mercoledì 13 maggio 2015

QUANDO LA SFIGA SI AGGIRA SU DUE RUOTE -12

In effetti era da un po' che non scrivevo un post con questo titolo, come per dire, la sfiga mi ha graziato per un periodo di tempo relativamente lungo. Certo poi, quando ci si mette, tutta l'immunità ottenuta si polverizza in un istante.
La dinamica è sempre la stessa: recarmi a lavoro. Questa volta a beffarmi, non è stata una foratura improvvisa ad aver reso inutilizzabile il mio mezzo, anzi, credevo fosse soltanto sgonfia.
Si sa, che la fretta è cattiva consigliera, ma nonostante questa ovvietà, sono andato a cercare la pompa, quella bella, che avevo a casa, due minuti prima di uscire. Come da copione, non l'ho trovata. Perciò sono fuggito di casa, per andarne a comprare una di ripiego, scongiurando così, una totale bucatura della gomma, in vista di un tragitto non proprio corto.
Compro la pompa, mi metto a gonfiare e riparto in tutta fretta. Nel tragitto sentivo la camera d'aria che faceva le bizze, ma una volta arrivato a lavoro, ho lasciato la bici nel parcheggio e ho iniziato il turno. Una volta terminato il mio servizio lavorativo, ho creduto fosse utile dare un'altra gonfiatina alla ruota per evitare di farmi tutta la strada affaticandomi come un mulo sulle stradine di Capri. Nel gonfiaggio, ho messo forse un po' troppa forza e, per riuscire a dimezzare i tempi, ho iniziato a dare delle grosse mandate senza pensare alle conseguenze. E' bastato solo quel briciolo di forza erculea in più, che contraddistingue la mia persona, per riuscire a distruggere la pompa e, conseguentemente anche la ruota si è poi sgonfiata del tutto. Ho imprecato, giustamente.
Non l'ho poi tirata troppo per le lunghe, ho legato la bici e sono tornato a casa con i mezzi. L'indomani, finalmente sono riuscito a trovare la pompa maledetta, artefice di tutto il mio disagio e la porto a lavoro con la bici di mia moglie. Gonfiata la ruota posteriore, rimasta a terra per tutta la notte, a fine turno la ritrovo a terra, risultato: bucata.
Oggi mi sono armato di uno spray riparatore di fori, ma anche di tutta l'attrezzatura giusta per sostituire la camera d'aria, qualora non funzionasse lo spray. Detto, fatto; questo prodotto non è adatto per la valvola della mia ruota, perciò, devo armarmi di pazienza e sostituire quanto non è più utile al movimento, altrimenti mi devo fare una scarpinata per prendere i mezzi e arrivare a notte fonda a casa; anche no.
Anche questa volta la sfiga ha avuto la meglio su di me.





martedì 12 maggio 2015

E SONO TRE

Tre è il numero perfetto, a quanto pare. Ho tre figli perfetti e lo dico con tutto l'orgoglio che possiedo. Oggi il piccolino di casa compie tre mesi, anche se con la varicella purtroppo. Tanti auguri campione!
A parte la valenza cristiana del numero primo in oggetto, il terzo dell'elenco numerico, ha un che di speciale rispetto a tutti gli altri.
Potrei dire che un terzetto di persone, sia la sintesi esatta della democrazia, cioè, bastano due voti uguali, che l'altro si deve per forza di cose adeguare.
Se ci penso bene, conosco un sacco di persone che hanno tre figli oltre a me; mia moglie eheheh, nel senso che mia moglie è la terza di due sorelle. Le nipoti di mia moglie sono in tre. Anche alcune delle mie cugine sono tre di fila. Una mia vecchia compagna di classe era la terza di altre due femminucce, poi vediamo...un sacco di personaggi dello spettacolo sono un trio, come:
TRETTRE. (trio comico napoletano degli anni '80)
Ricchi e Poveri.- (anche se in principio erano in quattro)
Aldo Giovanni e Giacomo, qui non c'è nulla da aggiungere.
Trio Drombo (fantastico trio del cartoon Yattaman)
Trio Medusa, come dimenticarlo.
E poi, dovrei scriverne altri tre o trentratre, o trecentotrentatre...


lunedì 11 maggio 2015

CARO AMICO TI SCHIVO

Si è sempre sostenuto che l'amicizia fosse un sentimento nobile, da coltivare il più possibile fino ad arrivare al cuore stesso di ciò che spinge due individui a stare vicini, condividendo gioie e dolori.
E' quell'elemento che rende complici due o più persone, è ciò che crea un'identità in un gruppo, è la scoperta di certe affinità e degli interessi comuni.
Avere un amico, vuol dire avere qualcuno al proprio fianco di simile, pronto a soccorrere e sostenere in ogni occasione. Significa avere una persona che capisce senza chiedere, che appoggia senza giudicare.
Ma è davvero cosi?
Nel senso, quante persone si posso dire davvero amiche l'una con l'altra?
Non credo siano poi molte.

