Mi è appena giunta notizia che i Twenty Euro For Love saranno ospiti il prossimo 18 febbraio presso il FOA BOCCACCIO di Monza!
Per l'esattezza è dove ci siamo esibiti quest'estate e dove abbiamo anche riscosso un notevole successo.
Sono contento pur avendo poco tempo per provare mi sento comunque galvanizzato all'idea di poter suonare ancora dal vivo; certo, oggi avrei avuto le prove ma ahimè la febbre mi ha fermato per questa settimana, spero nella prossima e per quelle a venire di non ricevere altri bruschi intoppi di tale genere.
Finalmente le acque si sono un po' smosse per quel che riguarda la band, ora possiamo dire di aver messo piede in qualche situazione.
Nonostante siano decenni che suono, e pure i miei soci sono della mia stessa era, non è così semplice mettere su un gruppo e poi suonare dal vivo, o almeno, non è così scontato che gli "ingaggi" arrivino solo perché è da tanto tempo che singolarmente ognuno di noi suona. Quella che per prima cosa è cambiata, rispetto agli inizi, è la scena live. I locali non sono più molto disposti ad avere band che inizino la serata con un concerto, perché richiede un impegno da parte del gestore sia logistico sia monetario per gli eventuali cachet. Ora con un solo dj ed una console si possono fare ore di musica a costi molto inferiori, poiché non ci sono strumenti da affittare e poi da mettere in spazi ristretti; la serata è più variegata dato che il genere può variare ad ogni canzone; la gente si diverte di più a ballare che non ad ascoltare una band e perché forse il gruppo fa un po' démodé.
Se si è un band affermata allora tutto cambia, ma come ci si può affermare se non si suona del vivo? Semplice, partecipando ai talent show.
La verità è questa gente, la musica è sempre stato un business ma ora invece che ricevere introiti dagli spettatori, si ricevono soldoni dai telespettatori. Il pubblico è cambiato e anche l'offerta si è adeguata.
Comunque per quel che riguarda la mia band, si andrà avanti alla maniera di una volta dato che noi siamo dei veterani della vecchia scuola.
giovedì 12 gennaio 2017
mercoledì 11 gennaio 2017
FERMO PER MALATTIA
Non credevo che l'inizio del 2017 potesse essere così infausto per me e per i mei bambini. Il primo giorno di scuola del secondo figlio è stato saltato a causa di un malessere forte ma rapido. Il terzo, sono ormai tre giorni che si porta dietro una brutta febbre, con tanto di capatina al pronto soccorso, nel momento in cui si è presentata. Poi ci sono io, che da ieri sera a lavoro, mi sento uno straccio vecchio e poco utile poiché mi sono beccato anch'io la febbre.
Il malaugurato evento non si spiega poi molto, dato che da quando è arrivato a casa il quarto piccolino nessuno ha messo il naso fuori di casa, a parte i più grandi che il 6 gennaio sono andati a teatro a vedere Peter Pan con dei loro amici. Sicuramente è stata questa uscita che a spezzato l'equilibrio d'isolamento e per cui ne stiamo pagando le conseguenze.
Non tutti però, fortunatamente le due donnine di casa ed il piccino, per ora non hanno ancora contratto nulla. Ciò significa che il sesso forte è di sicuro la donna e che al piccolino, servono quintali di scongiuri perché la febbre non lo colpisca.
La situazione non è semplice, in quanto, per riuscire ad evitare il contagio, la prima sera della febbre del terzo, mia moglie ed io abbiamo fatto spola da una stanza all'altra per restare con i piccoli, ma dato che il penultimo non sa stare molto tempo senza la mamma, io sono andato curare anche il quarto, dopo essere stato a contatto con l'untore di casa. Va da sé che esistono grosse probabilità che arrivi anche a lui.
In effetti il mancato riposo notturno è una costante quando a casa ci sono dei pargoli piccoli piccoli, e credo che anche l'intero palazzo sia d'accordo con me, visti i continui pianti e urli dei miei figli. Gli strepiti ed i pianti, aggiungono una dose di isterismo a noi genitori che non siamo liberi di poterci muovere liberamente, soprattuto mia moglie che ha il quarto attaccato al seno ed il terzo appiccicato alle gambe, lamentandosi di continuo. Proprio una situazione idilliaca.
