta, soprattutto perché esegue un genere che non ascolto molto. Poi come nelle migliori delle ricerche, scopro che questa cantante è in circolazione da un bel po' ed ha pubblicato delle canzoni una più bella dell'altra, tra il blues, il folk che strizza un po' l'occhio al rock d'autore con una punta di pop, ma solo un accenno! E cosa che adoro, usa il fischio nei suoi ritornelli. Ovviamente poi ci sono anche tutta una serie di notizie che vanno al di là della sua musica, come direbbe la Maugeri "della persona oltre al personaggio" in quanto è dichiaratamente omosessuale e l'aspetto non tradisce le sue intenzioni, forse per questo, molto criticata. Il fatto che possa sembrare Bob Dylan al femminile, credo che per lei sia una cosa ininfluente, magari potrebbe pure esserne orgogliosa chi lo sa, ma questo non dovrebbe certo mettere in discussione il suo talento, a dire il vero, finalmente si può trovare una cantante che non sia costruita con il maquillage, sorretta da reggiseni enormi o inguainata da micro short e cosa peggiore, che non sappia azzeccare una nota. LP è davvero un portento, competente, coerente e in assoluto una nuova rivelazione del 2016/2017. Sei poi i suoi gusti possano ancora indispettire qualcuno, beh, allora significa che non è pronto per la vera musica.
https://www.youtube.com/watch?v=fD2UExUhq-s
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COME UN ANNO FA
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