Oggi a pranzo mia figlia mi ha chiesto, quale fosse la mia migliore amica. Io le ho risposto:
"La mamma."
Lei, sulle prime mi ha detto:
"Ma no, papà. La mamma è tua moglie."
"Si è vero, ma è anche la mia migliore amica." Ho ribadito.
A quel punto mia figlia ha accettato la mia risposta senza controbattere.

Nel mio passato, non ho sempre avuto con me mia moglie, magari! Ho incontrato persone che ho reputato fossero amiche per molto tempo, poi, quando avevo il bisogno di sentire delle voci amiche, appunto; queste hanno tardato parecchio, o non sono mai arrivate. Perché?
Credo fondamentalmente che l'amicizia sia un sentimento di comodo, opportunistico, di convenienza. Come sostiene "un'amica" di mia moglie nel dire che gli amici sono come le scarpe, cioè vanno bene finché sono nuove e comode, poi dopo se ne cerca delle altre.
Non ha tutti i torti.
Personalmente mi sono sempre fatto in quattro per gli amici, ovvero, ho dato la mia piena disponibilità qualora avessero bisogno di parlare; di un aiuto prettamente pratico, o anche solo una presenza che consolasse in un momento buio. Tanti dei miei amici hanno pianto sulla mia spalla, dopo una sbronza sonora, struggendosi per la fine di una relazione. Ne ho sentiti di monologhi di amici in preda alle crisi adolescenziali, oppure in lite con la propria famiglia. Li ho sorretti quando erano in cerca di loro stessi, mettendoli in guardia quando sospettavo ci fossero dei pericoli nascosti. Sono sempre stato pronto a dare il mio parere qualora il mio amico/a me lo chiedevano e al tempo stesso, sono rimasto in silenzio nel momento in cui questi, non sentivano nessun tipo di ragione. Ho bevuto insieme all'amico fino a tarda notte e fumato, fino a che non ci preoccupavamo di perdere i sensi. Ho accompagnato anche amiche sotto casa del ragazzo di cui erano innamorate, sperando che si accorgessero di loro, standomene da parte. Sono stato complice di intrighi senza senso, solo per il gusto di farci delle sane risate. Ho difeso delle amiche dai molestatori e ne ho accompagnato a casa altre, che distavano da casa mia chilometri e chilometri. Per dirla in breve, penso di essere stato un buon amico un po' per tutti, eppure, ad oggi, non ho nessuno affianco a me di tutti quei vecchi amici.
Mi vedo con pochissimi della vecchia compagnia e non mi sento nemmeno più con personaggi che credevo fossero vicine a me, tanto quanto io sono stato con loro. Quasi tutti i miei vecchi amici si sono dileguati, solo perché le nostre strade si sono divise, anche se un vero amico ti cerca se sente il bisogno di verti.
E' vero che io sono stato il primo in assoluto ad avere una famiglia, perciò, le dinamiche che mi accomunavano a certe persone, non erano più simili come agli inizi. Mi sono estraniato completamente dalle avventure notturne e da tutte quelle situazioni goliardiche negli orari improponibili. Ho dovuto pensare diversamente e mantenere le mie responsabilità, evitando di commettere dei vizi di forma, con colei che all'inizio, non era ancora mia moglie, però era già la madre di mia figlia.
A ben vedere forse, ciò che mi univa a certe persone, non era poi un'amicizia vera e propria, ma solo uno sfrenato divertimento, anche se ribadisco, ho sempre dato la mia completa disponibilità a chiunque avesse bisogno di me.
Da qualche tempo mi sono legato di più ad un amico di vecchia data, nel momento in cui anche lui come me, ha costruito una sua famiglia e per questo, ci unisce una condotta abbastanza similare. Ci sentiamo, usciamo con le nostre famiglie, ci teniamo aggiornati e ci impegniamo a mantenere una certa continuità nella nostra amicizia. Con tutti gli altri, i legami si sono rotti, spezzati, scomparsi, in verità, senza un motivo concreto.
C'è gente che nonostante sia diventata genitore, ha mantenuto saldo il rapporto con i vecchi amici, anzi, sarebbe più corretto dire, che necessita dell'uscita con l'amico/a per distrarsi dalla vita familiare, quasi fosse un dovere, creare una dimensione alternativa alla solita routine.
Io invece, quando capita quelle rarissime volte che esco da solo con i miei vecchi amici, mi sento un estraneo, non mi sento a mio agio e neppure al mio posto. Sarà perché il rapporto più sincero dell'amicizia è l'amore, quello dei figli, quello della moglie e non c'è nessun amico o amica che possa reggere il confronto con entità di un tale calibro.
L'amicizia è qualcosa di passeggero, di fugace, legata ad un incontro. determinata da una situazione precisa. L'amicizia che dura tutta la vita mi sembra un'utopia, forse perché si sente il bisogno di aggrappasi ad un'idea romantica, però è difficile che si concretizzi per davvero.
Sono pronto a ricredermi qualora venisse un amico a dirmi il contrario, nel frattempo mi tengo stretto il mio legame più grande: la mia famiglia.



