lunedì 30 giugno 2014

DOVE STA ZAZZA'

In occasione del mio postumo compleanno, oggi mia moglie mi ha portato a mangiare in un posto italo-nipponico chiamato ZAZZA' RAMEN. Il posto è carino, molto di design forse pure troppo per essere una ramen-ria (si potrà dire così?) nel senso che è alla moda come molti ristoranti della Milano chic. I locali che vendono ramen in Giappone sono molto, ma molto più grezzi. Per prima cosa sono dei buchi con i clienti stipati uno affianco all'altro che rumorosamente succhiano questi spaghetti roventi, grondando di sudore. In seconda battuta, anche le pareti trasudano unto, perciò il locale di oggi poteva sembrare una boutique del bon ton che per intrattenere la sua clientela, offriva loro dei piatti ricercati. Ed è stata proprio questa la caratteristica del ristorante, cioè il ramen rivisitato da uno chef affermatissimo nel mondo, che ha dato una nuova interpretazione della pasta in brodo giapponese. Il sapore di ciò che abbiamo degustato con gran piacere mia moglie ed io, ci ha sorpresi e allo stesso tempo deliziati. Anche se i ramen tipici del Sol Levante si differenziano tanto quanto i locali come prima descritti, comunque è stata un'alternativa valida e sorprendente. Il gestore è un simpatico ragazzone toscano che ci ha intrattenuti a suon di battute e risate, davvero simpatico, ed è sorprendente perché la maggior parte delle volte non sono così i ristoratori, anzi, a volte sembra che facciano un favore a fare entrare qualcuno nel locale. Il prezzo non è stato esorbitante, pur avendo fatto un bis di gyoza, (una vera leccornia), anche se con 60 euro non ci siamo strafogati. Ma in un locale alla moda, avremmo potuto pagare molto di più, ci è andata bene. Voto complessivo 7 e mezzo, credo che ci torneremo.


sabato 28 giugno 2014

PIOVE ANCHE OGGI

La pioggia è uno di quegli elementi della natura che più evoca pensieri riflessivi e romantici. Chissà quanti scrittori si sono ispirati guardando fuori dalla finestra mentre pioveva o anche i cantanti. Ne avrei giusto qualcuno da citare, come Guano Apes Rain, Billie Myers Kiss The Rain e il nostrano Jovanotti con Piove. Nel mio piccolo anch'io tempo fa venni ispirato dalla pioggia, tant'è che scrissi una poesia che regalai ad una ragazza di cui però, non ricordo assolutamente nulla del testo se non il titolo che era appunto: Pioggia.
A me personalmente il brutto tempo con la relativa acqua a catinelle non mi dispiace affatto, ok a volte è fastidiosa soprattutto quando si deve uscire per forza, tipo quando si deve andare a lavoro, ma in linea di massima la pioggia non la disdegno. Sarà che quando inforco la bici, si mette in moto tutta la mia rinomata sfiga e allora in qualche maniera devo pagare lo scotto di un mezzo di locomozione alternativo, prendendo ogni goccia appena uscito di casa, oppure sono così fiducioso della mia velocità da non preoccuparmi se mi bagno, fatto sta che la pioggia mi accompagna tutte le volte che le nuvole minacciano acqua. La beffa però non finisce nel bagnarmi e basta, spesso accade che smette proprio quando arrivo a destinazione, per poi riprendere quando esco di nuovo. Tra l'altro ho tutto l'equipaggiamento adatto per andare in bicicletta sotto lo scroscio della pioggia, ma con questo caldo mi riduco alla stregua di una doccia coi vestiti, una volta che mi tolgo la tuta impermeabile, quindi, evito sia di perdere tempo nel mettermela, che arrivare fradicio di sudore, che differisce dall'arrivare bagnato dall'acqua piovana sia chiaro.
Quest'anno di pioggia n'è venuta giù parecchia e la cosa non cessa a diminuire affatto. Ieri per esempio, siamo riusciti a festeggiare la festa di compleanno di mia figlia (in anticipo sul suo reale giorno di nascita) appena in tempo, sul finire della festa poi è venuto giù il diluvio e il giorno prima uguale, quello precedente idem, ormai piove sempre. La tecnologia meteo in questo caso ci aiuta, ovvero si riesce a prevedere anche l'ora in cui si metterà a piovere e quando cesserà. La cosa ancora più utile sarebbe buttare un occhio alle previsioni, forse forse, sapere in anticipo a quello che si va incontro risolverebbe non pochi problemi. Il bello però sta anche nello sfidare la natura e magari scoprirsi vincitori, peccato che a me capita di rado.