Ora che sono stato confinato in quarantena, mia moglie ha su di lei tutto il peso della famiglia e la cosa mi dispiace moltissimo dato che oltre a non fare niente per aiutarla, sono pure febbricitante.
Il mio riposo forzato mi lascia a casa da lavoro ancora una volta e perdo anche le prove con la band.
Ma che razza di inizio anno, altro che nuovi stimoli per cominciare, qui ogni giorno ne capita una; che pizza.
Il malaugurato evento non si spiega poi molto, dato che da quando è arrivato a casa il quarto piccolino nessuno ha messo il naso fuori di casa, a parte i più grandi che il 6 gennaio sono andati a teatro a vedere Peter Pan con dei loro amici. Sicuramente è stata questa uscita che a spezzato l'equilibrio d'isolamento e per cui ne stiamo pagando le conseguenze.
Non tutti però, fortunatamente le due donnine di casa ed il piccino, per ora non hanno ancora contratto nulla. Ciò significa che il sesso forte è di sicuro la donna e che al piccolino, servono quintali di scongiuri perché la febbre non lo colpisca.
La situazione non è semplice, in quanto, per riuscire ad evitare il contagio, la prima sera della febbre del terzo, mia moglie ed io abbiamo fatto spola da una stanza all'altra per restare con i piccoli, ma dato che il penultimo non sa stare molto tempo senza la mamma, io sono andato curare anche il quarto, dopo essere stato a contatto con l'untore di casa. Va da sé che esistono grosse probabilità che arrivi anche a lui.
In effetti il mancato riposo notturno è una costante quando a casa ci sono dei pargoli piccoli piccoli, e credo che anche l'intero palazzo sia d'accordo con me, visti i continui pianti e urli dei miei figli. Gli strepiti ed i pianti, aggiungono una dose di isterismo a noi genitori che non siamo liberi di poterci muovere liberamente, soprattuto mia moglie che ha il quarto attaccato al seno ed il terzo appiccicato alle gambe, lamentandosi di continuo. Proprio una situazione idilliaca.
Ora che sono stato confinato in quarantena, mia moglie ha su di lei tutto il peso della famiglia e la cosa mi dispiace moltissimo dato che oltre a non fare niente per aiutarla, sono pure febbricitante.
Il mio riposo forzato mi lascia a casa da lavoro ancora una volta e perdo anche le prove con la band.
Ma che razza di inizio anno, altro che nuovi stimoli per cominciare, qui ogni giorno ne capita una; che pizza.
lunedì 9 gennaio 2017
IL PADRE CHE CREDEVO DI ESSERE
Ho quattro figli e questo è un dato di fatto. Posso dire che la notizia sia stata ben assorbita da tutti coloro che mi conoscono, per cui vado oltre, non sto ancora a comunicare di essere un pluripapà; lo sono, mi piace, è ciò che più amo fare.
La mia idea di padre è quella di un uomo che afferra le redini della crescita dei figli insieme alla mamma; essere complementare alla figura materna e fare esattamente la metà del lavoro genitoriale con la mamma; come dire: l'altra parte dell'emisfero. Non ci sono distinzioni tra padre e madre, insieme si collabora nella crescita avendo lo stesso potere, non c'è chi supera l'altro perché non è una gara, bensì un dovere da dividere e condividere.
Io ho sempre agito in questa maniera, credendo di essere in grado di fare esattamente ciò che mia moglie esegue con grande pazienza e capacità; ma non è così vero.
Mi sono accorto che le mie capacità vengono meno quando i figli sono (o sono stati neonati). Non ho il dono di infondere la tranquillità ai miei bambini in questa fase, sono completamente in balia dei loro pianti e crollo come un castello di carte.
Pur sapendo bene come si gestisce un lattante, cioè, come si cambia un pannolino o come lo si veste con il body e tutina, sono impacciato quando si tratta di doverlo cullare se piange disperato. Certo, la mamma ha un asso nella manica, anzi in questo caso nel seno, perché basta attaccarlo e il pianto si placa magicamente, però, non ci riuscivo nemmeno quando i miei primi due figli ricevevano il latte artificiale. E' come una specie di negazione a prescindere, nel senso che non è un compito che spetta a me, di conseguenza non posso permettermi di fare.