sabato 9 maggio 2015

LA NEFASTA FESTA DI COMPLEANNO

L'altro ieri è stato il compleanno del mio secondo figlio, per lui, il momento più speciale dell'anno, in quanto, protagonista assoluto della celebrazione da festeggiare.
I sei anni sono un traguardo importante per un bambino, poiché segna il passaggio dall'età prescolare, alla futura scuola dell'obbligo. Per questo motivo avremmo voluto fare una festa adeguata alla carica d'importanza dell'anno compiuto, ma ciò che è successo, è stato ben lontano dalle aspettative.
Il primo intoppo che ha rovinato il piano, è stato causato dal suo migliore amico, rinunciando di partecipare alla festa, una volta raggiunta casa nostra. Lì per lì mio figlio non ha accusato il colpo, dato che l'interesse maggiore era indirizzato verso la sua piccola fiamma; raggiunta con l'invito dopo mille peripezie eseguite da mia moglie. Ma proprio intorno alla piccola invitata, si è sviluppato il dramma più grande della giovane vita del mio piccolino. La prima mezz'ora è andato quasi tutto per il meglio tra i due, poi dopo lo spegnimento delle candeline, ho visto la bambina, giocare assiduamente, con mia figlia, la più grande. E' abbastanza comprensibile che le femminucce stiano insieme, soprattutto, quando giungono in casa degli aggeggi fai-da-te per costruire dei braccialetti di Frozen, (regalati a mia figlia dal "trio Drombo" casomai invidiasse il fratello nel giorno del suo compleanno). Certo, il festeggiato era mio figlio, perciò, almeno per educazione, avrebbe dovuto passare il pomeriggio, includendolo nel gioco, eppure, sembra che la cosa non le sia passata nemmeno per l'anticamera del cervello. Mio figlio, in tutta risposta, dopo aver ricevuto questo colpo in petto, si è nascosto sotto il letto e non ha più partecipato a nessuna attività ludica. Prima di andare a dormire poi, ha pianto un fiume di lacrime perché la sua amichetta l'ha snobbato, ignorandolo completamente per tutto il pomeriggio. Ha tenuto perfino a precisare, quanto fosse stato poco divertente stare con lui. Ovvio; gli ha spezzato il cuore. Cattiva!
Gli altri invitati alla festa erano una coppia mal assortita di fratelli. Il più grande è un compagno di classe di mia figlia, l'altro è un compagno di asilo del festeggiato. Il quesito che è nato spontaneamente tra me e mia moglie, verte sulla scelta di questi due personaggi strani, come invitati alla festa, dato che non li abbiamo mai frequentati così spesso da diventare amici. Stiamo ancora chiedendoci come mai proprio loro, e non altri più simpatici.
Per tutta la durata della festa, il maggiore dei due, si è concentrato esclusivamente sul mio terzo figlio, di neppure tre mesi. L'ha abbracciato, tenuto in braccio, sbaciucchiato e tartassato l'anima ininterrottamente, quasi in maniera morbosa. Non nego di essermi preoccupato un po' per questa sua mania viscerale. Il minore invece, è stato letteralmente una peste. Quando ha individuato delle spade di plastica, non ha perso un secondo per menarmi con quelle, finché non gliele ho tolto dalle mani prima che qualcuno si potesse fare male sul serio.
Mi sono detto, prima che li defenestrassi:
"Va bé sono solo dei bambini."
Il fulcro della situazione surreale della giornata dedicata a mio figlio, l'ha resa incredibilmente reale, la mamma di questi due piccoli individui.
