sabato 20 ottobre 2018

OUTFIT D'ECCEZIONE PER STASERA ALL'ETEROTOPIA

Stasera all'Eterotrofia di San Giuliano Milanese, i Twenty EurO For Love vi accoglieranno con un tipo di abbigliamento davvero ad hoc per l'occasione. Ne abbiamo visite parecchie ma ciò che alla fine abbiamo trovato ha sicuramente una marcia in più, quale? Ovvio, quella hawaiana
Giudicate voi...



domenica 7 ottobre 2018

TWENTY EURO FOR LOVE: ALTRO GIRO, ALTRO REGALO

Ebbene la carovana surf non si ferma, i Twenty Euro For Love fra due settimane esatte saranno in compagnia di altri amici suonatori all'Eterotopia di San Giuliano, per riscattare quel fatidico giorno in cui Mr. Orange ebbe dei guai con il suo basso. Si Sa, la sfiga ha una vista da falco il che vorrà dire che saremo tutti sotto il suo attento sguardo e papabili vittime prescelte per il suo divertimento, ma cerchiamo di pensare positivo almeno ora, poi una volta lì  faremo degli scongiuri degni dei migliori superstiziosi terrestri e non.
Ma che vuol dire?
Boh!
A parte queste uscite senza senso, beccatevi la locandina fatta dalle sapienti mani di Mr.Orange, per l'appunto.
Allora ok, ci vediamo là!


sabato 22 settembre 2018

STASERA AL C.A. PONTE DELLA GHISOLFA TWENTY EURO FOR LOVE LIVE SHOW

I Twenty Euro For Love ritornano in patria a suonare dopo il concerto di settimana scorsa in Svizzera. Stasera è un po' come se giocassimo sotto casa perché il Ponte si trova in viale Monza 133, perciò per tutti coloro che stasera sentono il bisogno di scatenarsi con lo street surf, ebbene, non c'è occasione migliore di poterlo fare.
Dai che ci divertiamo.
A dopo.



martedì 18 settembre 2018

ANCHE GLI SVIZZERI ORA CONOSCONO I TWENTY EURO FOR LOVE

Venerdì sera l'esibizione dei Twenty Euro For Love ha fatto furore nella cerchia elvetica di Lugano. Per quanto i presupposti non fossero dei migliori, uno fra tutti il volume che anticipatamente è stato imposto molto basso, ciò che n'è uscito è stato comunque adeguato, ossia a quel livello giusto per catturare l'attenzione del pubblico. Non sono mancati gli imprevisti tecnici immancabili ad ogni inizio live (presentandosi puntualmente al sound check, come tradizione vuole).
Ci siamo resi conto che in Svizzera molte cose sono differenti dall'Italia, pur essendo ad un tiro di schioppo dal (prima di questo governo) Bel Paese; come: le prese elettriche che sono più uniche che rare. Se proprio vogliamo dirla tutta, anche le chiavi per accordare il basso a volte posso lasciarti senza preavviso; ne sa qualcosa Mr. Orange che per ovviare al problema dell'accordatura, ha dovuto brandire un coltello nemmeno fosse Rambo ad buffet. E della gente, ne volgiamo parlare? Beh, sono stato piacevolmente colpito dall'accoglienza, dal calore e dall'attenzione riservataci durante lo show.
È stato davvero divertente, un'ora ed un quarto di spettacolo pur avendo come scaletta 5o minuti. Non è che ora voglio menarmela, ma quando richiedo più volte dei bis delle canzoni eseguite, ovvio che fa piacere.
L'atmosfera del locale era davvero calda al punto giusto, anche per riuscire a sudare tutti liquidi posseduti ma è certo una grande soddisfazione sciogliersi in nome della musica.
Perciò vi dico, grazie di cuore amici-vicini di casa e grazie a Oops Bar, speriamo di rivederci presto.