Un momento; il compito spetterebbe anche a me, perché potrei allattarlo in modo differente (anche con il latte estratto dalla mamma, non solo con quello artificiale) però in questa maniera entrano delle dinamiche che minano un pò l'allattamento naturale, per cui è un diritto che solo alla mamma spetta; ecco, forse così è più definito il senso delle mie parole.
Ma la mia incapacità si riflette anche nella gestione degli altri figli, perché a volte capita di giocare con loro senza freni e da qui ne scaturisce un degenero globale da mettere sotto sopra la casa.
Accade anche che mi intrometta nei litigi dei più grandi per stabilire un ordine comprensibile solo a me, senza dar loro modo di confrontarsi anche con le dispute. Oppure, ci sono momenti in cui li rimprovero senza creare qualcosa di costruttivo, cioè è lo stress che sbraita per me facendomi perdere le staffe.
Non è facile rimanere in disparte ed essere super partes, perché tendo a proteggere chi ha subito in qualche maniera un torto, quindi se vedo uno dei miei figli piangere o sento delle urla, cerco di capire e ridimensionare l'accaduto facendo sempre da pacere, ma non è così che si diventa grandi. I pedagogisti suggeriscono di lasciare che gli equilibri si stabiliscano tra fratelli, dando la possibilità che essi trovino il modo di comunicare senza l'aiuto di un genitore.
Potrei anche non svelare quanto sia negato nel riordino della casa, oppure, quanto mi faccia prendere dall'ansia nella preparazione dei figli prima di uscire di casa; ma non me ne importa, lo faccio lo stesso.
Quando mia moglie è rimasta in ospedale dopo il parto, ovviamente, tutto quanto è stato gestito dal sottoscritto, ma orca l'oca, quanto è stato difficile!
Vedendomi da fuori, davo l'idea di essere uno di quei papà che si vedono nei film quando vengono lasciati da soli con i figli. Confesso dicendo che ci sono stati attimi di anarchia pura o di ozio totale, nelle quale i tempi venivano dilatati senza un limite. In mio soccorso sono arrivate le zie e i cugini dei miei figli, che tenendosi a casa loro i più grandi, mi hanno dato la possibilità di essere concentrato solo sul più piccolo, ma le cose non erano molto differenti.
Il mio nemico numero uno è il tempo, per cui, non essendo un tipo organizzato, ho fatto ogni cosa con un ritardo mostruoso sulla solita routine.
In ogni attimo passato in queste condizioni, il rispetto nei confronti di mia moglie è aumentato in maniera esponenziale e gliel'ho detto spesso e lo sottoscrivo, ma l'idea che avevo di me e le capacità che credevo di possedere sono scivolate come un panetto di burro su una teglia rovente.
Ammetto che da quando mia moglie è casa io mi sono seduto sugli allori, perdendo quello smalto di cui andavo molto fiero e che mi faceva essere un papà differente da tanti altri. Ora sono diventato come loro, un incapace che delega alla moglie le questioni familiari, che esegue solo il lavoro in ufficio e che gioca a fare la rock star con la band. Questo non mi differenzia da quegli uomini che vanno a giocare a calcetto il mercoledì sera e poi vanno a mangiare con la squadra.
Ma che razza di uomo sono diventato?
La mia idea di padre è quella di un uomo che afferra le redini della crescita dei figli insieme alla mamma; essere complementare alla figura materna e fare esattamente la metà del lavoro genitoriale con la mamma; come dire: l'altra parte dell'emisfero. Non ci sono distinzioni tra padre e madre, insieme si collabora nella crescita avendo lo stesso potere, non c'è chi supera l'altro perché non è una gara, bensì un dovere da dividere e condividere.
Io ho sempre agito in questa maniera, credendo di essere in grado di fare esattamente ciò che mia moglie esegue con grande pazienza e capacità; ma non è così vero.
Mi sono accorto che le mie capacità vengono meno quando i figli sono (o sono stati neonati). Non ho il dono di infondere la tranquillità ai miei bambini in questa fase, sono completamente in balia dei loro pianti e crollo come un castello di carte.