Quando si dice che le mele non cadono mai lontane dall'albero, un motivo c'è. Ebbene, l'ho scoperto sulla mia pelle. (anche se fino all'ultimo ho sperato fosse solo un incubo)
La donna, se così può identificare, è la cosa più vicina alla follia che mai abbia avuto la sciagura di conoscere. Nelle fugaci occasioni, fatte di piccoli scambi di parole tenute la mattina davanti alla scuola, qualche sentore l'ho anche avuto. Standoci a stretto contatto per più di due ore, ne ho avuto la conferma: è pazza! Non c'è alcun dubbio,
Prima di tutto: le persone dovrebbero capire quando devono stare a loro posto e non intralciare le delicate regole di una famiglia, perché spesso, non sono gradite intrusioni. La cara signora, ha invaso il nostro focolare domestico, facendo tutto ciò che voleva con il nostro piccolino; cosa assolutamente da evitare in ogni caso, per di più, con un neonato che manifesta il suo disappunto appena gli si poggia sopra lo sguardo.
Non bisognerebbe caldeggiare l'abbraccio o peggio, la tenuta in braccio di un bambino appena nato, tra le inesperte braccia di un altro bambino sudato come uno svedese in una sauna.
Poi; i regali. Certo, basta il pensiero e non si bada al contenuto; ok, però è risaputo che non si regalano oggetti come il didò e/o polverine per braccialetti, essendo questi, l'incubo per ogni genitore che pulisce casa, a maggior ragione quando vi è, appunto, un neonato.
Altra cosa; nell'età della fanciullezza, non si insinua in un minore, l'idea di instaurare dei rapporti tra coetanei, come se fossero quelli degli adulti, denominando le parti come: "il fidanzato" o "la fidanzata", perché è precoce e i bambini non capiscono il motivo per il quale, se c'è un'amicizia spontanea, debba essere vista come un amore già consolidato e proiettato nel futuro.
Non si parla dei propri soldi, né si chiede cose relative alla pecunia, in quanto è una bassezza poco elegante. Non si parla neppure delle dispute familiari e ciò che avviene all'interno delle mura domestiche, specialmente se sono imbarazzanti, per chi ascolta.
Io non voglio fare lo snob, però bisogna sapersi porre con le persone, perché non tutti sono simili nei modi e neppure con le linee di pensiero; è una piccola e semplice regola, ma che può salvare un rapporto tra persone costrette a vedersi ogni giorno.
La festa di mio figlio è stata un fiasco totale. Non è stato contento per niente e a noi, è dispiaciuto un sacco. Al di là dell'assurdo trio, chi gli ha dato il ricordo peggiore che si porterà dietro per tutta la vita, è stata la piccola e infingarda invitata. Attenzione, mio figlio non l'ha mai concepita come la sua "fidanzatina" guai a farlo, voleva solo averla come amica, e lei, l'ha rifiutato come un volantino non gradito.
Mi spiace che abbia dovuto apprendere una grossa lezione di vita, proprio nel giorno della celebrazione della sua nascita, ma gli insegnamenti arrivano quando meno si aspettano.
Un'altra lezione che invece abbiamo appreso mia moglie ed io, è quella di non fare più feste di compleanno in casa; provare per credere.
P:S. alle 22.00 di questa giornata da dimenticare, al mio terzogenito gli è venuta pure la varicella. Ma che giornata sfigata...