venerdì 27 giugno 2014

IL TEMPO PASSA PURTROPPO

Oggi è il mio compleanno, per la cronaca il 26 giugno e di anni ne compio ben 33. L'età di quest'anno riporta alla mente il più famoso, quanto sciagurato trentatreenne della storia, (anche se per me non è esistito) però a livello scaramantico, spero mi porti meno sfiga di lui. I primi ad avermi fatti gli auguri sono stati i miei genitori su whatsapp allo scoccare della mezzanotte, che carini. Il risveglio è avvenuto con la torta al limone fatta da mia moglie, squisita tra l'altro, le candeline sopra con la scritta auguri e due disegni fatti dai miei figli. La giornata è iniziata bene. Dopo aver sbrigato tutte le faccende mattutine, mi arrivano i messaggi di auguri da parte del mio migliore amico, che ringrazio ovviamente e persino lo sportello del bancomat mi augura un buon compleanno, quando mi trovo a dover prelevare. Anche l'ottica dalla quale comprai tre anni fa un paio di occhiali, mi manda gli auguri sul telefono e ora mi sfugge se qualche altro esercizio me li ha mandati. Questo però lo trovo un po' triste a dir la verità, va beh soprassediamo il consumismo e accettiamo gli auguri. Il giorno della celebrazione della mia nascita l'ho passato a leggere, dopo aver ultimato alcuni compiti casalinghi. Poi la cena super sostanziosa e ora sono qui a lavoro, con addosso il profumo che mi ha regalato mia moglie. E' davvero buonissimo, la fragranza che emana lo collego all'amore che ci lega e mi crogiolo pensando a lei e ai miei bimbi. L'ora locale segna 00.45 quindi sono entrato ufficialmente nel mio trentaquattresimo anno. Cristo, come passa il tempo...


mercoledì 25 giugno 2014

LE SCARPE DI CHEN

Quand'ero piccolo avevo due grandi idoli che seguivo con grande passione, uno era Schwarzenegger, che per quanto si è dimostrato negli anni a seguire, un tipo tutt'altro che meritevole di rispetto (mi riferisco al suo ruolo di governatore della California) ha fatto dei film divenuti alcuni dei quali, dei veri e propri cult movie. L'altro era Bruce Lee ed era il mio preferito in assoluto. I suoi film erano abbastanza trash, nel senso che avevano delle trame piuttosto povere di contenuti, il fulcro della pellicola era posto nei combattimenti e su quello non veniva lesinato nulla. E quando il grande Chen menava le mani e i piedi con la velocità e la furia di un gatto, io mi esaltavo come un bambino quale ero, e cercavo di riprodurre tutte le mosse davanti alla TV, quanto un suo possibile allievo. La carica che mi dava guardare i suoi film, mi rimanevano addosso per diversi giorni, tanto che supplicavo mia madre di andare al mercato rionale per comprarmi le scarpe di Chen. Ora, visto che i film erano ambientati spesso in una Cina povera, le calzature indossate dai veri personaggi, non potevano che essere scarpe a bassa finitura. Ciò che si avvicinava maggiormente a quelle portate dal mio idolo erano le Espadrillas. Le scarpe di per sé erano davvero scadenti, ma appena le indossavo mi libravo in aria con prodezze, capriole ed evoluzioni degne dei migliori maestri di kung-fu. Non facevo altro che correre come un matto tutto il giorno per il cortile sotto casa e davvero credevo di essere un seguace del mitico Bruece Lee. L''usura delle scarpe non me le facevano durare più di un paio di giorni e quando vedevo che perdevo i pezzi dalla suola fatta di paglia, in qualche modo lo sentivo come una sconfitta. Ma bastava un altro film ed un nuovo paio di scarpe, per ritornare un maestro autodidatta del kung-fu.


martedì 24 giugno 2014

CIAO CIAO ITALIA

A me interessa poco, molto poco, ma si sa l'Italia ai mondiali va seguita. Ora non è che bisogna farne una questione di Stato se non è passata agli incontri successivi della manifestazione sportiva, però dai, gli azzurri hanno perso in malo modo. Non posso sputare sentenze da esperto o da giocatore, perché non sono nessuno di questi, ma non mi sembra ci siano stati dei favoritismi per gli italiani, forse forse qualcosina è stata concessa ai sudamericani, un esempio: il morso non punito del personaggio qui sotto ai danni di uno dei nostri. Con la dentatura che si ritrova capisco che gli possano friggere come patatine roventi in bocca, ma si sta comunque giocando una partita di calcio, mica è una gara di azzanna chi ti marca. E questo famelico calciatore, non è la prima volta che si difende con i denti, no no, a quanto ho visto sul web a lui piace proprio mordicchiare gli avversari. Il morso è una di quelle mosse di difesa, mi verrebbe da dire da s°°*@#o ma mi limito a definirlo, deplorevole. L'immaginario collettivo, quando si pensa al morso, ricorda subito l'incontro tra Tyson vs Holyfield, perché è forse quello più celebre ed è stato meschino all'inverosimile. Una volta capitò anche a me di ricevere un morso all'orecchio come il caro Evander e posso assicurare che non è una cosa piacevole. Certo chi me lo diede, arrivò a prendere una scarica di miei pugni che se non fossi stato fermato, probabilmente non avrebbe più alcun dente in bocca, esattamente come Chiellini avrebbe voluto fare al famelico Suarez, però è un'altra storia...
Si può sostenere che l'Italia non abbia vinto per un morso? No assolutamente, non è stata così forte. Avrebbe perso comunque nel successivo incontro, perché il 2006 non si può replicare (vedi post Mundilnho) e in quell'occasione ci fu pure una testata. Però il mondiale 2014 riserva comunque una grossa sorpresa alla famiglia Mr.D,  in cui sono previsti un milione di baci e ovviamente, nemmeno un morso.