Pur sapendo bene come si gestisce un lattante, cioè, come si cambia un pannolino o come lo si veste con il body e tutina, sono impacciato quando si tratta di doverlo cullare se piange disperato. Certo, la mamma ha un asso nella manica, anzi in questo caso nel seno, perché basta attaccarlo e il pianto si placa magicamente, però, non ci riuscivo nemmeno quando i miei primi due figli ricevevano il latte artificiale. E' come una specie di negazione a prescindere, nel senso che non è un compito che spetta a me, di conseguenza non posso permettermi di fare.
Un momento; il compito spetterebbe anche a me, perché potrei allattarlo in modo differente (anche con il latte estratto dalla mamma, non solo con quello artificiale) però in questa maniera entrano delle dinamiche che minano un pò l'allattamento naturale, per cui è un diritto che solo alla mamma spetta; ecco, forse così è più definito il senso delle mie parole.
Ma la mia incapacità si riflette anche nella gestione degli altri figli, perché a volte capita di giocare con loro senza freni e da qui ne scaturisce un degenero globale da mettere sotto sopra la casa.
Accade anche che mi intrometta nei litigi dei più grandi per stabilire un ordine comprensibile solo a me, senza dar loro modo di confrontarsi anche con le dispute. Oppure, ci sono momenti in cui li rimprovero senza creare qualcosa di costruttivo, cioè è lo stress che sbraita per me facendomi perdere le staffe.
Non è facile rimanere in disparte ed essere super partes, perché tendo a proteggere chi ha subito in qualche maniera un torto, quindi se vedo uno dei miei figli piangere o sento delle urla, cerco di capire e ridimensionare l'accaduto facendo sempre da pacere, ma non è così che si diventa grandi. I pedagogisti suggeriscono di lasciare che gli equilibri si stabiliscano tra fratelli, dando la possibilità che essi trovino il modo di comunicare senza l'aiuto di un genitore.
Potrei anche non svelare quanto sia negato nel riordino della casa, oppure, quanto mi faccia prendere dall'ansia nella preparazione dei figli prima di uscire di casa; ma non me ne importa, lo faccio lo stesso.
Quando mia moglie è rimasta in ospedale dopo il parto, ovviamente, tutto quanto è stato gestito dal sottoscritto, ma orca l'oca, quanto è stato difficile!
Vedendomi da fuori, davo l'idea di essere uno di quei papà che si vedono nei film quando vengono lasciati da soli con i figli. Confesso dicendo che ci sono stati attimi di anarchia pura o di ozio totale, nelle quale i tempi venivano dilatati senza un limite. In mio soccorso sono arrivate le zie e i cugini dei miei figli, che tenendosi a casa loro i più grandi, mi hanno dato la possibilità di essere concentrato solo sul più piccolo, ma le cose non erano molto differenti.
Il mio nemico numero uno è il tempo, per cui, non essendo un tipo organizzato, ho fatto ogni cosa con un ritardo mostruoso sulla solita routine.
In ogni attimo passato in queste condizioni, il rispetto nei confronti di mia moglie è aumentato in maniera esponenziale e gliel'ho detto spesso e lo sottoscrivo, ma l'idea che avevo di me e le capacità che credevo di possedere sono scivolate come un panetto di burro su una teglia rovente.
Ammetto che da quando mia moglie è casa io mi sono seduto sugli allori, perdendo quello smalto di cui andavo molto fiero e che mi faceva essere un papà differente da tanti altri. Ora sono diventato come loro, un incapace che delega alla moglie le questioni familiari, che esegue solo il lavoro in ufficio e che gioca a fare la rock star con la band. Questo non mi differenzia da quegli uomini che vanno a giocare a calcetto il mercoledì sera e poi vanno a mangiare con la squadra.
Ma che razza di uomo sono diventato?
sabato 7 gennaio 2017
AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA
Una famiglia numerosa la si riconosce dalle abitudini a tavola. Per prima cosa:
non c'è un secondo di quiete.
Nel consentire a tutti i membri della famiglia di poter sedersi comodamente intorno al tavolo, questo è necessariamente grosso, ne consegue una lontananza sostanziale tra i due poli opposti, occupati molto spesso dai genitori. In questo modo si ha la situazione sotto controllo, avendo a portata di mano due figli ciascuno, però c'è di contro che gli oggetti posti sul tavolo spesso risultino all'occorrenza distanti, per cui o si chiede al vicino di passare quel che serve, o ci si alza e morta lì.