lunedì 4 maggio 2015

AD UN CERTO PUNTO BISOGNA SAPER DIRE ADDIO

Ho un passato da libertino estremo, godereccio eccessivo, da nottambulo viveur e alcolista incallito; per non parlare poi, della mia affezione alla filosofia dello sballo, data da sostanze più o meno legali.
Durante la mia gioventù da scapestrato, ho portato avanti questi capi saldi di decadente baldoria con una certa costanza, tanto da durare parecchio nel tempo e credere che sarebbero arrivati fino alla fine dei miei giorni. Ho sempre sostenuto, che la vita fatta di eccessi fosse quella che più mi si confaceva, proprio perché non ho mai interpretato lo sballo come un limite o come un problema, nel senso che, non ho dato nessuna attribuzione al mio stato di eccitazione/ebbrezza/relax/torpore a qualcosa riconducibile ad un disagio interiore. Ho fatto quel che ho fatto, per un semplice motivo: il piacere di farlo.
Adoravo andare in giro di notte con la testa in preda a misteriosi vortici, che rendevano i miei tragitti decisamente ondulati o poco stabili. L'alcol aveva la capacità di farmi abbandonare le dure regole sociali e rendermi molto più loquace e spigliato in mezzo alla gente. Non mi dava alcun freno inibitorio e grazie alla magia etilica, ho trascorso delle belle serate in compagnia di facili emozioni.
Quando mi accorgevo di aver bevuto troppo, allora cercavo di rimettermi in sesto con qualche "sigaretta condita", che di fatto non diminuiva l'effetto, però mi faceva fluttuare nell'aria con un sorriso stampato in faccia, qualunque fosse la situazione intorno a me. Sulla questione fumogena del mio passato, ho dato molto in termini di conoscenza della materia, cercando di approfondirla tanto anche in solitaria e non solo con gli amici. Avevo una bella media di joint consumati al giorno, partendo in tarda mattinata e finendola la mattina del giorno dopo, arrivando a più di una dozzina di manufatti erboristici aspirati in 16/18 ore. Ogni occasione era buona per aver tra le mani un joint e la faccenda mi piaceva parecchio, soprattutto se ci univo anche la musica come sottofondo. Amavo liberare la mente dalla realtà circostante, per poi partire con i classici viaggioni epici che mi portavano laddove, non sarei mai riuscito ad arrivare con la mente sana. In quel periodo non mi rendevo conto per davvero del cose che mi succedevano, ero in una specie di sogno infinito in cui la percezione della verità era alterata o drasticamente rallentata. Tutto quello che sentivo, vedevo o toccavo era evanescente, senza spessore. Nulla mi restava in testa per un tempo utile al ricordo futuro; era come se in realtà non esistesse nulla e per questo, niente di ciò che facevo, portasse dietro di sé una colpa, qualora fosse presente. Semplicemente, era fantasia, fantascienza a volte persino un incubo.
Non tutto però è stato concepito dal mio cervello come una festa, o come un sogno. Qualche volta è capitato anche di essere stato fagocitato dai pensieri, quelli brutti; in cui i danni si moltiplicavano se ero sotto qualche effetto strano. Da che mi ricordi, ho nutrito spesso un certo senso di ansia, come un'angoscia latente, dovuta alla paura di perdere il mio tempo o di essere io stesso una perdita di tempo. Ho cercato di avere delle risposte da me stesso, quando però non ero in condizione di darne e la cosa mi faceva cadere dentro un precipizio senza fine. Ribadisco che non ho mai avuto dei problemi seri, né con la mia famiglia e né con qualcun altro, ho sempre vissuto una gioventù felice, però affetto ogni tanto, da una leggera depressione data forse dalla noia.
Quando vedevo all'epoca, delle persone più grandi di me che si limitavano nella vita notturna, e di conseguenza nell'alcol o nelle droghe leggere, ai miei occhi apparivano come degli schiavi a cui veniva negato lo sballo per una costrizione sociale; esseri incapaci di dire no ai doveri e piegati dalla moralità; noiosi, e poco eccitanti: dei morti in piedi. Per anni ho avuto paura di finire dentro una gabbia di regole e dovermi alzare ogni mattina, seguendo come una pecora, il sistema capitalistico ed abbandonare la vita da pseudo artistoide, che mi ero creato soltanto nella mia testa. Per quanto la mia vita da giovane, qualche volta poteva procurami delle riflessioni pericolose, era comunque meglio che finire a fare il bravo lavoratore oppure il maritino fedele o addirittura il padre di famiglia. Ero giovane e all'oscuro riguardo alla vera gioia della vita.
Fra non molto saranno passati dieci anni da quando vivevo senza regole, posso dire di essere maturato molto nel frattempo. Ho una famiglia meravigliosa dalla quale non posso separarmi nemmeno con il pensiero, per questo motivo ho smesso con quelle vecchie abitudini da scapestrato-nullafacente-sbandato, che potrebbero distogliere l'attenzione sugli individui più importanti della mia vita. Ogni tanto c'è chi mi offre di riproporre uno scenario passato, rifacendo esattamente ciò che veniva fatto una volta, senza pensare alle conseguenze; ma io ci penso eccome. Se sono in giro con i miei bambini, non tollero di perdere il controllo perché ho esagerato con qualcosa di poco lecito. Se sono da solo e ho l'occasione di bere e di fumare, penso a chi mi aspetta a casa e non sarebbe felice di sapermi ebbro o strafatto, se sono in procinto di arrivare a lavoro e potermi ritagliare del tempo per una cannetta, penso che non potrei dare il massimo e per questo venire penalizzato, o combinare qualche casino. No, no, ora ho delle responsabilità, il tempo per quello c'è stato, e tutto sommato sono contento di averlo fatto, ora non potrei rifarlo uguale, ma non perché sono un altro schiavo sociale, bensì perché è meglio vivere ogni momento con le persone che amo con la dovuta lucidità, piuttosto che rincorrere qualche vizio giovanile, apparendo come un fattone nostalgico agli occhi dei ragazzini di oggi, o peggio, un pessimo padre per i miei figli.