venerdì 7 settembre 2018

NUOVO ACCESSORIO SONORO: HI PRECUSSION ELITE CRASH 16

Sono tornato da poco dalle vacanze (a breve un post dedicato) e strano ma vero, la richiesta per  i concerti dei Twenty Euro For Love si è avviata ancor prima del previsto: 14 settembre a Lugano presso l'Oops ed il 22 al Circolo Ponte della Ghisolfa Milano. Per riuscire ad ottemperare questi nuovi impegni, dovevo comprare un nuovo crash per la mia drum session perché quello precedente ha fatto storia, quindi oggi sono andato dalla mia amica fidata di Fiati e Percussioni, ho chiesto ciò di cui avevo bisogno e TAAAC, un nuovo crash pronto per essere suonato a dovere. Per il mio vecchio piatto ho qualche idea per utilizzarlo ancora, come:
  • Tagliarlo riducendo il diametro e usarlo come splash, anche se la campana non è molto alta.
  • Unirlo al ride e farlo diventare diventare uno stack.
  • Farlo forare per usarlo come un trash.
Insomma del piatto non si butta via niente.

Molti miei colleghi batteristi adoperano solo l'essenziale durante le performance live, tipo: charleston-crash-ride; altri solo charleston ed un solo crash/ride; altri ancora charleston-ride e i più basici in assoluto solo un ride. 
A dire la verità io sono molto contrario a questo tipo di scelta stilistica perché per me il suono deve essere differenziato durante un brano, ossia, deve dare la possibilità all'orecchio di chi suona e di chi ascolta, di immergersi in diverse strutture sonore che siano varie e dinamiche. Chi sceglie di usare pochi piatti solitamente lo fa per una questione di praticità durante il montaggio del set e ovviamente si guadagna molto in termini di tempi e di fatica nel trasporto, però la qualità del suono perde parecchio. Io preferisco farmi degli sbattimenti micidiali ma durante il live cerco di poter variare il suono il più possibile anche se non è sempre facile, specialmente se si suona in posti stretti e si hanno dei cambi palco molto serrati. Infatti invidio molto chi ha sul proprio drum set numerosi piatti perché significa che ha molto spazio a disposizione e probabilmente non ha alcun problema a procurasene. 
Comunque questo è il mio nuovo acquisto.











venerdì 24 agosto 2018

NESSUNO VUOLE DEI NUOVI MUSICISTI

E' dura da ammettere ma la sensazione che provo da diverso tempo a questa parte, è che dei nuovi musicisti non gliene frega niente a nessuno, e quando dico nessuno intendo proprio: N-E-S-S-U-N-O.
La categoria persa in causa da questo post è quella dei musicisti con l'aggravante di essere emergenti, ovviamente i mostri sacri non vengo coinvolti, sia mai. Aspè, che poi dopo torno pure da loro.
La gente non capisce bene cosa vuol dire essere musicista perché ai fruitori arriva solo la parte finale, ossia, quella ludica, quella divertente, quella che tutti noi amiamo. Eppure tutti i sacrifici, i soldi ed il tempo impiegato per arrivare al prodotto finale non vengono presi in considerazione il che comporta un declassamento del lavoro creativo.
Tutti coloro che lavorano nell'ambito artistico subiscono questo tipo di discriminazione e credo che derivi dal presupposto che l'arte in quanto tale, sia considerata qualcosa di non necessaria, non quantificabile concretamente i termini di lavoro e atto solo a rallegrare gli animi. Come dire che un dipinto, un romanzo, un film o per l'appunto una canzone, siano delle cose che nelle quotidianità della sopravvivenza non abbiano alcun valore, a differenza di lavori che concretamente forniscono o un bene o u servizio; gli artisti ahimé, non dando nulla di necessario sono tacciati come dei fannulloni. E' ovvio che l'arte serva a far riflettere, ad interrogare chi assiste e certo, anche a far divertire e senza di essa la vita sarebbe una nuvola grigia senza emozioni. Posso dire quindi che l'arte serve ad emozionare e questa particolare attività però deve avere un corrispettivo economico per chi ha pensato di creare un'opera che sia letteraria, pittorica, musicale e via discorrendo.
Dopo aver fatto questo preambolo, dove li mettiamo i nostri musicisti emergenti?
Già, dove li mettiamo?
Molti potrebbero indicarci dei luoghi tipo i bagni pubblici o affini, io invece li devo collocare in un limbo non ben definito tra quelli che fanno lavori normali ma che ambiscono a diventare professionisti e per questo accettano le più disparate condizioni.
Prendo in esame una band di perfetti sconosciuti perché è ciò che conosco meglio.
Allora: la nostra band di eroi che chiamerò per comodità T.E.F.L. chiede ad un locale di potersi esibire con una scaletta di PEZZI PROPRI ed il tempo di esecuzione è pari ad un'oretta. Il gestore del locale, dopo aver prestato non troppa attenzione alla proposta, decide alla fine di vagliare la possibilità di farli esibire chiede:

  1. Quanta gente portate?
  2. Ma fate le cover?
  3. Quanto vorreste come compenso?
Queste sono solo tre delle richieste che vengono fatte ai T.E.F.L come a tante altre band, prima di arrivare ad esibirsi; la lista potrebbe aumentare ma atteniamoci a queste qui per ora.
Bisogna fare una premessa, il momento precedente alla comunicazione con il gestore dell'ipotetico locale, avviene solo dopo una lunga ed estenuante ricerca sul web, invio di richieste, attesa della risposta, organizzazione della vita privata a seguito della possibilità eventuale del concerto. Ma prima ancora di tutto ciò c'è: l'elaborazione del brano, il suo studio e la continua ripetizione; l'affitto della sala prove, l'acquisto degli strumenti, le riparazione degli stessi, le trasferte per raggiungere i luoghi dei concerti, il trasporto degli strumenti ed il montaggio del set sul palco; poi la cosa più importante di tutte: il tempo impiegato per eseguire tutto questo.
Il valore che si dà ad un brano ma anche al gruppo stesso è proprio il tempo che si investe per riuscire a produrre qualcosa di vagamente discreto, ovvio, maggiore la quantità, maggiore sarà la qualità. Il fatto però di essere una band emergente implica che il tempo a disposizione sia ricavato da mille salti pindarici compiuti tra il lavoro, la famiglia e i vari impegni che la vita ci mette di fronte. Si può asserire che: chi si immola per una causa a perdere come quella di diventare un musicista, oltre ad essere considerato uno sfaccendato, un parassita sociale e un esecutore mediocre rispetto ai professionisti, deve anche affinare delle tecniche marziali da ninja per essere in grado di completare tutti i vari doveri della vita, che catapultandosi con capriole e piroette, degne de "La tigre e il dragone" queste prodezze "funamboliche" verranno comunque considerate sempre una perdita di tempo, ovviamente finché non si comincia a guadagnare sul serio.
Ma come si fa a farlo diventare un lavoro con tutti questi ostacoli?
I grandi musicisti vengono ripagati dei tanti sforzi compiuti con grandi chachet, a discapito magari di una vita dissipata tra le varie sostanze stupefacenti, una vita privata distrutta e un equilibrio personale flebile e precario, in nome di una grande passione che brucia dentro, per questo tutto ciò che spetta loro è semplicemente dovuto.
Ma fermiamoci un attimo prima, nel senso che non si deve per forza essere dei rocker maledetti per essere dei musicisti, si può anche lavorare in maniera diversa ma questo diventa impossibile in una società come la nostra, ancor di più se si vive a Milano (notoriamente città poco live band friendly). La causa è esattamente quanto ho scritto finora.
Tempo fa un mio collega mi ha raccontato di un suo parente che vive in Norvegia, costui ha potuto esibirsi davanti ad una commissione statale, per diventare un chitarrista professionista e ricevere da questi, un sussidio monetario per la sua famiglia affinché lui potesse realizzare il suo progetto/sogno. Cioè lo Stato si cura dei figli e del loro mantenimento, mentre l'artista può coltivare la propria passione e farlo diventare un lavoro. Questo sarebbe il paese ideale in cui poter vivere e si sa, gli scandinavi sono avanti anni luce rispetto a noi, per cui purtroppo mi tocca diventare un ninja a Milano.
Il mio discorso vale anche per chi suona musica classica e per quanto l'ambiente sia culturalmente più elevato e preparato a livello accademico, il problema di trovare lavoro riguarda anche questi prodigiosi musicisti.
Forse i musicisti hanno un aggravante (giuro che ho controllato e aggravante si sostiene venga scritto senza apostrofo) in più rispetto agli altri artisti, ossia che durante l'esibizione non viene presentato alcun bene fisico (scrittore=libro, pittore=quadro) certo il musicista ha il cd, ma parlo per ciò che concerne l'esibizione, attenzione anche l'attore dimostra quel che sa fare senza presentare nulla di fisico; ok c'è il dvd ma è come il cd...Aiuto! mi sto perdendo in questo discorso.
In soldoni, dopo tutta questa pappardella che ho scritto, faccio un appello a tutti i gestori dei locali:
"Fate suonare di più le band emergenti e non solo le cover band o le tribute band, bisogna promuovere la musica come cultura e non solo come intrattenimento a scopo di lucro. E' necessario riconoscere agli artisti che creano canzoni il giusto compenso ed essere considerati come professionisti, anche se non riesco a farlo a tempo pieno. Ricordate che se non si promuove musica nuova non ci sarà un ricambio generazionale e andranno avanti sempre le solite hit, che per quanto belle possano essere, è necessario che ci sia una sferzata di aria fresca; è inevitabile per la continuità della musica stessa. In più vorrei rammentare che non tutti posso essere artisti, ma un'artista può celarsi dietro chiunque - cit."
Grazie per l'attenzione.