Alla mia tavola i ritmi sono molto serrati in quanto mangiamo con una certa rapidità, specialmente quanto il pasto servito è di proprio gradimento.
Di solito chi mangia alla velocità della luce è la mia figlia maggiore; sarebbe capace (in verità è capace) di fare il tris di pasta, quando questa le piace, quindi vuol dire che mi alzo per tre volte a riempirle il piatto quando io ho appena iniziato.
Il secondo figlio non è così veloce nel mangiare, anzi, solitamente fa di tutto fuorché finire ciò che il piatto presenta. Usa sempre le mani e il posto intorno a lui sembra un campo di battaglia.
Il terzo figlio è piccolo, ma la sua voracità è pari alla sorella maggiore, per cui anche in questo caso, il rabbocco del piatto è sovente e continuo.
Il quarto pargolo è ancora piccino e non mangia ciò che mangiamo noi, ma questo non significa che non ci si debba alzare anche per lui. Dato il trambusto che avviene al tavolo, il pisolino del piccolo viene disturbato nemmeno stesse riposando al mercato, e per forza di cose si mette a piangere e per ciò, bisogna che la mamma lo calmi allattandolo.
La mamma cerca di redarguire i figli mentre si pasteggia, ma avendo sempre il piccolo tra le braccia, le risulta difficile mangiare e allo stesso tempo educare i commensali mattacchioni.
Io, quando sono a casa cucino e servo i piatti, verso da bere, affetto il pane, mi alzo per prendere i tovaglioli qualora li dimenticassi, prendo le posate adatte per il secondo, cambio i piatti, mi siedo per mangiare ma poi mi alzo perché serve sempre qualcosa, ripropongo il bis a chi me lo chiede, lavo e affetto la frutta, asciugo l'acqua dal tavolo perché immancabilmente qualcuno la rovescia, sbraito contro i bimbi che fanno macello, finisco di mangiare e poi ritiro i piatti, li carico nelle lavastoviglie e spazzo a terra. Tutto questo capita solo quando sono a casa, poiché nei giorni restanti ogni cosa viene fatta da mia moglie con l'impedimento di un neonato in braccio.
Ecco, questa è la nostra messa a tavola quotidiana e sono stato anche coinciso, dato che non ho descritto quando a tavola c'è un piatto non gradito.
Se c'è qualcosa che non piace sostanzialmente accade quanto sopra, ma moltiplicato per due volte per ogni figlio.
Non è semplice, a dire il vero s'impazzisce, eppure, quando capita di mangiare lontano dalle mie piccole pesti mi sento tremendamente solo.
Se qualcuno volesse venire alla mia tavola, posto ce n'è, non garantisco per la propria incolumità.
non c'è un secondo di quiete.
Nel consentire a tutti i membri della famiglia di poter sedersi comodamente intorno al tavolo, questo è necessariamente grosso, ne consegue una lontananza sostanziale tra i due poli opposti, occupati molto spesso dai genitori. In questo modo si ha la situazione sotto controllo, avendo a portata di mano due figli ciascuno, però c'è di contro che gli oggetti posti sul tavolo spesso risultino all'occorrenza distanti, per cui o si chiede al vicino di passare quel che serve, o ci si alza e morta lì.
Alla mia tavola i ritmi sono molto serrati in quanto mangiamo con una certa rapidità, specialmente quanto il pasto servito è di proprio gradimento.
Di solito chi mangia alla velocità della luce è la mia figlia maggiore; sarebbe capace (in verità è capace) di fare il tris di pasta, quando questa le piace, quindi vuol dire che mi alzo per tre volte a riempirle il piatto quando io ho appena iniziato.
Il secondo figlio non è così veloce nel mangiare, anzi, solitamente fa di tutto fuorché finire ciò che il piatto presenta. Usa sempre le mani e il posto intorno a lui sembra un campo di battaglia.
Il terzo figlio è piccolo, ma la sua voracità è pari alla sorella maggiore, per cui anche in questo caso, il rabbocco del piatto è sovente e continuo.