sabato 2 maggio 2015

THE DAY AFTER

Come era prevedibile, ieri sono avvenuti gli scontri da guerriglia urbana per manifestare contro l'Expo. Ho visionato le immagini sul web e non mi sono stupito per niente di vedere cosa accade durante i cortei a cui partecipano i famigerati Black Bloc. Quello che però fatico a capire è: cosa credono di ottenere con quel tipo di azioni?
Manifestare è giusto, anzi, è sacrosanto, in vita mia ho partecipato molte volte al diritto di opposizione, ma mai mi avrei pensato di vandalizzare o distruggere auto, negozi, vetrine, cassonetti e tutto quel che può servire a creare caos in città. Ma non perché sono uno stinco di santo, ma perché ai fini della protesta non serve a nulla. E' chiaro che se distruggono i beni intorno al corteo, l'opinione pubblica si focalizza solo sui danni e non sull'obiettivo della manifestazione, quindi poi è facile accomunare il resto dei partecipanti, come un'invasione di teppisti. Credo che però, a questa gente, non importi nulla né dello spirito della protesta, né di passare per teppisti, dato che sono esattamente quello che sono e colgono l'occasione di fare gravi danneggiamenti in giro, perché non hanno nulla di meglio da fare.
Va bhe non voglio fare il moralista o dei discorsi retorici, perciò la finisco qui dicendo:
Protestate, protestate e protestate! Come sosteneva il mitico Bivona, però prima con il cervello e poi con il cuore.


venerdì 1 maggio 2015

MILANO INTERNAZIONALE

Quando ho vissuto per due anni al mare si parlava già di Expo a Milano, questo accadeva nel 2007. In quel periodo credevo di non poterne far parte, in quanto la mia dimora non era più meneghina, perciò mi sentivo escluso dalla crescita della mia città. Due anni dopo ho fatto ritorno a casa e me ne sono quasi dimenticato. Si certo, se ne parlava spesso dei disagi che avrebbe procurato l'invasione della gente di tutto il mondo, dei cantieri che avrebbero spaccato la città e tutto quel vociare su cose che ancora non si sapevano sull'evento, ma era ancora tutto così lontano. Di fatto però, nel corso degli anni, ciò che è stato eseguito per dare vita all'Expo, non ha ostacolato la mia vita quotidiana in modo significativo, non mi ha procurato fastidi enormi, posso anche sostenere che l'evento in sé, sia passato un po' in sordina, da parte mia.
Non sembra vero, ma domani sarà il giorno di apertura della grande manifestazione tanto attesa e tanto discussa. Capita in un giorno, il 1° maggio, che ha dietro una storia particolarmente rossa, quindi un evento mondiale, suscita sempre del malcontento in certe frange, di conseguenza sono previste, oltre alla tipica manifestazione del primo maggio, anche altri cortei NoExpo, più il concerto in Piazza Duomo. Questo per dire che domani la mia città, sarà congestionata in ogni via e si temono scontri e focolai di gente pronta allo scontro. La cosa non è molto rassicurante e nemmeno evitabile, dato che prima in sala prove, ho sentito persone che si preparano alla lotta, a prescindere dall'esito che avrà la sommossa prevista. Credo che questo tipo di azioni non portano davvero da nessuna parte, anzi, creano solo delle grosse incomprensioni e danni a gente che nel circuito delle grandi opere, non centra niente.
Va bhé l'Expo inizia domani e finirà tra sei mesi, vedremo cosa porterà questo super evento e quanto la mia città ne verrà beneficiata o contrario, penalizzata.
Io spero di fare un salto comunque.


COME UN ANNO FA

 L'anno scorso siamo rimasti rinchiusi per mesi a causa di un virus letale, sconosciuto e altamente aggressivo, dopo un anno siamo ancor...