martedì 21 agosto 2018

LA RESURREZIONE

Stephen King ha scritto in "IT" (libro che sto leggendo) nella breve prefazione iniziale, una frase a sostegno dell'esistenza della magia. Nella fattispecie del libro c'è tutto un discorso dietro che per chi fosse interessato consiglio vivamente di leggere, invece per quanto riguarda ciò che sto per raccontare, la storia è completamente diversa ma la magia è comunque presente.
Il fenomeno paranormale si è manifestato domenica sera, quando mia moglie ed io stavamo aspettando i nostri figli più grandi dal ritorno di un breve viaggetto in montagna, guardando un film anche discreto direi. In effetti se n'è accorta proprio lei di questa cosa che ha dell'assurdo, dicendo:
"Hai visto?" Mi chiede.
"Cosa?" Domando io.
"Non ho visto nulla." Confermo.
"Si è acceso, si è proprio illuminato!" Mi riferisce stupita.
"Ma che cosa? Io non ho visto niente." Ribadisco.
"Dai, come no? L'iPod!" Esulta.
"Eh?" Resto sbigottito.
"Sì, si è acceso. Non sei contento?" Chiede euforica.
Allora io, ancora incredulo mi alzo per vedere meglio e mentre mi sto per alzare la luce si accende di nuovo sul display. Incredibile.
Guardo mia moglie e lei  mi sorride, io allora provo a sfiorare l'apparecchio e vedo che si sta caricando, inoltre appaiano anche le copertine degli album, cioè è risorto!
La gioia mi ha riempito il cuore, avevo dato per spacciato il mio fidato iPod dopo tanti anni di onorata carriera, credevo che avesse ammainato le vele, seppellito l'ascia di guerra, inginocchiatosi di fronte all'età e fosse morto del tutto. Ho riserbato una piccola speranza in fondo al cuore per un po', poi mi sono arreso all'evidenza. Inaspettatamente e così all'improvviso è risorto, un fatto talmente eccezionale e sorprendente da gridare al miracolo. Non ho potuto verificare subito il suo funzionamento perché il quel momento era sera tardi e poi non avrei voluto interferire con i calcoli e la rimessa in funzione dell'aggeggino a me caro, però ieri sera ho azionato l'iPod e come regalo nei miei confronti ha selezionato in automatico i Pearl Jam e a seguire, ha suonato una playlist con i fiocchi.
Finalmente dopo tanto tempo ho di nuovo la mia musica e tutte le 12.416 canzoni (penso che i brani si aggirino intorno a questa cifra). Anche i miei figli hanno partecipato all'evento straordinario, ballando le canzoni del mio figliol prodigo tornato in tutto il suo splendore. I piccoli si sono aggiunti alle danze ballando la sigla di Batman fino a che Bruce Wayne in persona è venuto a spegnere l'iPod (speriamo non abbia causato danni irreparabili, altrimenti il mio preferito diventerà...Acquaman ahahah!)
Comunque ben tornato iPod, mi sei mancato tanto.
E' proprio il caso di dire:
"Che inizino le danze, ora si balla!"


COME UN ANNO FA

 L'anno scorso siamo rimasti rinchiusi per mesi a causa di un virus letale, sconosciuto e altamente aggressivo, dopo un anno siamo ancor...