Il quarto pargolo è ancora piccino e non mangia ciò che mangiamo noi, ma questo non significa che non ci si debba alzare anche per lui. Dato il trambusto che avviene al tavolo, il pisolino del piccolo viene disturbato nemmeno stesse riposando al mercato, e per forza di cose si mette a piangere e per ciò, bisogna che la mamma lo calmi allattandolo.
La mamma cerca di redarguire i figli mentre si pasteggia, ma avendo sempre il piccolo tra le braccia, le risulta difficile mangiare e allo stesso tempo educare i commensali mattacchioni.
Io, quando sono a casa cucino e servo i piatti, verso da bere, affetto il pane, mi alzo per prendere i tovaglioli qualora li dimenticassi, prendo le posate adatte per il secondo, cambio i piatti, mi siedo per mangiare ma poi mi alzo perché serve sempre qualcosa, ripropongo il bis a chi me lo chiede, lavo e affetto la frutta, asciugo l'acqua dal tavolo perché immancabilmente qualcuno la rovescia, sbraito contro i bimbi che fanno macello, finisco di mangiare e poi ritiro i piatti, li carico nelle lavastoviglie e spazzo a terra. Tutto questo capita solo quando sono a casa, poiché nei giorni restanti ogni cosa viene fatta da mia moglie con l'impedimento di un neonato in braccio.
Ecco, questa è la nostra messa a tavola quotidiana e sono stato anche coinciso, dato che non ho descritto quando a tavola c'è un piatto non gradito.
Se c'è qualcosa che non piace sostanzialmente accade quanto sopra, ma moltiplicato per due volte per ogni figlio.
Non è semplice, a dire il vero s'impazzisce, eppure, quando capita di mangiare lontano dalle mie piccole pesti mi sento tremendamente solo.
Se qualcuno volesse venire alla mia tavola, posto ce n'è, non garantisco per la propria incolumità.
mercoledì 4 gennaio 2017
IL SITO DEI TWENTY EURO FOR LOVE
Il nostro caro Mr Orange, ossia, il bassista dei T.E.F.L. ha messo online il primo sito ufficiale della band. E' divertente e scanzonato proprio come noi, che non ci prendiamo mai sul serio e forse nemmeno gli altri; purtroppo. Comunque sia, invito chiunque a farci un giro, vedi mai che ci scappa un ingaggio.
Buon divertimento.
TWENTY EURO FOR LOVE (questo è il collegamento diretto)
per chi volesse prendere nota del link eccolo: http://twentyeuroforlove.weebly.com/
Questa foto è stata scatta al nostro ultimo live al PONTE DELLA GHISOLFA - MILANO il 17/12/16
grandissimo show!
Buon divertimento.
TWENTY EURO FOR LOVE (questo è il collegamento diretto)
per chi volesse prendere nota del link eccolo: http://twentyeuroforlove.weebly.com/
Questa foto è stata scatta al nostro ultimo live al PONTE DELLA GHISOLFA - MILANO il 17/12/16
grandissimo show!
E... SI RICOMINCIA
Dopo la breve sosta natalizia (e tutto ciò che è capitato) oggi si riprende a lavorare.
Sarebbe meglio che restassi a casa a ancora un po', giusto il tempo di poter rodare la nostra consuetudine familiare al nuovo arrivato. E' chiaro che seppur l'elemento nuovo sia piccolino, l'equilibrio da ristabilire sia gigante, in quanto c'è voluto quasi due anni per trovarne uno che andasse bene quando di figli ne avevo tre, ora che ne ho quattro è tutto da rifare.
I questi giorni le cose sono state parecchio scombussolate, complice anche il fatto di avere i bimbi più grandi a casa da scuola e per questo, molto tempo da dedicare a loro e tempistiche molto dilatate.
I film alla sera prima di andare a dormire, la cena protratta in orari decisamente adulti, giochi sfrenati fino a tarda ora, hanno fatto si che le nostre abitudini subissero uno scossone da fare tremare le pareti di casa; chissà come saranno stati contenti i nostri vicini...
Perdonateci, siamo in tanti e non abbiamo messo giù un piano d'azione efficace.
Stasera che mia moglie resterà a casa in balia di questi pazzerelli, sono sicuro che qualcosa ne verrà fuori, oltre agli scleri, anche qualcosa di utile per il futuro.