lunedì 23 giugno 2014

NON CHIEDERSI MAI NIENTE

Nel mio lavoro bisogna seguire delle procedure molto severe per riuscire a venire a capo di certe situazioni o meglio, tutte le situazioni perché ognuna di queste porta dietro di sé un sacco di beghe. Se non si seguono i metodi dettati dai nostri clienti nella gestione del lavoro, non si capisce più nulla. Ogni cliente ha un proprio portale sul quale operare, che implica una gestione dedicata specifica e non condivisibile. Purtroppo per noi i portali dei clienti, convergono tutti su un pc che immancabilmente si blocca nell'esatto momento in cui si va a lavorare per loro. Quando capitano robe del genere, se ne viene fuori solo con la fantasia e l'improvvisazione, che però non deve scontrarsi con la procedura. Noi poveri cristi, sappiamo solo 1/4 delle cose che diciamo ma l'enorme malloppone retrostante, riusciamo solo ad immaginarlo. Davvero esistono procedimenti che fanno dubitare del proprio intelletto, quando siamo costretti ad esporlo a chi ci interpella. Eppure per mantenere l'ossatura ben salda e non cadere nella tentazione di dire una parola di troppo, non ci è permesso sapere di più del dovuto. A volte mi domando che diavolo dico agli utenti dei servizi che usufruiscono, cioè per quale motivo devo ripetere delle frasi come un pappagallo, senza sapere per intero cosa sto dicendo. Sarà strano ma certe volte ci viene chiesto di mentire spudoratamente, chiaro, non dobbiamo far intere a chi ci sente, che stiamo mentendo o che millantiamo conoscenze che non si abbiamo, ma siamo obbligati a dare l'idea di sapere tutto e anche ciò che l'utente sta per chiedere, di prevedere. Nel domande nel mio lavoro le fanno solo gli utenti e se nel caso volessimo farle anche a noi a chi ci istruisce sulle procedure, fanno orecchie da mercante, occultano, nascondono, fanno finta di niente. Quindi meglio non sapere, perché chi conosce, chi sa, è al primo passo verso la rivoluzione.


sabato 21 giugno 2014

LETTURA SOTTO ESAME

Da un paio di settimane ho per le mani il secondo libro di Joel Dicker, intitolato: La verità sul caso Harry Quebert. E' stato un caso letterario questo libro, ha venduto un marea di copie in tutto il mondo e presto diverrà un film diretto nientemeno che da Ron Howard; si può ben dire che il giovane scrittore abbia fatto davvero il botto, complimenti. Già dal titolo si deduce si tratti di un giallo ed è effettivamente così, forse pure troppo. Nel senso che, a mio parere, non ha una trama innovativa, la trovo abbastanza semplice, un po' scontata oserei dire. A differenza di altri libri dello stesso genere, non ho trovato molti elementi stupefacenti o sbalorditivi, l'autore ha giocato delle carte molto usate nella storia del giallo. Si è parato dietro una formula vincente, certo, ma un po' superata. A mio parere non ha introdotto delle innovazioni stilistiche alla Natsuo Kirino o personaggi brillanti alla Jo Nesbo, non ci sono nemmeno giochi psicologici intriganti ed ingarbugliati da far perdere la testa, penso si sia soffermato su degli autentici cliché. I personaggi non hanno delle vere caratteristiche, sono più che altro delle caricature esasperate, non ho trovato in questi, qualcosa che non abbia già letto. C'è da dire che si legge abbastanza in fretta essendo molto scorrevole, poi non ha una scrittura impegnativa quindi si arriverà velocemente alla fine. Io non ci sono ancora arrivato, ma da quello che posso intuire, ho già intravisto l'assassino. Quello che ho riscontrato in questo libro è un inquadratura storica molto definita, uno spaccato di società tipica degli anni '60, però stride con l'ambientazione che gli ha dato l'autore, visto che l'intera vicenda risale al 1975. A metà degli anni '70 non credo che avrei trovato una società come quella descritta, ma va beh queste sono sottigliezze. In effetti non è un capolavoro, pur essendo stato osannato come tale, a dirla tutta non ho capito che cosa abbia di così irresistibile, non oso dire che i miei libri siano meglio nooo... Però vedendo quali sono i risultati editoriali in voga, potrei pure pensarci davvero, ad essere pubblicato seriamente e magari anche apprezzato, chissà. Forse dovrei andare a Ginevra e proporre un mio romanzo lì, se ce l'ha fatta Joel, buona camicia a tutti.


COME UN ANNO FA

 L'anno scorso siamo rimasti rinchiusi per mesi a causa di un virus letale, sconosciuto e altamente aggressivo, dopo un anno siamo ancor...