Confido in lei e nelle sue capacità super eroiche.
E' ricominciato anche il mio secondo lavoro e domani avrò l'incontro del nuovo anno per fare il punto della situazione del il 2017, sperando che le cose possano prendere una piega decisiva per me e per chi ci segue.
Insomma, dopo la pausa le vita riprende per cui tutto ciò che avverrà nei prossimi giorni sarà documentato su questo blog, tempo a disposizione permettendo.
Stay tuned.
Sarebbe meglio che restassi a casa a ancora un po', giusto il tempo di poter rodare la nostra consuetudine familiare al nuovo arrivato. E' chiaro che seppur l'elemento nuovo sia piccolino, l'equilibrio da ristabilire sia gigante, in quanto c'è voluto quasi due anni per trovarne uno che andasse bene quando di figli ne avevo tre, ora che ne ho quattro è tutto da rifare.
I questi giorni le cose sono state parecchio scombussolate, complice anche il fatto di avere i bimbi più grandi a casa da scuola e per questo, molto tempo da dedicare a loro e tempistiche molto dilatate.
I film alla sera prima di andare a dormire, la cena protratta in orari decisamente adulti, giochi sfrenati fino a tarda ora, hanno fatto si che le nostre abitudini subissero uno scossone da fare tremare le pareti di casa; chissà come saranno stati contenti i nostri vicini...
Perdonateci, siamo in tanti e non abbiamo messo giù un piano d'azione efficace.
Stasera che mia moglie resterà a casa in balia di questi pazzerelli, sono sicuro che qualcosa ne verrà fuori, oltre agli scleri, anche qualcosa di utile per il futuro.
Confido in lei e nelle sue capacità super eroiche.
E' ricominciato anche il mio secondo lavoro e domani avrò l'incontro del nuovo anno per fare il punto della situazione del il 2017, sperando che le cose possano prendere una piega decisiva per me e per chi ci segue.
Insomma, dopo la pausa le vita riprende per cui tutto ciò che avverrà nei prossimi giorni sarà documentato su questo blog, tempo a disposizione permettendo.
Stay tuned.
lunedì 2 gennaio 2017
CORDOGLIO
Il 2016 è ormai andato, con tutto quello che è capitato possiamo definirlo un capitolo concluso, anche se prima di chiudere i battenti ha dovuto scoccare il suo ultimo tiro mancino.
L'anno appena trascorso è stato l'anno delle sciagure geologiche, degli attentanti terroristici e delle morti illustri di tanti musicisti ed artisti; ma l'ultima in ordine cronologico, riguarda una persona non nota al grande pubblico ma alla famiglia di mia moglie e conseguentemente anche alla mia.
Si poteva dire che il 2017 stesse arrivando, anzi, erano in atto i preparativi per accoglierlo come di consueto, eppure, c'è stato un momento che ha cambiato l'idea di quello che poteva essere il futuro. E' bastato un soffio, l'ultima esalazione per mettere in moto un fiume di lacrime ed una valle di dolore.
Quando capitano tali momenti non si è mai preparati, anche se ogni cosa ce lo può ricordare, come il fatto di non essere immortali; di poter incorrere in qualche incidente; di venire a contatto con una brutta malattia, come il male di questo secolo ed è stata proprio questa la causa dell'ultima vittima del 2016.
E' vero dobbiamo farci i conti tutti prima o poi perché c'è sempre qualcuno che va via, che sia una persona cara o che sia uno sconosciuto, resta il fatto che chi si vede togliere l'affetto non è preparato a restare senza colui non c'è più.
Capisco perfettamente le persone che credono ci sia un aldilà dopo la morte perché in effetti è disarmante, angosciante, crudele rendersi conto di quanto sia terrificante non esistere, cioè se ci penso comprendo appieno cosa si può provare, penso sia come dormire ma senza sognare; è spegnersi completamente e lasciare tutto.
Mi fa male mettere nero su bianco ciò che sto scrivendo perché so che dovrei riservare un certo rispetto, dovrei mantenere il lutto e non parlarne, dovrei solo stare vicino a mia moglie e rasserenarla nella maniera più amorevole possibile ed è quello che faccio, ma non posso non analizzare un avvenimento di questa portata poiché mi sentire come se non ci dessi peso, invece sono due giorni che non faccio altro che pensarci.
La vita è beffarda ci mette alla prova probabilmente le piace complicare le cose, come mettere a confronto due sentimenti agli antipodi l'uno dall'altra, quali la nascita di un figlio e la morte di un genitore. E' davvero una vigliaccata.
Non so, forse i filosofi greci in questo gioco perverso avrebbero tirato fuori un senso da un avvenimento così, anzi, sicuramente avrebbero detto che è il cerchio della vita che si compie e bisogna far procedere le cose in maniera naturale, però secondo il mio parere, per vivere felici bisogna rendersi conto che tutto questo non ha senso. Non c'è un disegno divino, non ci sono progetti o macchinazioni strane di qualche essere superiore; tutto quello che facciamo è una conseguenza di scelte dettate dal caso. La vita e la morte sono elementi imprescindibili l'uno dall'altra e avvengono perché sono il frutto di una pura casualità.
Ciò non toglie che il dispiacere rimanga come un marchio a fuoco, anche se ogni giorno il bruciore si allevia un po' dato che la vita vuole che si vada avanti, e allora andremo avanti.
L'anno appena trascorso è stato l'anno delle sciagure geologiche, degli attentanti terroristici e delle morti illustri di tanti musicisti ed artisti; ma l'ultima in ordine cronologico, riguarda una persona non nota al grande pubblico ma alla famiglia di mia moglie e conseguentemente anche alla mia.
Si poteva dire che il 2017 stesse arrivando, anzi, erano in atto i preparativi per accoglierlo come di consueto, eppure, c'è stato un momento che ha cambiato l'idea di quello che poteva essere il futuro. E' bastato un soffio, l'ultima esalazione per mettere in moto un fiume di lacrime ed una valle di dolore.
Quando capitano tali momenti non si è mai preparati, anche se ogni cosa ce lo può ricordare, come il fatto di non essere immortali; di poter incorrere in qualche incidente; di venire a contatto con una brutta malattia, come il male di questo secolo ed è stata proprio questa la causa dell'ultima vittima del 2016.
E' vero dobbiamo farci i conti tutti prima o poi perché c'è sempre qualcuno che va via, che sia una persona cara o che sia uno sconosciuto, resta il fatto che chi si vede togliere l'affetto non è preparato a restare senza colui non c'è più.
Capisco perfettamente le persone che credono ci sia un aldilà dopo la morte perché in effetti è disarmante, angosciante, crudele rendersi conto di quanto sia terrificante non esistere, cioè se ci penso comprendo appieno cosa si può provare, penso sia come dormire ma senza sognare; è spegnersi completamente e lasciare tutto.
Mi fa male mettere nero su bianco ciò che sto scrivendo perché so che dovrei riservare un certo rispetto, dovrei mantenere il lutto e non parlarne, dovrei solo stare vicino a mia moglie e rasserenarla nella maniera più amorevole possibile ed è quello che faccio, ma non posso non analizzare un avvenimento di questa portata poiché mi sentire come se non ci dessi peso, invece sono due giorni che non faccio altro che pensarci.
La vita è beffarda ci mette alla prova probabilmente le piace complicare le cose, come mettere a confronto due sentimenti agli antipodi l'uno dall'altra, quali la nascita di un figlio e la morte di un genitore. E' davvero una vigliaccata.
Non so, forse i filosofi greci in questo gioco perverso avrebbero tirato fuori un senso da un avvenimento così, anzi, sicuramente avrebbero detto che è il cerchio della vita che si compie e bisogna far procedere le cose in maniera naturale, però secondo il mio parere, per vivere felici bisogna rendersi conto che tutto questo non ha senso. Non c'è un disegno divino, non ci sono progetti o macchinazioni strane di qualche essere superiore; tutto quello che facciamo è una conseguenza di scelte dettate dal caso. La vita e la morte sono elementi imprescindibili l'uno dall'altra e avvengono perché sono il frutto di una pura casualità.
Ciò non toglie che il dispiacere rimanga come un marchio a fuoco, anche se ogni giorno il bruciore si allevia un po' dato che la vita vuole che si vada avanti, e allora andremo avanti.
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